Guarascio lancia l’allarme: “A Crotone cresce la violenza giovanile, manca l’indignazione”

Dal Premio Dodò Gabriele il richiamo del procuratore ai ragazzi: “Accoltellamenti, risse e droga non possono diventare normalità”

A cura di Redazione
05 giugno 2026 09:00
Guarascio lancia l’allarme: “A Crotone cresce la violenza giovanile, manca l’indignazione” - Foto: Redazione
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Crotone deve interrogarsi sul proprio futuro e sulla capacità di reagire ai fenomeni criminali che continuano a manifestarsi sul territorio. È il messaggio forte lanciato dal Procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, intervenuto ieri alla cerimonia di consegna delle borse di studio del Premio Dodò Gabriele (QUI il nostro servizio).

Nel suo intervento, il magistrato ha puntato l’attenzione soprattutto sulla crescita della violenza giovanile e sulla difficoltà della comunità nel reagire con fermezza davanti a episodi che rischiano di essere percepiti come normali.

«Questa è ancora una città che conserva una violenza giovanile che non è più giustificabile. È una provincia che conserva fenomeni di devianza criminale che non sono tollerabili e ritengo che non ci sia nemmeno abbastanza indignazione, abbastanza comprensione e abbastanza valutazione», ha affermato Guarascio.

Per il Procuratore della Repubblica, il problema non riguarda soltanto la repressione dei reati, ma anche la cultura della legalità. «Se ne parla poco, troppo poco e ci si dimentica di quelli che sono i valori normali di convivenza civile. Uno dei modi migliori per conservare la memoria di Dodò Gabriele è indignarsi di fronte ai soprusi».

Secondo il magistrato, il rischio maggiore è rappresentato dalla rassegnazione. «Una città che assiste impunemente a pestaggi per strada o nei bar e non reagisce in maniera pronta è una città che non ha gli anticorpi necessari a isolare i fenomeni di devianza criminale. L’accettazione non è mai esplicita, è sempre silenziosa. È la rassegnazione di chi dice: “Crotone è così, funziona così”».

Nel suo ragionamento, Guarascio ha fatto riferimento anche ai più gravi episodi di cronaca che hanno colpito il territorio negli ultimi anni. «Ci può essere un accoltellamento in cui un ragazzo perde la vita e non è un problema. Ci si indigna due o tre giorni e poi tutto passa. Invece i ragazzi devono crescere con il senso di indignazione e di ribellione alla bruttezza della criminalità».

Il Procuratore della Repubblica ha poi spiegato che la legalità non può essere insegnata soltanto attraverso manifestazioni e incontri pubblici. «La legalità non è qualcosa che si insegna sui libri. È uno stile di vita, sono scelte che tutti dobbiamo fare per il bene del territorio in cui viviamo».

Da qui il richiamo alle nuove generazioni. «I ragazzi devono riflettere su cosa significa essere cittadini di questa provincia, che conserva problematiche criminali che vanno dalla violenza giovanile allo smercio di sostanze stupefacenti».

Nel successivo confronto con i giornalisti, Guarascio ha ulteriormente rafforzato il concetto. «Come procuratore ho il compito di essere onesto con la cittadinanza rispetto ai problemi criminali che questo territorio vive. È inutile parlare di legalità pensando che tutto possa esaurirsi con manifestazioni come questa. È un percorso che deve essere fatto ogni giorno».

Il magistrato ha quindi elencato alcuni dei fenomeni che destano maggiore preoccupazione. «Crotone continua ad avere episodi di criminalità e aggressioni giovanili, accoltellamenti, risse, utilizzo di sostanze stupefacenti e alcoliche, abuso del gioco d’azzardo. Sono tutti fenomeni di cui non si parla abbastanza».

Nel suo intervento, Guarascio ha inoltre allargato la riflessione oltre i fenomeni strettamente criminali, richiamando l'attenzione anche su comportamenti e prassi che incidono sulla qualità della vita pubblica. «Non dobbiamo trovare in queste manifestazioni un senso consolatorio. Ricordare Dodò Gabriele attraverso delle borse di studio non significa sentirsi assolti rispetto al contesto criminale del territorio. E non parlo soltanto di fenomeni propriamente criminali, ma anche di illegalità e criticità amministrative che, purtroppo, si conservano e si ritrovano anche in gran parte dei plessi della pubblica amministrazione». Un richiamo che il Procuratore della Repubblica di Crotone ha rivolto all'intera comunità, sottolineando come il rispetto delle regole debba riguardare ogni ambito della vita civile e istituzionale.

Le dichiarazioni arrivano in un momento particolarmente delicato anche per il Palazzo di Giustizia di Crotone. Nelle scorse ore il Consiglio di Stato ha annullato la nomina di Domenico Guarascio a procuratore capo della Procura della Repubblica di Crotone, accogliendo il ricorso presentato dal magistrato Antonio Bruno Tridico. La sentenza impone al Consiglio Superiore della Magistratura una nuova valutazione comparativa per l’assegnazione dell’incarico. Contestualmente è stata annullata anche la nomina della presidente del Tribunale di Crotone, Maria Luisa Mingrone, determinando un vero terremoto giudiziario ai vertici degli uffici crotonesi.

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