Don Giovanni Giudice, l’ultimo dei gangaliani: una vita per l’Arbëria

Sacerdote, docente e studioso, dedicò la propria vita alla tutela della lingua arbëreshe tra San Nicola dell’Alto, Pallagorio, Carfizzi e Crotone. Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS, ne ricorda l’eredità nel giorno dell’87° anniversario dell

A cura di Redazione
12 ottobre 2026 10:25
Don Giovanni Giudice, l’ultimo dei gangaliani: una vita per l’Arbëria -  Foto Uff. Stampa Fili Meridiani
Foto Uff. Stampa Fili Meridiani
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Don Giovanni Giudice, sacerdote, insegnante e intellettuale arbëresh, è stato una delle figure di riferimento per la salvaguardia della lingua e della cultura delle comunità arbëreshe del crotonese. Scomparso nel 2024, ha dedicato gran parte della propria vita allo studio, alla ricerca e alla trasmissione di un patrimonio linguistico e identitario che ha contribuito a preservare attraverso la Chiesa, la scuola e le pubblicazioni.

«L’ultimo dei gangaliani» è l’espressione con cui viene ricordato il sacerdote, interprete e continuatore di quell’impegno culturale che ebbe in Giuseppe Gangale (1898-1978) uno dei suoi principali protagonisti. Intellettuale, linguista e studioso calabrese, Gangale dedicò una parte importante della propria attività alla ricerca sul campo e allo studio dell’arbëresh. Una testimonianza di quel lavoro è conservata anche nel Fondo Giuseppe Gangale dell’Università della Calabria, patrimonio documentario prezioso per ricostruire la storia degli studi sulla lingua e sulla cultura arbëreshe.

La lingua arbëreshe nella Chiesa e nella scuola

Per lungo tempo Don Giovanni Giudice svolse il proprio ministero sacerdotale a San Nicola dell’Alto (Shën Kolli), dove legò profondamente la fede alla lingua e all’identità della comunità. Il suo impegno si collocò in una stagione significativa per la storia religiosa delle comunità arbëreshe: nel 1968, monsignor Giovanni Stamati, vescovo dell’Eparchia di Lungro, sancì ufficialmente l’adozione della lingua arbëreshe nella Divina Liturgia, segnando una tappa importante per il suo riconoscimento nella vita religiosa delle comunità di rito bizantino.

A San Nicola dell’Alto, comunità di rito latino, Don Giovanni contribuì a dare spazio alla lingua madre anche durante la celebrazione della Messa, introducendo preghiere e canti arbëreshë. Recuperò inoltre i componimenti religiosi di Giulio Variboba, poeta del Settecento originario di Mbuzati, l’attuale San Giorgio Albanese, successivamente reinterpretati in musica dal cantore arbëresh Peppini Siciliani.

Il suo impegno non si fermò alla dimensione religiosa. Durante gli anni di insegnamento al Liceo Classico Pitagora di Crotone, dove fu docente di Filosofia e Storia, fu tra i pionieri dei corsi di lingua arbëreshe in città. Portò tra i banchi di scuola non soltanto le parole e le strutture linguistiche, ma anche i canti della tradizione.

Fu un’esperienza significativa perché consentì anche agli studenti non arbëresh di avvicinarsi a una lingua e a una cultura che affondano le proprie radici nella storia delle comunità del territorio. In un periodo in cui la tutela delle lingue minoritarie non riceveva ancora l’attenzione attuale, Don Giovanni aveva già compreso l’importanza di far conoscere l’arbëresh oltre i confini dei paesi d’origine, trasformandolo in un patrimonio da condividere.

Gli studi, i libri e la memoria delle comunità

Accanto all’attività sacerdotale e didattica, Don Giovanni Giudice portò avanti un’intensa opera di ricerca linguistica e storica. Raccolse parole, racconti, espressioni e particolarità fonetiche dell’arbëresh parlato a San Nicola dell’Alto, Pallagorio e Carfizzi, contribuendo a documentare le caratteristiche di una lingua tramandata soprattutto attraverso la tradizione orale.

