Prevenzione dell’odio omofobo, Carpanzano: «Anche la Calabria si interroghi»

Il presidente di ARCI Əqua e portavoce del Catanzaro Pride chiede a istituzioni e scuole progetti permanenti, formazione e sportelli di ascolto

A cura di Redazione
07 settembre 2026 11:00
Prevenzione dell’odio omofobo, Carpanzano: «Anche la Calabria si interroghi» - Foto Uff. Stampa Arci Equa
Foto Uff. Stampa Arci Equa
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CATANZARO – 6 SETTEMBRE 2026. «Il caso di Vigevano non è una cronaca distante: è un fatto che interroga direttamente la Calabria, Catanzaro e le nostre comunità sul piano della prevenzione, dell’educazione e della tutela concreta delle persone LGBTQIA+».

A dirlo è Giovanni Carpanzano, presidente di ARCI Əqua e portavoce del Catanzaro Pride, intervenuto dopo la morte del 24enne originario di El Salvador che, pochi giorni prima, era stato vittima di un’aggressione a sfondo omofobo.

Il giovane era stato insultato e spinto nel Naviglio il 21 agosto. Due persone erano state successivamente identificate e denunciate. Le cause del decesso sono ancora oggetto di accertamento e, allo stato, non è stata stabilita alcuna correlazione tra la morte e l’aggressione subita.

«Esprimo profondo dolore e indignazione per questa vicenda – afferma Carpanzano –. Il caso di Vigevano non può essere raccontato come qualcosa che riguarda soltanto un’altra città o un’altra regione. Ogni volta che una persona viene insultata, esclusa, perseguitata o aggredita per il proprio orientamento sessuale, per la propria identità di genere o per il proprio modo di esprimersi, viene ferita l’intera società civile, non soltanto la comunità queer».

Pur richiamando la necessità di attendere l’esito delle indagini, il presidente di ARCI Əqua pone l’accento anche sulla condizione di paura vissuta dal giovane dopo l’aggressione.

«È proprio questa paura che dobbiamo contrastare: la paura di esistere liberamente, di amare, di dichiararsi, di chiedere aiuto e perfino di denunciare. Anche la Calabria deve scegliere da che parte stare».

Da qui l’appello rivolto alle istituzioni e all’intera comunità educante: «Cosa stiamo facendo nelle nostre città e nelle nostre scuole per prevenire omofobia, bullismo, discriminazione e violenza? Non possiamo intervenire soltanto quando accade una tragedia. Dobbiamo lavorare prima, costruendo strumenti di prevenzione, ascolto, formazione e protezione».

Carpanzano chiede quindi alla Regione Calabria, ai Comuni, agli istituti scolastici e alle realtà sociali di attivare, potenziare e sostenere progetti permanenti contro le discriminazioni e ogni forma di violenza fondata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

«Servono percorsi nelle scuole sull’educazione sessuo-affettiva, sul rispetto delle differenze, sull’empatia, sul consenso, sulla gestione non violenta dei conflitti e sul contrasto ai linguaggi d’odio. Servono docenti formati, più sportelli di ascolto accessibili e reti capaci di mettere in collegamento scuole, famiglie, associazioni e servizi sociali».

E ancora: «Occorrono campagne pubbliche chiare, capaci di affermare che nessuno deve avere paura di essere ciò che è».

Per il portavoce del Catanzaro Pride, l’educazione sessuo-affettiva rappresenta soprattutto uno strumento di prevenzione: «L’educazione sessuo-affettiva non è ideologia: è prevenzione. Educare al rispetto, alla comprensione dell’altro e alla gentilezza significa offrire alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscere l’odio, rifiutare la violenza e costruire relazioni più libere, consapevoli e sicure».

A evidenziare il tema del vuoto educativo è anche una ricerca di WeWorld, secondo la quale soltanto quattro giovani su cento dichiarano di ricevere a scuola le principali informazioni sulla sessualità e sull’affettività, mentre il 48,6 per cento si informa prevalentemente attraverso internet.

«Questo vuoto non è neutro – osserva Carpanzano –. Dove manca un’educazione alle relazioni, al consenso e alle differenze, crescono più facilmente stereotipi, silenzi, isolamento e violenza».

L’avvio del nuovo anno scolastico, secondo ARCI Əqua, dovrebbe quindi diventare un’occasione per trasformare il tema della prevenzione in un impegno strutturale.

«Le scuole non possono essere lasciate sole, né limitarsi a interventi occasionali: devono essere luoghi nei quali ogni studentessa e ogni studente possa sentirsi visto, accolto, rispettato e protetto».

Infine, l’appello alla responsabilità collettiva: «Il dolore per il giovane di Vigevano deve trasformarsi in responsabilità collettiva. Non possiamo accettare che l’odio omofobo venga ancora minimizzato, giustificato o considerato un problema degli altri. È un problema nostro: delle nostre città, delle nostre scuole e delle nostre istituzioni».

«ARCI Əqua e il Catanzaro Pride sono disponibili a collaborare con tutte le realtà che vogliono trasformare le parole in progetti, formazione, ascolto e tutela concreta delle persone LGBTQIA+».

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