Crotone, nei Calanchi il vento diventa arte: la performance di Nicola Mette

Corpi dipinti di bianco e rosso tra i Calanchi del Marchesato: Nicola Mette porta in Calabria la sua riflessione su paesaggio e memoria

A cura di Redazione
24 agosto 2026 12:00
 Crotone, nei Calanchi il vento diventa arte: la performance di Nicola Mette - Foto Uff. Stampa Nicola Mette
Foto Uff. Stampa Nicola Mette
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Il corpo come strumento di riflessione, il paesaggio come memoria e il vento come metafora di trasformazione. È questa la dimensione di Vientu e Maistrali, la performance/azione di Nicola Mette, curata da Pedro M. Rocha e realizzata il 23 agosto 2026 nei Calanchi del Marchesato, nel territorio di Crotone.

L'intervento si inserisce nel percorso di ricerca che Mette porta avanti da tempo attraverso la performance art, una pratica nella quale il corpo entra in relazione con il territorio, con la memoria e con le trasformazioni sociali. Un lavoro che non si limita a rappresentare un luogo, ma lo attraversa e lo interroga, trasformandolo in uno spazio di confronto.

Vientu e Maistrali nasce come prosecuzione della ricerca avviata in Sardegna con Bentu Estu, progetto concepito originariamente sull'isola e successivamente portato in una nuova geografia del Mediterraneo. La ricerca artistica è stata presentata anche nell'ambito della mostra della performance/azione Bentu Estu, inserita nel programma del Cleto Festival, curato da Pedro M. Rocha, in programma dal 19 al 21 agosto.

Il passaggio dalla Sardegna alla Calabria assume così un significato preciso. A Barumini, il corpo dialogava con le pietre millenarie della civiltà nuragica; nei Calanchi del Marchesato, invece, si confronta con una terra modellata dal tempo, dal vento e dall'erosione. Due paesaggi differenti che diventano parti di una stessa riflessione sul rapporto tra memoria, territorio e trasformazione.

Un paesaggio, quello dei Calanchi, che porta con sé anche una forte memoria cinematografica. Fu infatti Pier Paolo Pasolini a riconoscere in questi luoghi una dimensione arcaica e primordiale, scegliendoli come scenario per il suo Vangelo secondo Matteo. Oggi quello stesso territorio è attraversato da nuove trasformazioni e da interrogativi legati al futuro energetico e infrastrutturale del Mediterraneo.

È in questo contesto che entra nella ricerca di Nicola Mette il riferimento al Tyrrhenian Link, il grande collegamento elettrico sottomarino che mette in relazione Sardegna, Sicilia e penisola italiana. Il vento, già evocato dal titolo della performance, diventa allora una presenza ambivalente: forza naturale, elemento capace di unire territori e culture, ma anche energia destinata a modificare profondamente il paesaggio.

Nei Calanchi, un gruppo di volontari si dispone lungo i crinali. I loro corpi nudi, dipinti di bianco, emergono dalla terra come apparizioni. Le braccia aperte richiamano pale eoliche, figure rituali, monumenti arcaici. Le striature rosse che attraversano i corpi introducono invece una dimensione di vulnerabilità: sono ferite, confini, cicatrici e segni di trasformazione.

I performer diventano così contemporaneamente corpo, paesaggio e memoria. La loro presenza umana assume la forma del territorio e, attraverso la vulnerabilità dei corpi, richiama ciò che potrebbe andare perduto quando un paesaggio viene trasformato in maniera irreversibile.

La performance non propone una contrapposizione semplicistica tra progresso e conservazione. Al contrario, apre una serie di interrogativi sul rapporto tra sviluppo, energia e identità dei luoghi. Che cosa accade quando un paesaggio viene considerato esclusivamente in funzione della propria utilità? E cosa si rischia di perdere quando il valore di un territorio viene misurato soltanto attraverso la sua capacità di produrre energia, profitto o sviluppo?

Nei Calanchi del Marchesato, queste domande si intrecciano con la memoria di Pasolini, con la fragilità dell'argilla e con la presenza dei corpi.

I corpi diventano così monumenti effimeri: non strutture destinate a rimanere nel tempo, ma presenze temporanee capaci, per pochi istanti, di restituire una voce al paesaggio.

Con Vientu e Maistrali, Nicola Mette prosegue dunque un percorso iniziato in Sardegna e lo conduce oltre i confini dell'isola, costruendo una geografia artistica che mette in relazione Sardegna, Calabria e Sicilia attraverso il corpo, il vento e il paesaggio.

Il Mediterraneo diventa così non uno spazio che separa, ma un territorio comune attraversato da memorie, energie, infrastrutture e trasformazioni.

La performance art, in questa prospettiva, non si limita a raccontare la realtà. La attraversa, la mette in discussione e la trasforma in esperienza condivisa.

Nicola Mette non si limita a protestare: evoca. Evoca la memoria del Mediterraneo, le sue ferite, la sua forza e le trasformazioni che ne stanno ridisegnando i territori.

Un invito, soprattutto, a guardare il paesaggio non come una semplice superficie disponibile all'uso, ma come un organismo vivente, custode di storie, identità e appartenenze.

Perché ogni paesaggio conserva una memoria. E ogni memoria, prima o poi, chiede di essere ascoltata.

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