Importanti furono anche i suoi studi dedicati alla storia di San Nicola dell’Alto, con ricostruzioni delle vicende locali, delle tradizioni e della memoria collettiva. Un lavoro rivolto alle generazioni future, per conservare le radici storiche e culturali della comunità.

Tra le sue pubblicazioni figurano Il sangue nostro sparso, dedicato alla storia delle comunità greco-albanesi del Crotonese; Burraghet e Horys – Le favole di Hora, raccolta che restituisce il valore della tradizione orale e del patrimonio narrativo arbëresh; Llulle e bubukje, realizzato con Giuseppe Gangale; e Per paradigmata ad gracae-arberiscae grammaticae Conatus, tentativo di analisi e strutturazione della grammatica arbëreshe attraverso il confronto con i modelli della grammatica greca.

Alla sua produzione appartengono inoltre il saggio storico S. Nicola Dell’Alto nelle «Relationes ad Limina» dei vescovi di Umbriatico, nella storia della Calabria, del Regno di Napoli e dell’Italia. Ulteriori contributi di ricerca e Shin Mikelli Shi Koll, dedicato alla storia di San Nicola dell’Alto.

Il ricordo di Ettore Bonanno: «La sua eredità vive ancora»

Nel giorno dell’87° anniversario della nascita di Don Giovanni, Ettore Bonanno, presidente di Fili Meridiani APS, ne ricorda la figura e l’impegno, sottolineando il valore di un’esistenza spesa per la lingua e la cultura arbëreshe.

«Don Giovanni non si limitò a studiare l’arbërisht: lo portò in chiesa, nelle scuole, nei libri e nella vita delle persone.

Ricordarlo oggi, nel giorno in cui avrebbe compiuto 87 anni, è prima di tutto un atto di riconoscenza verso un uomo che ha dedicato la propria vita alla nostra lingua e alla nostra cultura.

Con la sua scomparsa, nel 2024, l’Arbëria ha perso un importante punto di riferimento culturale e spirituale, uno degli ultimi testimoni di quella stagione di impegno intellettuale che aveva visto in Giuseppe Gangale uno dei suoi protagonisti.

La sua eredità continua però a vivere nelle parole, nei racconti e nei canti che ha contribuito a custodire e tramandare.

Nel cimitero di San Nicola dell’Alto, dove riposa, sulla sua lapide è incisa una frase in arbërisht, tratta dal Vangelo secondo Giovanni (14,6): “U jam udha, vyrteta e gjoga”, “Io sono la via, la verità e la vita”. Un segno che racconta il legame profondo tra la sua fede e la lingua dei suoi padri.

Ricordare Don Giovanni significa anche riflettere sulla responsabilità che abbiamo oggi nei confronti della nostra lingua. Non basta conservarla nei libri o celebrarla nelle occasioni ufficiali. Occorre continuare a parlarla, insegnarla, cantarla e trasmetterla ai più giovani. Perché una lingua vive finché c’è una comunità che continua a riconoscersi in essa.

Inoltre, come Fili Meridiani, siamo particolarmente orgogliosi di avere nella nostra squadra sua nipote, Chiara Giudice, che ci aiuta a tenere viva e condividere la memoria di Don Giovanni».

Il ricordo di Don Giovanni Giudice restituisce il profilo di un uomo che ha saputo unire fede, insegnamento e ricerca, lavorando per preservare la lingua arbëreshe e la memoria delle comunità del Crotonese. Un’eredità che continua a interrogare chi oggi si impegna nella tutela delle lingue minoritarie e nella trasmissione delle tradizioni alle nuove generazioni.

Don Giovanni Giudice, l’ultimo dei gangaliani: una vita dedicata alla lingua, alla fede e all’Arbëria.

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