Custodia del Creato e accoglienza: a Crotone la lezione sempre viva di San Francesco

La Giornata diocesana richiama alla responsabilità verso ambiente, giovani e migranti: cinque parole chiave per costruire una comunità capace di custodire

A cura di Redazione
05 ottobre 2026 14:35
Custodia del Creato e accoglienza: a Crotone la lezione sempre viva di San Francesco -
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Crotone – Capire «lo spessore dell’umano» per abbattere l’indifferenza e diventare custodi del Creato. Con questo spirito si è tenuta a Crotone la Giornata Diocesana per la custodia del Creato (come vi abbiamo raccontato QUI), centrata sul tema “Acqua viva e bambini assetati di vita”. I lavori, aperti dai saluti di don Girolamo Ronzoni, direttore dell’Ufficio pastorale sociale della Diocesi, sono stati introdotti da Lucia Bellassai, che ha invitato a superare un’ecologia puramente “romantica” e di facciata. Richiamando San Francesco d’Assisi, la Bellassai ha sottolineato come la vera tutela dell’ambiente sia inseparabile dall’accoglienza degli ultimi e dei migranti.

L’intervento di padre Mario Chiarello

Momento centrale della mattinata è stato il dialogo con padre Mario Chiarello, ministro provinciale dei Frati Minori della Calabria. Padre Chiarello ha aperto il suo intervento ricordando un anziano ultranovantenne che, toccando gli abiti della sposa scomparsa, la sentiva ancora viva accanto a sé: un segno di come ogni vita abbia bisogno di un «centro unificante». Nell’anno dell’ottocentenario del transito di San Francesco, il relatore ha mostrato come la svolta nella vita del Poverello d’Assisi nacque da due incontri fondamentali: il volto del lebbroso, in cui riconobbe «lo spessore dell’umano», e il Crocifisso di San Damiano, dove scoprì l’amore di Cristo come centro della sua esistenza. Nel momento in cui Francesco ha scoperto Cristo come centro, ha compreso di «non essere il padrone delle cose, ma un semplice custode». Da qui l’invito di padre Chiarello a farsi servi e custodi premurosi di ciò che ci è affidato, per restituire poi ogni cosa a Dio.

Le istituzioni, le associazioni e l’Ufficio pastorale del lavoro

Il dibattito si è poi arricchito degli interventi istituzionali e delle realtà impegnate sul territorio. L’Ufficio pastorale del lavoro ha partecipato ai lavori, contribuendo al percorso di riflessione sui temi della dignità della persona, della responsabilità sociale e della custodia del Creato.

L’Assessore Giovanni Greco, che ha portato i saluti del sindaco, ha richiamato il valore antropocentrico della Laudato si’ e la necessità del “senso del limite” per un corretto e rispettoso rapporto con la natura. Il Capitano di Vascello Pasquale Mazza, Comandante della Capitaneria di Porto di Crotone, ha illustrato l’impegno della Guardia Costiera, rimarcando l’importanza delle scelte individuali e dell’educazione ambientale per far maturare in tutti consapevolezza e responsabilità condivisa. Infine, Patrizia Luzzaro, del gruppo Laudato si’ e di Italia Nostra, ha presentato il dono di una pianta di ulivo bianco destinato al giardino parrocchiale, quale gesto di fraternità e amicizia ecumenica tra le comunità religiose della città.

Le conclusioni dell’Arcivescovo Torriani

A tirare le fila della giornata è stato l’Arcivescovo Alberto Torriani. Con un’affettuosa battuta sulla “competizione” tra San Francesco di Paola e San Francesco d’Assisi, il Presule ha preso le mosse dal Vangelo del giorno, la parabola della vigna affidata ai vignaioli, per consegnare alla comunità diocesana cinque parole chiave: affidamento, limite, custodia, cura ed ecosistema del cuore.

L’affidamento è la disposizione del cuore che deve orientare decisioni e scelte fondamentali. Come ricorda la Laudato si’, la terra ci precede ed è stata donata. La questione non è solo ecologica, ma riguarda come vogliamo abitare ciò che abbiamo ricevuto. I vignaioli evangelici vedevano solo il ricavo economico, riducendo cose e persone a rendita; un rischio drammaticamente attuale.

Il limite rappresenta il freno necessario al desiderio incontrollato di dominio, di utile e di consumo immediato.

La custodia, a differenza della logica del padrone orientata al solo guadagno, richiama la responsabilità e parte dalla cura delle piccole cose quotidiane. Tenere insieme natura e ambiente significa renderli abitabili per il futuro dei giovani e per la salute di tutti.

La cura è l’atto di amare la terra perché sia una casa accogliente in cui poter lavorare, crescere e giungere al sereno tramonto della vita. Mons. Torriani ha evidenziato che la «casa comune» non si costruisce da soli: ognuno deve fare la propria parte senza confondere i ruoli, ma lavorando in sinergia. Questa terra ha bisogno di essere pensata e custodita prima che le ferite accadano, passando «da una cultura della perenne emergenza a una solida cultura della custodia».

Infine, l’ecosistema del cuore. La Chiesa è chiamata a stare dentro i problemi non come un semplice ufficio di Curia, ma come presenza ordinaria che abita il territorio attraverso l’educazione e la cura preventiva. Per fare questo, occorre guarire l’ecosistema del cuore umano da avidità, prepotenza, indifferenza e sfiducia.

«Anche noi oggi – ha concluso Mons. Torriani – abbiamo ricevuto in dono una vigna fatta di giovani, territorio, risorse e migranti. La domanda che dobbiamo porci è: cosa riconsegneremo al Signore? Cosa avremo reso davvero abitabile per chi verrà dopo di noi?».

La Celebrazione eucaristica

A coronamento della giornata, nella seconda parte del programma, è stata celebrata la Santa Messa, curata dall’Ufficio Migrantes e animata dai giovani della comunità parrocchiale di Santa Rita. La celebrazione ha tradotto in preghiera il monito del Santo Padre ad osservare il fenomeno migratorio con occhi nuovi, attraverso le parole del Vangelo: «Anche uno solo di questi bambini». Un accorato invito ad andare oltre i numeri e le cronache per riconoscere in ogni piccolo in cammino una persona amata da Dio e portatrice di una dignità inviolabile.

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