In Campidoglio, sfila "Forever": la prima collezione couture di Elio Guido

La prima collezione couture dello stilista calabrese incanta Roma tra eleganza, sperimentazione e richiami pirandelliani

A cura di Redazione
03 aprile 2026 12:00
In Campidoglio, sfila "Forever": la prima collezione couture di Elio Guido - Ufficio stampa Denise Ubbriaco
Ufficio stampa Denise Ubbriaco
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Nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio, la terza edizione di Roma Couture diventa il palcoscenico di una visione che rompe gli schemi. “Forever”, prima collezione couture dello stilista calabrese Elio Guido, classe 2001, non si limita a sfilare: irrompe con forza, trasformando la moda in linguaggio vivo, in tensione continua tra forma e significato.

Non è una semplice esposizione di abiti, ma un racconto stratificato, dove tessuti, perle e trasparenze non decorano il tempo ma lo mettono in discussione. La collezione si muove come un ossimoro cucito a mano: trattiene l’eterno nella fragilità della materia, dando vita a una bellezza inquieta, mai rassicurante.

Al centro della narrazione emerge il dialogo con Luigi Pirandello, in particolare con “Uno, nessuno e centomila”. La donna immaginata da Guido non è mai una sola: è molteplice, instabile, in continua trasformazione. Ogni abito diventa così una maschera che, invece di nascondere, tenta di rivelare.

La sfilata si apre con un abito nero imponente, attraversato da rose che evocano cicatrici in fiore: un’immagine potente, quasi regale, ma segnata da una fragilità inevitabile. I pizzi e le ruches non accompagnano il corpo, lo agitano; i corsetti non contengono solo la forma, ma le identità che vi abitano. Le perle cadono come lacrime silenziose, mentre le trasparenze si trasformano in confessione, in esposizione autentica.

Nel fluire della collezione, il nero domina, ma viene interrotto da un unico abito rosso, dichiarato omaggio a Valentino Garavani: una presenza forte, capace di spezzare il ritmo e imporsi come simbolo. Poi la rottura ulteriore con i pantaloni bianchi, che mettono in discussione i codici tradizionali della femminilità.

Il racconto si arricchisce di suggestioni charleston, cristalli vibranti e tonalità nude che portano la vulnerabilità al centro della scena. Fino al gran finale total white: una figura che supera il corpo e diventa archetipo, con perle e pizzo che si espandono oltre l’abito, invadendo guanti e accessori.

Lo stesso Elio Guido sintetizza così la sua visione: «Questa couture vuole riportare l’attenzione sulla donna: i capi devono essere spettacolari ma anche desiderabili nella realtà. Un abito deve valorizzare la fisicità femminile, e per farlo bisogna saper ascoltare le donne».

A sottolineare il percorso dello stilista anche gli organizzatori di Roma Couture, Antonio Falanga e Grazia Marino, che evidenziano «creatività, personalità ed eleganza sartoriale» come tratti distintivi di una collezione che guarda al futuro senza perdere il legame con la tradizione.

“Forever” si impone così come uno specchio contemporaneo, in cui la moda smette di parlare al posto della donna e le restituisce voce. Una voce che può essere complessa, scomoda, ma autentica. E proprio per questo, destinata a restare.

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