Turismo, Calabrese “I dati dicono che la Calabria continua a crescere”
Così Giovanni Calabrese, assessore al Turismo, Lavoro e Sviluppo Economico della Regione Calabria.
CATANZARO (ITALPRESS) – “Già lo scorso anno, ai primi di agosto, una testata locale pubblicò un articolo secondo cui a luglio 2025 in Calabria si sarebbe registrato un crollo del 25% delle presenze turistiche. Quel dato, però, non era un dato ufficiale sul turismo calabrese nel suo complesso: era una stima del Sindacato Italiano Balneari relativa alle presenze negli stabilimenti. Quella rappresentazione fuorviante venne poi rilanciata durante la campagna elettorale dal villeggiante Pasquale Tridico, che parlò di un crollo del turismo calabrese. Poi arrivarono i dati ufficiali. Nei primi sette mesi del 2025, gli arrivi in Calabria erano cresciuti del 7,5% e le presenze del 6,2%. Ricordiamo tutti come andò a finire la campagna elettorale: quella testata sbugiardata da tutti i dati ufficiali sul turismo e l’ex presidente Inps rispedito a Bruxelles dai cittadini calabresi. Evidentemente, però, la figuraccia dello scorso agosto non ha portato consiglio a chi scrive sotto dettatura o per sentito dire. A distanza di un anno, dopo un editoriale lunare del proprio direttore e una serie di articoli che descrivono un sistema turistico in crisi, ci troviamo nuovamente davanti a un network che prova a costruire una narrazione fantasiosa che non trova riscontro nei dati. Le critiche sono legittime. E nessuno sostiene che in Calabria tutti i problemi siano stati risolti. Abbiamo ancora molto da fare. Ma una cosa è evidenziare le criticità, un’altra è raccontare un sistema in crisi quando i principali indicatori ufficiali raccontano una realtà esattamente opposta”. Così Giovanni Calabrese, assessore al Turismo, Lavoro e Sviluppo Economico della Regione Calabria.
“Per questo preferisco partire dai numeri. È la stessa Banca d’Italia, citata nelle analisi più critiche, a registrare nel 2025 una crescita delle presenze turistiche dell’11,6% e delle presenze straniere del 28,5%. Gli aeroporti calabresi hanno inoltre superato per la prima volta la soglia dei quattro milioni di passeggeri, arrivando nel 2025 a 4.367.864, con una crescita del 21% rispetto all’anno precedente. E i dati del 2026 confermano la tendenza. Secondo i dati della piattaforma Alloggiati Web del Viminale, nel primo semestre del 2026 la Calabria è stata la prima regione italiana per crescita degli arrivi turistici complessivi, con un +10,54%. È stata inoltre la prima regione italiana per crescita degli arrivi stranieri, con un +23,19%. Non sono dichiarazioni politiche. Sono numeri. E non è tutto. Secondo il Ministero del Turismo, nel solo maggio 2026, rispetto allo stesso mese del 2025, la Calabria ha registrato +26,22% negli arrivi e +30,51% nelle presenze. Maggio, non luglio o agosto. Un dato particolarmente significativo per una regione che deve continuare a lavorare sulla destagionalizzazione. E su questo abbiamo un ulteriore elemento: l’anteprima dello studio TEHA Group, The European House – Ambrosetti, sul Destination Marketing rileva che tra il 2024 e il 2025 la Calabria si colloca al terzo posto tra tutte le Regioni italiane e al primo posto nel Mezzogiorno per velocità di riduzione della stagionalità turistica. Questo non significa che abbiamo sconfitto la stagionalità. Significa che ci sono segnali concreti nella direzione giusta. Anche la componente internazionale racconta una Calabria diversa da quella descritta da alcune analisi” continua Calabrese.
“Secondo TEHA, nel 2025 gli arrivi stranieri hanno raggiunto il 23% del totale, un record storico. Nel primo semestre 2026, come detto, gli arrivi stranieri sono poi cresciuti del 23,19%, facendo della Calabria la prima regione italiana per incremento. È un dato importante perché l’internazionalizzazione è uno degli elementi fondamentali per rendere il turismo meno dipendente dalla sola stagione balneare e dalla domanda nazionale. C’è poi il tema della capacità di spesa. È giusto dire che dobbiamo aumentare il valore economico generato da ogni turista. Ma dire che i turisti “arrivano e non lasciano niente” è uno slogan, non un’analisi economica. Nel solo 2025 la spesa dei turisti stranieri ha attivato in Calabria 1,1 miliardi di euro di giro d’affari, cui si aggiungono 1,3 miliardi generati dai turisti italiani. L’impatto economico complessivo – stimato da Ambrosetti, non da qualche amico gestore di un B&B – raggiunge così 2,4 miliardi di Euro, pari al 6% del Pil regionale. Su un orizzonte più ampio, nel triennio 2023-2025 i 47 milioni di euro investiti dalla Regione nel Destination Marketing hanno contribuito, secondo il modello elaborato da TEHA Group, a generare un impatto economico stimato in 5,8 miliardi di Euro, corrispondente al 14,1% del Pil calabrese nel periodo considerato. Quindi il problema non è se il turismo produca o meno valore. Il problema è come aumentarne ulteriormente il valore e distribuirlo sempre di più sui territori. Anche la permanenza media merita di essere raccontata: in Calabria è indicata in 4,65 notti, contro 3,34 della media nazionale. Anche questo è un dato. E un’analisi seria deve raccontare tutti gli indicatori, non soltanto quelli che confermano una tesi” prosegue l’assessore.
“Naturalmente non basta aumentare gli arrivi. Dobbiamo continuare a lavorare per portare i visitatori dalla costa verso i borghi, i parchi, le aree interne, i siti archeologici, la montagna, l’enogastronomia e il patrimonio culturale. Su questo le critiche possono essere utili. Possedere un attrattore non significa automaticamente avere un prodotto turistico. Dobbiamo trasformare la bellezza in esperienze raggiungibili, prenotabili e acquistabili. Dobbiamo fare in modo che chi arriva sul mare possa scoprire anche la Sila, il Pollino, l’Aspromonte, le Serre, i nostri borghi, la Magna Grecia, il patrimonio bizantino e le nostre produzioni. Questa è la vera sfida dei prossimi anni. Non mi interessa raccontare una Calabria nella quale tutto è perfetto. Non sarebbe vero. Ma non accetto neppure la rappresentazione di una Calabria nella quale nulla funziona. Perché non è vera neanche quella” continua Calabrese.
“Questi numeri non significano che la Calabria sia arrivata. Significano che la Calabria sta crescendo e che quella crescita deve essere consolidata, migliorata e trasformata in sempre maggiore valore per i territori e opportunità per i calabresi. Le criticità non le nascondiamo: le affrontiamo. Le proposte le ascoltiamo. Le critiche fondate le accettiamo. Ma non possiamo accettare che una narrazione pregiudizialmente negativa cancelli risultati certificati da fonti diverse. Perché dietro quei numeri non ci sono soltanto le istituzioni. Ci sono migliaia di imprenditori, lavoratori, amministratori e operatori che ogni giorno lavorano, investono e credono nella Calabria. A loro dobbiamo rispetto. E proprio per rispetto nei loro confronti continueremo a raccontare ciò che non funziona, ma anche ciò che funziona. Non abbiamo bisogno né di applausi né di catastrofismi. Abbiamo bisogno di serietà, perché i risultati non si inventano, si misurano. E quando i numeri raccontano una Calabria che cresce, anche questo va riconosciuto” conclude.
– Foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).
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Verificato il: 21 agosto 2026