(Foto) Da Crotone a Paravati per il primo pellegrinaggio dei Cenacoli di Natuzza

«Facciamoci santi in compagnia», l’omelia di monsignor Torriani ai circa 600 pellegrini della diocesi

A cura di Redazione
11 ottobre 2026 20:00
(Foto) Da Crotone a Paravati per il primo pellegrinaggio dei Cenacoli di Natuzza - Foto: Primo raduno diocesano Cenacoli di Natuzza
Foto: Primo raduno diocesano Cenacoli di Natuzza
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Paravati - Circa 600 fedeli della diocesi di Crotone hanno partecipato a Paravati al primo pellegrinaggio diocesano con l’arcivescovo monsignor Alberto Torriani, organizzato in occasione della Giornata diocesana dei Cenacoli di Natuzza Evolo. Molti altri, pur desiderando prendere parte all’iniziativa, non sono riusciti a essere presenti.

Un appuntamento di preghiera e condivisione che ha offerto alla comunità diocesana l’occasione di ritrovarsi nel luogo legato alla vita e all’esperienza spirituale di Natuzza Evolo. A sottolineare il significato dell’iniziativa è stato don Antonio Rodio, responsabile diocesano dei Cenacoli, che ha evidenziato il valore di questo incontro per i fedeli e per l’intera diocesi: «È stato un momento importante per i pellegrini e per la diocesi, perché finalmente hanno avuto un’altra occasione per esprimere la propria fede in Maria, Rifugio delle Anime, e in Natuzza Evolo». Parole che richiamano il senso del pellegrinaggio, ritrovarsi come comunità, condividere la preghiera e rafforzare un legame spirituale che continua a coinvolgere numerosi fedeli. Alla giornata hanno partecipato anche padre Michele Cordiano, rettore del Santuario di Paravati, don Massimiliano Assisi, referente del Cenacolo di Papanice e il seminarista Edoardo Mejia per il cenacolo di Cutro.

La celebrazione eucaristica, presieduta da monsignor Alberto Torriani, ha rappresentato il momento centrale della giornata. Nell’omelia, l’arcivescovo ha proposto una riflessione sulla missione dei Cenacoli nella vita della Chiesa, soffermandosi sul valore dell’accoglienza, della comunione e di una fede capace di tradursi in gesti concreti.

«In ogni casa ci vorrebbe un piccolo cenacolo»

Partendo dal Vangelo del banchetto nuziale, il presule ha proposto tre immagini — i crocicchi delle strade, la sala piena di commensali e l’abito della festa — per riflettere sulla missione dei Cenacoli e sull’eredità spirituale di Natuzza. Il primo richiamo è stato ai crocicchi delle strade, luoghi di passaggio e d’incontro nei quali il re della parabola manda i suoi servi a chiamare tutti alla festa. Un’immagine che, secondo monsignor Torriani, richiama l’esperienza di Natuzza Evolo e la sua capacità di accogliere persone provenienti da luoghi diversi, portatrici di sofferenze, domande, speranze e inquietudini.

La sua casa a Paravati è diventata un punto di riferimento per tanti fedeli, un luogo nel quale trovare ascolto e accompagnamento nella preghiera. Da qui il richiamo a una delle espressioni più significative di Natuzza: «In ogni casa ci vorrebbe un piccolo cenacolo». Un invito a trasformare le abitazioni in luoghi di preghiera, fraternità e condivisione. Ma il presule ha aggiunto una riflessione importante: non basta ritrovarsi per pregare, perché i Cenacoli sono chiamati anche a uscire e raggiungere chi si è allontanato dalla fede, chi non sa più pregare e chi attraversa momenti difficili.

«Facciamoci santi in compagnia»

Al centro dell’omelia anche il valore della comunione. Commentando l’immagine della sala delle nozze, nella quale vengono accolti tutti, «cattivi e buoni», monsignor Torriani ha ricordato che la Chiesa non è una comunità di persone fatta da perfette, ma una famiglia di invitati con storie, fragilità e percorsi differenti. In questo contesto ha richiamato un’altra espressione cara a Natuzza: «Facciamoci santi in compagnia».

La santità, ha spiegato, non è un cammino solitario, ma un percorso condiviso nel quale ci si accompagna, ci si sostiene e ci si aiuta reciprocamente. I Cenacoli rappresentano una ricchezza per la Chiesa quando favoriscono la comunione e contribuiscono a costruire una comunità capace di accogliere sensibilità ed esperienze diverse. La preghiera del Rosario, la devozione mariana e l’attenzione verso chi soffre trovano così il loro compimento nella capacità di camminare insieme, evitando chiusure e divisioni.

Una fede che si traduce in gesti concreti

La terza immagine proposta dall’arcivescovo è stata quella dell’abito nuziale. Essere invitati alla festa, ha sottolineato, è un dono gratuito, ma accogliere l’invito comporta anche una trasformazione della vita. Non basta partecipare agli incontri, conoscere le preghiere o appartenere a un Cenacolo: la fede deve incidere nelle relazioni quotidiane e diventare capacità di perdonare, pazienza, attenzione verso chi è solo e disponibilità a servire senza cercare riconoscimenti.

Monsignor Torriani ha richiamato in questo passaggio un’altra esortazione attribuita a Natuzza: «Evitiamo l’ipocrisia e le divisioni; invece tendiamo all’unità». Un messaggio che invita a superare contrasti e chiusure, ricordando che la preghiera autentica non può essere separata dalla carità. L’amore alla Madonna, ha evidenziato il presule, non allontana dalla vita concreta, ma insegna ad affrontarla con maggiore tenerezza e responsabilità.

«Case che diventano crocicchi e crocicchi che conducono alla festa»

Nel concludere l’omelia, l’arcivescovo è tornato all’immagine del banchetto nuziale, sottolineando il movimento che attraversa la parabola: uscire per incontrare le persone e tornare alla comunità portando con sé nuovi volti e nuove storie. È questo il cammino a cui sono chiamati i Cenacoli: non luoghi nei quali trattenere le persone, ma esperienze di preghiera che aiutino a incontrare gli altri; non spazi chiusi, ma comunità capaci di rendere più generosa la presenza dei fedeli nel mondo.

Il primo pellegrinaggio diocesano a Paravati, con monsignor Alberto Torriani, ha rappresentato un’occasione per rinsaldare il legame tra i Cenacoli, la vita diocesana e la preghiera.

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