Catanzaro, due nuovi diaconi: Maniago «Siate servi, non padroni»
Sergio Schieppati e Giuseppe Carioti hanno ricevuto l’ordinazione nella Basilica dell’Immacolata durante la solennità di Tutti i Santi
Catanzaro - La Chiesa è chiamata a vivere il servizio, non a inseguire il potere. È questo il messaggio consegnato dall’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, a Sergio Schieppati e Giuseppe Carioti, ordinati diaconi domenica 1° novembre nella Basilica Maria Santissima Immacolata di Catanzaro, in occasione della solennità di Tutti i Santi.
Durante l’omelia, l'Arcivescovo ha richiamato il significato del ministero diaconale, sottolineando come la vocazione cristiana trovi la propria autenticità nella disponibilità a mettersi al servizio di Dio e del prossimo. Un impegno che non si esaurisce nelle celebrazioni liturgiche, ma deve tradursi concretamente nell'attenzione alle persone, soprattutto a quelle più fragili.
La santità come vocazione quotidiana
Partendo dalla solennità di Tutti i Santi, monsignor Maniago ha ricordato che la santità non è un traguardo riservato a pochi o a chi compie gesti straordinari. È una chiamata che riguarda ogni battezzato e che si realizza attraverso le scelte di ogni giorno, nell'ascolto del Vangelo e nella sequela di Gesù.
Le Beatitudini rappresentano, in questa prospettiva, il riferimento fondamentale per la vita cristiana e il modello al quale ogni credente è chiamato a ispirarsi.
Il ministero diaconale tra altare e carità
Rivolgendosi ai due nuovi diaconi, l'Arcivescovo ha evidenziato la specificità del loro ministero, che unisce due dimensioni inseparabili: il servizio all'altare e quello rivolto ai poveri.
La carità, ha spiegato, non può essere considerata un'attività secondaria rispetto agli altri impegni ecclesiali, perché appartiene alla stessa identità del diacono. «Il Diacono cioè, non è un mezzo prete», ha precisato Maniago, richiamando la natura specifica di una vocazione consacrata al servizio.
«Siate servi e non padroni»
Il passaggio centrale dell'omelia è stato l'invito rivolto direttamente a Schieppati e Carioti: «Siate quindi servi e non padroni. Siate grandi e primi nel servizio».
Un'esortazione accompagnata da un richiamo a non lasciarsi condizionare dalla ricerca di consensi, riconoscimenti personali, ruoli e potere. Una tentazione che, secondo l'Arcivescovo, può riguardare tutti e che rischia di allontanare dal significato autentico della missione cristiana.
Il servizio deve invece tradursi nella capacità di avvicinarsi alle fragilità, mettere al centro le persone e vivere la carità non come una dichiarazione d'intenti, ma come un impegno concreto.
Una testimonianza per la società
Nella parte conclusiva, monsignor Maniago ha esteso la propria riflessione alla società contemporanea, richiamando i rischi di una cultura concentrata sul possesso, sul materialismo e sulla ricerca del potere.
«Il mondo ha bisogno di diaconi, di cristiani che siano al servizio di Dio e del prossimo», ha affermato, indicando nell'amore gratuito una risposta allo smarrimento e alla difficoltà di costruire relazioni autentiche.
L'ordinazione di Sergio Schieppati e Giuseppe Carioti rappresenta un nuovo momento di crescita per l'Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace. La loro missione sarà quella di testimoniare, attraverso la liturgia e la vita quotidiana, una Chiesa capace di farsi vicina alle persone.
Un'indicazione che supera i confini del ministero diaconale e diventa un richiamo per l'intera comunità ecclesiale: la grandezza non si misura attraverso il potere, ma attraverso la disponibilità a servire.