Dodò Gabriele, il suo nome resterà tra i banchi dell’Istituto Lucifero di Crotone

La scuola di Crotone dedica l’Aula Magna al bambino vittima innocente della ’ndrangheta. La cerimonia a settembre con il Premio al Merito

A cura di Redazione
12 agosto 2026 16:00
Dodò Gabriele, il suo nome resterà tra i banchi dell’Istituto Lucifero di Crotone - Foto: Redazione
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CROTONE – Un luogo dedicato alla formazione, alla crescita e alla costruzione della cittadinanza diventerà anche uno spazio permanente di memoria. L’Aula Magna dell’ITE Lucifero, all’interno del Polo Tecnico Professionale “A. M. Barlacchi – A. Lucifero”, sarà intitolata a Domenico “Dodò” Gabriele, il bambino di Crotone divenuto simbolo delle vittime innocenti della ’ndrangheta.

Il Dirigente scolastico, insieme alla comunità educante, ha reso noto di aver ricevuto il decreto ufficiale di intitolazione. La cerimonia si svolgerà nel mese di settembre, in occasione del Premio al Merito “Dodò Gabriele” 2026.

Una scelta dal forte valore simbolico, perché il nome di Dodò entrerà in uno dei luoghi più importanti della scuola: quello nel quale si incontrano studenti, docenti, famiglie e istituzioni. Un modo per trasformare la memoria in educazione e il ricordo in un messaggio rivolto soprattutto alle nuove generazioni.

Chi era Dodò Gabriele

Domenico Gabriele, per tutti Dodò, era nato a Crotone il 17 ottobre 1998. Aveva appena 11 anni, era un bambino allegro, sensibile e molto bravo a scuola. La sua grande passione era il calcio: amava giocare e vivere lo sport con l'entusiasmo tipico della sua età.

La sua vita venne spezzata il 25 giugno 2009, in una sera d'estate destinata a trasformarsi in una delle pagine più drammatiche della storia recente di Crotone.

Dodò si trovava in un campetto di calcio in contrada Margherita, alla periferia nord della città, insieme ad altri ragazzi. Due sicari fecero irruzione e aprirono il fuoco contro Gabriele Marrazzo, ritenuto l'obiettivo dell'agguato. I proiettili, però, colpirono anche persone estranee al regolamento di conti, tra cui il piccolo Dodò.

Il bambino non morì quella sera. Iniziò invece un drammatico calvario durato circa tre mesi. Dopo i primi soccorsi e il ricovero a Crotone, fu trasferito a Catanzaro e sottoposto a interventi chirurgici. Il 20 settembre 2009, nell'ospedale di Catanzaro, Dodò morì per le conseguenze delle ferite riportate nell'agguato.

Aveva soltanto 11 anni.

Gli autori dell'agguato, Vincenzo Dattolo e Andrea Tornicchio, sono stati successivamente condannati all'ergastolo, con la condanna confermata in via definitiva dalla Cassazione.

Da una tragedia a un simbolo di legalità

Dopo la morte di Dodò, i suoi genitori, Giovanni Gabriele e Francesca Anastasio, hanno trasformato il dolore in un lungo percorso di testimonianza contro la criminalità organizzata, incontrando negli anni studenti, associazioni e comunità.

Anche per questo il nome di Dodò è diventato molto più di quello di una vittima innocente: è diventato un simbolo della necessità di difendere il diritto dei bambini a crescere, studiare, giocare e costruire liberamente il proprio futuro.

Nel maggio 2026 è scomparsa Francesca Anastasio, la madre di Dodò, che per anni aveva portato nelle scuole la testimonianza della famiglia e il messaggio di legalità nato dalla tragedia del figlio.

Oggi, dunque, l'intitolazione dell'Aula Magna dell'ITE Lucifero assume un significato ancora più profondo. Il nome di Dodò sarà ogni giorno davanti agli studenti, non come semplice ricordo di una vittima della ’ndrangheta, ma come richiamo concreto ai valori della legalità, della giustizia, della libertà e della dignità.

La cerimonia di settembre, legata al Premio al Merito “Dodò Gabriele” 2026, sarà così un momento di memoria e, soprattutto, di impegno. Perché ricordare Dodò significa anche continuare a costruire una scuola e una società nelle quali nessun bambino debba mai più pagare il prezzo della violenza mafiosa.

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