Da Cirò Marina ad Assisi: il cammino di fede e servizio di Enzo Sport

Sei mesi da volontario tra Ostensione e Pasqua: l’esperienza spirituale di Enzo Valente tra accoglienza, fede e incontri ad Assisi

A cura di Redazione
19 aprile 2026 20:00
Da Cirò Marina ad Assisi: il cammino di fede e servizio di Enzo Sport -  Foto Enzo Valente
Foto Enzo Valente
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ASSISI – C’è chi ad Assisi arriva da pellegrino e chi, invece, decide di restare per servire. È il caso di Enzo Valente, conosciuto come “Enzo Sport”, originario di Cirò Marina, che per sei mesi ha scelto di vivere la città di San Francesco d’Assisi non da visitatore, ma da volontario, trasformando un’esperienza spirituale in un percorso di vita.

Dall’ottobre 2025 fino alla Pasqua 2026, Enzo ha prestato servizio tra il monastero Benedettino di San Giuseppe e la Basilica Papale di San Francesco, immergendosi in una quotidianità fatta di accoglienza, preghiera e incontri.

Una scelta che nasce da lontano. Valente, da sempre conosciuto nel suo territorio per l’impegno nel sociale e per la passione sportiva – da cui il soprannome “Enzo Sport” – è Terziario Francescano e da anni vicino ai valori della solidarietà e del volontariato. Quella di Assisi non è stata una parentesi, ma il naturale proseguimento di un cammino personale costruito nel tempo, tra fede vissuta e attenzione concreta agli altri.

Fin dai primi giorni viene accolto dalle suore benedettine guidate da Madre Cecilia: «Mi sono sentito subito parte di una famiglia», racconta. Un’esperienza semplice ma profonda, scandita da gesti quotidiani e relazioni autentiche. Durante il soggiorno partecipa anche alla Marcia della Pace Perugia-Assisi, tappa significativa di un percorso che unisce spiritualità e impegno civile.

La svolta arriva a dicembre, quando viene nominato volontario ufficiale della Basilica ed entra nel gruppo operativo del Sacro Convento. Qui prende parte all’organizzazione e alla gestione delle attività insieme ai frati francescani e alle guardie, sotto la guida di fra Rafael, figura che Enzo ricorda con riconoscenza: «Un punto di riferimento umano e organizzativo fondamentale».

Il cuore dell’esperienza è l’Ostensione, svoltasi tra il 22 febbraio e il 22 marzo, che ha portato ad Assisi oltre 400.000 pellegrini da tutto il mondo. «Eravamo una squadra – racconta – ognuno con un ruolo, ma tutti uniti nello stesso spirito». Tra i momenti più forti, la presenza all’apertura dell’Ostensione di San Francesco d’Assisi: «Un dono immenso. Ho potuto sostare vicino ai suoi resti mortali, in un silenzio che parlava più di mille parole». Personalmente è stato uno dei più grandi doni ricevuti da quando è Terziario Francescano.

Le emozioni sono state continue: «Mi sono commosso ascoltando i pellegrini, vedendo la loro fede viva dopo otto secoli». Un’esperienza che lo ha segnato profondamente, soprattutto nel servizio quotidiano in una delle postazioni centrali della Basilica, luogo di passaggio di religiosi e fedeli provenienti da ogni parte del mondo.

Il momento più intenso arriva durante il servizio: mentre si trova ad Assisi, Enzo riceve la notizia che sua figlia è in procinto di partorire. Senza esitazione lascia temporaneamente il servizio, avvisa fra Rafael e raggiunge la famiglia. Nasce così suo nipote, un bambino chiamato Francesco: «Non poteva esserci nome più bello in quel contesto», racconta emozionato, rivolgendo un augurio alla figlia Chiara e ad Antonio, i genitori.

Dopo la conclusione dell’Ostensione, Enzo rimane ancora ad Assisi per vivere anche il periodo della Pasqua, completando così un’esperienza ancora più ricca dal punto di vista umano e spirituale.

Nel suo racconto non c’è spazio per protagonismi, ma solo gratitudine verso i religiosi, le guardie, il personale, le istituzioni civili e militari, i sanitari e soprattutto i volontari provenienti da tutto il mondo, insieme alle comunità e ai gruppi ecclesiastici incontrati lungo il cammino.

Un ringraziamento particolare è rivolto ai frati francescani della Basilica Papale, a fra Marco, custode del Sacro Convento, a fra Silvano, a fra Giulio – direttore della rivista San Francesco – e al suo team, oltre che a fra Rafael per la guida e l’organizzazione dell’Ostensione: «Eravamo come tante piccole parti unite in una squadra, e grazie a lui tutto è stato possibile».

Infine, un pensiero speciale a San Francesco: «Era come se dall’Altissimo ci accompagnasse tutti. Il vero dono consiste nel donarsi all’altro senza riserve né timori, offrendo assistenza e contribuendo alla felicità di chi si ha davanti. È nel donare che si riceve».

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