In Calabria è il tempo degli arrivederci. Si parte, ma il cuore resta

Ogni estate la storia si ripete. Partono i giovani, ripartono gli emigrati. Valigie di ricordi, un po' di nostalgia e la promessa di tornare

A cura di Redazione
19 agosto 2026 07:00
In Calabria è il tempo degli arrivederci. Si parte, ma il cuore resta -
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Calabria - Finiscono le vacanze. Le spiagge cominciano lentamente a svuotarsi, i paesi tornano a respirare con ritmi più lenti e le strade, fino a pochi giorni fa piene di voci, automobili e accenti arrivati da lontano, diventano improvvisamente più silenziose. È il momento degli arrivederci.

Perché ogni estate, in Calabria, accade qualcosa che ormai assomiglia a un antico rituale. La terra che per qualche settimana si è ripopolata dei suoi figli, di quelli rimasti e di quelli partiti, torna lentamente a svuotarsi. Partono i giovani che rientreranno nelle città dove studiano o lavorano. Partono le famiglie che hanno costruito altrove il proprio futuro, quelli che, come ogni anno, hanno riaperto la porta della casa di famiglia, ritrovato gli amici di sempre, abbracciato parenti e riscoperto per qualche settimana il profumo della propria terra.

Un film già visto

Ma quello delle "ripartenze" è un rituale che si ripete ad ogni occasione: a Natale, dopo le feste patronali, a Pasqua e, soprattutto, alla fine dell'estate. Cambiano le date, cambiano le generazioni, ma il copione resta lo stesso.

Si saluta la nonna, il genitore, il fratello, l'amico d'infanzia. Si promette di tornare presto. Si dice quel classico ci vediamo a Natale, sapendo che Natale, in fondo, sembra ancora lontanissimo.

E dentro una valigia finisce un pezzo di Calabria.

Qualche fotografia. Un regalo comprato all'ultimo momento. Una bottiglia di olio. Una conserva preparata in casa. I peperoncini. Qualche dolce. E magari una Brasilena, perché certe cose, lontano da casa, assumono un sapore diverso. Ma chi riparte porta con sé il rumore delle serate estive, il mare visto al tramonto, le voci dei vicini, le tavolate interminabili, le feste in piazza, le processioni, le risate con gli amici ritrovati dopo mesi o anni. Porta via quella sensazione, difficile da spiegare a chi non l'ha mai provata, di essere tornato per un attimo esattamente nel posto da cui era partito.

La Calabria è anche questo paradosso

È una terra talmente bella da non poterci stare lontano per troppo tempo e, allo stesso tempo, talmente amara da costringerti, spesso, a non voltarti quando arriva il momento di partire.

Perché qui il legame con la propria terra è fortissimo, ma altrettanto forte è la necessità di cercare altrove ciò che qui, troppo spesso, manca, un lavoro, una possibilità, un futuro.

E allora quel treno che parte dalla stazione, quell'aereo che si alza in cielo, quell'automobile che imbocca l'autostrada verso nord non rappresentano soltanto una partenza. Rappresentano il futuro.

È questo il sentimento più difficile da raccontare. Partire non significa necessariamente voler andare via. A volte significa semplicemente non avere la possibilità di restare.

E così la Calabria, ogni anno, vive una malinconica trasformazione. Per qualche settimana i paesi si sono riempiti nuovamente di giovani. Le piazze hanno ritrovato voci che mancavano da mesi. Le case chiuse per gran parte dell'anno hanno riaperto finestre e balconi. Le famiglie si sono riunite attorno alle tavole. Le strade hanno riconosciuto volti conosciuti. Poi, lentamente, tutto torna come prima.

Ma forse c'è qualcosa che non parte mai davvero. È il senso di appartenenza. Perché puoi vivere a Milano, a Torino, a Roma, in Germania, in Svizzera, in Canada o dall'altra parte del mondo. Puoi cambiare accento, abitudini, lavoro, amici e persino il modo di guardare la tua terra. Ma basta un profumo, una parola, una canzone, un sapore per riportarti indietro. E allora, mentre le ultime valigie vengono chiuse e le automobili si mettono in fila per lasciare la Calabria, forse non dovremmo chiamarli addii. Sono arrivederci.

Perché questa terra ha un modo tutto suo di trattenere i propri figli. Li lascia andare, ma non li lascia mai completamente. E sa che torneranno. A Natale, alla festa del paese, la prossima estate. O semplicemente quando sentiranno ancora una volta quel bisogno inspiegabile di rivedere il mare, la casa, la piazza, la strada dove sono cresciuti.

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