Cosentino al Premio Sila: il romanzo che riscopre il coraggio di desiderare

Alla Feltrinelli di Cosenza lo scrittore presenta il libro tra paure e sogni, dialogando con Campanaro e Cestari

A cura di Redazione
12 aprile 2026 22:00
Cosentino al Premio Sila: il romanzo che riscopre il coraggio di desiderare - Foto: Uff. Stampa Premio Sila 49
Foto: Uff. Stampa Premio Sila 49
Condividi

Cosenza – Una riflessione lucida e insieme intima sul nostro tempo, sospeso tra paure collettive e desideri sempre più difficili da esprimere. È questo il cuore dell’incontro che ha visto protagonista Nicola H. Cosentino, venerdì sera, alla libreria Feltrinelli di corso Mazzini, terzo appuntamento della Decina 2026 del Premio Sila ‘49.

In dialogo con la giornalista Rita Campanaro e la direttrice del Premio Gemma Cestari, lo scrittore calabrese ha presentato il suo romanzo “C’è molta speranza (ma nessuna per noi)” (Guanda), nato da un esperimento tanto semplice quanto rivelatore: chiedere alle persone quale fosse il loro più grande desiderio.

«Siamo diventati molto più abili a raccontare ciò che ci spaventa che ciò che desideriamo davvero» ha spiegato Cosentino, sottolineando come negli ultimi anni il racconto pubblico e privato si sia concentrato quasi esclusivamente su crisi e inquietudini.

Durante la serata, partecipata e intensa, quell’esperimento è stato riproposto anche al pubblico: una scatola ha raccolto i desideri scritti dai presenti, poi letti dallo stesso autore, restituendo una mappa emotiva fatta di sogni, fragilità e speranze spesso inespresse.

Ad aprire l’incontro è stata Gemma Cestari, che ha evidenziato la cifra stilistica dello scrittore: una narrazione fatta di digressioni e traiettorie apparentemente disperse, capaci però di convergere sempre verso il nucleo più profondo della storia.

Cosentino ha raccontato la svolta alla base del libro: dopo anni trascorsi a esplorare il tema della fine e dell’apocalisse, qualcosa si è incrinato. «Ho capito che forse bisognava cambiare prospettiva. Non parlare più soltanto di paure, ma del loro contrario: desideri, speranze, utopie».

Il nodo centrale, ha spiegato, non è tanto realizzare ciò che si desidera, quanto riuscire a nominarlo. «Se non siamo più capaci di esprimere i nostri desideri, non riusciamo neanche a immaginare il futuro».

Nel romanzo, questo conflitto prende forma attraverso due figure simboliche: un bambino e una donna anziana. Il primo rappresenta una ferita aperta, un bisogno puro e disarmante; la seconda una disillusione sedimentata, quasi una resa silenziosa. Due poli che raccontano la distanza tra generazioni e il progressivo smarrimento della capacità di desiderare.

Anche il titolo, ispirato a una frase attribuita a Franz Kafka, racchiude una tensione solo apparentemente negativa. «Spesso – ha osservato Cosentino – usiamo il pessimismo per esorcizzare la paura, perché in fondo desideriamo il contrario».

E proprio da qui arriva la nota più sorprendente dell’incontro: un ottimismo controcorrente. «Abbiamo messo da parte valori fondamentali come la gentilezza, la tenerezza, la pazienza. Anche il perdere tempo. Ma è proprio in quei momenti vuoti che si impara qualcosa».

La rassegna del Premio Sila ‘49 proseguirà lunedì 13 aprile alla libreria Ubik di Cosenza con Anna Mallamo, che presenterà il suo romanzo d’esordio “Col buio me la vedo io” (Einaudi), già vincitore del Premio Supermondello 2025 e candidato al Premio Strega 2026.

Segui CalabriaOk