Corigliano-Rossano, Teresa Pia Renzo: “L’educazione è fondamentale, ma le istituzioni devono dare l’esempio”
La pedagogista interviene sul dibattito aperto dal ministro Valditara: “Non basta insegnare il no, bisogna educare alla frustrazione e al rispetto delle regole”
CORIGLIANO-ROSSANO – Educare al rispetto, al limite e alla convivenza civile è indispensabile, ma non può bastare da solo a contrastare fenomeni come bullismo, violenza giovanile, aggressioni ai docenti e femminicidi. È la riflessione proposta dalla pedagogista Teresa Pia Renzo, che interviene nel dibattito sul ruolo dell’educazione come strumento di prevenzione del disagio sociale, condividendo il richiamo del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ma evidenziando come il rispetto delle regole debba essere sostenuto da un impegno concreto di tutte le istituzioni.
Secondo Renzo, il tema non può essere ridotto a uno slogan o a una semplice dichiarazione di principio. L’educazione rappresenta certamente la base di una società più equilibrata e civile, ma rischia di rimanere inefficace se non è accompagnata da famiglie presenti, scuole autorevoli, servizi efficienti e da uno Stato capace di garantire il rispetto delle regole.
La pedagogista sottolinea come il “no” sia una componente fondamentale del percorso educativo, ma non l’unica. Bambini e ragazzi devono imparare ad accettare i limiti, a rispettare i rifiuti e a gestire la frustrazione senza trasformarla in aggressività. Un percorso che nasce all’interno della famiglia, si consolida nella scuola e trova conferma nella società.
Per Renzo, molti fenomeni sociali contemporanei, dai casi di bullismo fino alla violenza di genere, condividono una matrice culturale comune. Il femminicidio, spiega, non può essere considerato un semplice omicidio, poiché affonda le proprie radici in dinamiche di possesso, dominio e incapacità di accettare il rifiuto. Gli stessi meccanismi, seppur in forme differenti, possono emergere anche nei comportamenti aggressivi tra i più giovani.
Un altro aspetto evidenziato dalla pedagogista riguarda la distribuzione delle responsabilità educative. Troppo spesso, osserva, famiglia, scuola e istituzioni tendono a scaricare reciprocamente compiti e doveri. Al contrario, è necessario che ogni soggetto svolga pienamente il proprio ruolo: la famiglia nell’educazione alle regole, la scuola nella loro applicazione e lo Stato nel garantire che le norme abbiano conseguenze concrete.
Particolare attenzione viene riservata anche alla condizione degli insegnanti. Renzo ritiene che non sia possibile chiedere alla scuola di essere presidio di civiltà se i docenti vengono lasciati soli davanti a contestazioni continue, pressioni sui voti e comportamenti aggressivi. Gli insegnanti, sostiene, devono poter esercitare la loro funzione educativa senza essere delegittimati.
La riflessione si estende infine all’intera comunità. Secondo la pedagogista, l’educazione non può essere affidata esclusivamente ai giovani, ma deve essere testimoniata quotidianamente dagli adulti attraverso comportamenti coerenti. Quando un genitore aggira le regole, aggredisce verbalmente un operatore o contesta con violenza un docente, trasmette infatti un messaggio opposto rispetto ai valori che dichiara di voler insegnare.
Per questo motivo, conclude Renzo, serve una vera comunità educativa composta da famiglie, scuole, istituzioni, enti locali e servizi pubblici, capace di condividere responsabilità e obiettivi. Solo così il rispetto delle regole potrà diventare un valore concreto e non una semplice affermazione di principio.