(VIDEO) Vinoli, l’arte che ha trovato la libertà anche in carcere

Vincenzo Oliverio, artista crotonese conosciuto come Vinoli, ha lasciato numerose opere nella casa circondariale di Crotone. Gaspare Da Brescia lo ricorda come un “capolavoro vivente”, capace di trasformare la sofferenza in espressione artistica

A cura di Redazione
11 ottobre 2026 09:00
(VIDEO) Vinoli, l’arte che ha trovato la libertà anche in carcere - Foto: Redazione
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Ci sono artisti che raccontano la vita attraverso i colori. E poi ci sono quelli che riescono a trasformare anche il dolore in un’opera d’arte. Vincenzo Oliverio, conosciuto come Vinoli, appartiene a questa seconda categoria secondo Gaspare Da Brescia, artista crotonese che lo ha conosciuto e che oggi ne restituisce un ritratto intenso, umano e artistico.

Le sue opere sono state esposte all’interno della casa circondariale di Crotone (QUI il nostro servizio), il luogo che lo ha ospitato e nel quale ha realizzato numerosi dipinti, ancora custoditi tra quelle mura. Quadri che raccontano una vicenda personale e artistica e che continuano a parlare anche oltre i confini del carcere.

Da Brescia non ha dubbi sulla grandezza di Vinoli. Lo definisce un «capolavoro vivente», una persona che ha attraversato le sofferenze del corpo e della mente senza rinunciare alla propria capacità espressiva. «È un capolavoro perché ha attraversato l'intera vita umana, prescindendo dalle sofferenze, da tutti gli odi, dalle sofferenze del corpo e della mente», racconta l’artista.

“L’ombre che restano”, il quadro che rivela un grande pittore

Nelle parole di Da Brescia c’è un momento preciso in cui la grandezza artistica di Vinoli gli è apparsa in tutta la sua evidenza: l’incontro con un dipinto intitolato “L’ombre che restano”.

«Quando ho visto questo quadro, ho capito che Vinoli è stato veramente un grande pittore contemporaneo che ha attraversato quest’area, questo territorio che è Crotone».

Un’opera che, nel ricordo di Da Brescia, diventa la chiave per comprendere un percorso artistico cresciuto lontano dai riflettori, ma capace di lasciare un segno. L’immagine scelta dall’artista per descriverne l’evoluzione è quella di una linfa sotterranea, di un germoglio che cresce lentamente fino a emergere.

«Come una linfa sotterranea è cresciuto, come un germoglio di liquirizia», spiega, legando la vicenda di Vinoli alla terra crotonese dalla quale proviene. Per Da Brescia, Oliverio merita un posto tra i maggiori esponenti dell’arte locale, accanto al suo maestro Pino Attivissimo. Un riconoscimento che nasce dalla conoscenza diretta dell’uomo e dalla consapevolezza del valore delle sue opere.

La libertà oltre le mura del carcere

È proprio la casa circondariale di Crotone a occupare un posto centrale nel racconto. Qui Vinoli ha dipinto molte delle sue opere, lasciando una testimonianza artistica che continua a essere custodita all’interno della struttura.

Un apparente paradosso: un luogo destinato a limitare la libertà personale che diventa anche lo spazio nel quale l’arte può trovare una propria forma di espressione. «Perché è diventato un capolavoro? Perché ha resistito oltre ogni cosa. Persino nel carcere ha trovato la sua libertà», afferma Da Brescia.

Da Brescia rivolge inoltre un riconoscimento al direttore della casa circondariale di Crotone per aver consentito di aprire al mondo la storia di Vinoli e il significato di quelle opere. Dipinti che, secondo la sua lettura, restano legati per sempre alle mura che li custodiscono. «Quei quadri sono carcerati loro stessi per sempre», osserva, affidando a questa immagine una delle considerazioni più forti del suo intervento.

L’arte che supera l’ergastolo

Il destino delle opere diventa, nelle parole di Da Brescia, una riflessione sul rapporto tra reclusione e speranza. I quadri rimangono dentro il carcere, ma il loro significato può raggiungere chiunque sia disposto a guardarli e a interrogarsi sulla storia che raccontano.

«L’arte è carcerata dentro una speranza che va oltre l’idea di ergastolo», afferma l’artista. Non soltanto quello di un pittore crotonese da riscoprire, ma quello di un uomo che, attraverso la propria esperienza e la propria sensibilità, ha lasciato un patrimonio di immagini e significati.

Dipinti che meritano di essere conosciuti e compresi, conclude Da Brescia, perché custodiscono una storia che non si esaurisce nel luogo in cui sono stati realizzati. Dunque, per chi vi scrive, il capolavoro di Vinoli non coincide soltanto con un quadro. È il risultato di una vita attraversata dalla sofferenza, dalla resistenza e dalla capacità di continuare a creare.

Danilo Ruberto

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