«Non lo chiamiamo incidente, ma crimine umano»: veglia all’alba a Steccato

A tre anni dal naufragio del 26 febbraio 2023, sulla spiaggia anche familiari delle vittime dalla Germania: preghiere, silenzio e un’accusa all’Europa per i soccorsi mancati

A cura di Redazione
26 febbraio 2026 12:19
«Non lo chiamiamo incidente, ma crimine umano»: veglia all’alba a Steccato - Foto: Redazione
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Sulla spiaggia di Steccato di Cutro, all’alba, si è svolta una veglia in memoria delle 94 vittime del naufragio del 26 febbraio 2023. Un momento di raccoglimento silenzioso, iniziato alle 5 del mattino, nel luogo simbolo della tragedia che tre anni fa scosse l’Italia e l’Europa. Tra i presenti anche alcuni familiari delle vittime arrivati dalla Germania, giunti a Cutro per partecipare al ricordo e chiedere ancora una volta verità e giustizia.

La veglia, promossa dai giornalisti Vincenzo Montalcini e Bruno Palermo, ha voluto restituire dignità e voce alle persone morte in mare e ai loro cari. In un clima carico di emozione, ha preso la parola Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso gran parte della propria famiglia. Accanto a lei, Muhammad Shariq Shah, ventiseienne pakistano sopravvissuto alla tragedia, ha scelto di fermarsi in preghiera sulla riva, in silenzio, davanti a quel mare che per molti è diventato tomba.

L’intervento di Farzaneh Maliki è stato un atto di accusa diretto contro l’Europa e l’Italia. «Quando si sceglie di non salvare, ciò che accade non è più naturale, ma il risultato di una precisa scelta politica», ha detto, indicando il mare come «un muro tra indifferenza e responsabilità». La donna ha ricordato i suoi familiari morti nel naufragio – il fratello, la cognata e i loro tre figli – sottolineando come quella traversata non fosse una scelta, ma una necessità: «Non era una vacanza, era fuggire per sopravvivere, per avere una possibilità di vita».

Nel suo racconto, il viaggio verso l’Europa è apparso come l’ultima speranza di una famiglia in cerca di sicurezza. «Non sono partiti per irresponsabilità. Nessuna famiglia vorrebbe mai essere costretta ad affidare i propri figli alle onde», ha aggiunto, descrivendo poi l’amara consapevolezza di quelle ore: «Quando l’aiuto arriva in ritardo, a volte non è più aiuto. È solo il conteggio delle vite perdute».

Per Maliki, quanto accaduto a Steccato di Cutro non può essere definito una fatalità: «Non lo chiamiamo un incidente, ma un crimine umano», ha affermato, parlando di responsabilità politiche e morali. «Nessun confine vale più della vita di una persona», ha concluso, trasformando il dolore personale in un appello collettivo che, a tre anni dalla strage, continua a interrogare le coscienze.

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