Calabria, la sfida del rilancio industriale: «Senza industria non può esserci sviluppo»
A Lamezia Terme l’iniziativa della Fiom Cgil con Michele De Palma, Gianfranco Trotta, Umberto Calabrone e il docente Unical Francesco Aiello
Un piano industriale organico, investimenti mirati, lavoro stabile e di qualità. È questo il percorso indicato dalla Cgil e dalla Fiom per costruire il futuro economico e produttivo della Calabria. Il tema è stato al centro dell’iniziativa promossa dalla Fiom Cgil Calabria a Lamezia Terme, alla presenza del segretario generale della Fiom Cgil nazionale, Michele De Palma, insieme ai rappresentanti sindacali e al docente dell’Università della Calabria Francesco Aiello.
Il messaggio emerso dal confronto è chiaro: il futuro industriale della regione non può essere affidato a interventi occasionali o a singoli investimenti, ma deve poggiare su una strategia di lungo periodo, capace di coniugare sviluppo produttivo, sostenibilità, diritti e occupazione.
«In questa regione – ha sottolineato Michele De Palma – non avere un piano industriale significa non costruire un sistema industriale che garantisca ai lavoratori l’applicazione dei contratti e della legge. Significa non creare valore». Un’assenza di programmazione che, secondo il segretario generale della Fiom Cgil nazionale, rischia di compromettere le prospettive di crescita economica e sociale della Calabria.
Sulla stessa linea il segretario generale della Cgil Calabria, Gianfranco Trotta, che ha ribadito la necessità di superare un modello di sviluppo fondato prevalentemente sull’agricoltura e sul turismo. «La Calabria non può essere solo agricoltura e turismo. Più volte abbiamo invocato un piano industriale per la regione, ma fino a oggi dalla Regione Calabria nulla si è mosso».
Trotta ha inoltre evidenziato l’importanza di coinvolgere il Governo e le società partecipate statali per sostenere un progetto industriale credibile. «Laddove si aprisse un’interlocuzione con il Governo e la Regione, chiederemo l’intervento delle partecipate statali. Non possiamo permetterci di rivivere situazioni caratterizzate da grandi speranze prima e grandi disastri dopo. Penso all’ex Sir, penso a Telecom: grandi industrie che arrivano e poi vanno via, lasciando come principali vittime i lavoratori».
Un richiamo alle esperienze del passato che, secondo la Cgil, dimostra quanto sia necessario costruire percorsi industriali solidi, evitando che gli investimenti si traducano in occasioni temporanee, senza ricadute durature sul territorio e sull’occupazione.
A denunciare l’assenza di risposte concrete da parte della Regione è stato anche Umberto Calabrone, segretario generale della Fiom Cgil Calabria, che ha sottolineato la mancanza di una vera politica industriale regionale. «Non abbiamo avuto risposte reali. Ci sono stati confronti con le confederazioni della zona, ma non esiste una vera politica industriale da parte della Regione. Ci sono state anche iniziative estemporanee, ma è mancato un ragionamento organico su quello che deve essere lo sviluppo sostenibile della Calabria».
Calabrone ha richiamato l’attenzione anche sulla questione delle bonifiche e sulle risorse necessarie a rilanciare il sistema produttivo regionale. «Non sono state messe a disposizione risorse reali per le bonifiche, né per lo sviluppo di un nuovo sistema industriale». Da qui la richiesta di aprire un confronto strutturato con la Regione, affinché la Calabria possa finalmente dotarsi di politiche industriali adeguate alle proprie esigenze e potenzialità.
Nel corso dell’iniziativa, un contributo di analisi è arrivato dal docente dell’Unical Francesco Aiello, che ha sottolineato come la sfida non consista semplicemente nell’attrarre nuovi investimenti, ma nel creare le condizioni affinché questi possano generare ulteriore crescita, innovazione e occupazione qualificata.
«La Calabria non ha bisogno soltanto di attrarre qualche investimento in più. Ha bisogno di costruire un’economia nella quale gli investimenti ne generino altri, le imprese sviluppino nuove competenze, la conoscenza diventi innovazione, la produttività cresca e il lavoro sia più stabile, qualificato e meglio retribuito».
Per Aiello, questo obiettivo richiede una politica industriale capace di andare oltre la semplice distribuzione delle risorse e di ridefinire il rapporto tra intervento pubblico e iniziativa privata, formazione e domanda di competenze, produttività e salari. Un percorso che deve coinvolgere anche il sindacato, chiamato a partecipare non soltanto alla gestione delle conseguenze delle trasformazioni economiche, ma anche alla definizione delle strategie, delle condizioni e degli obiettivi dello sviluppo.
Ad aprire i lavori è stato il segretario generale della Cgil Area Vasta, componente della segreteria della Cgil Calabria, che ha ribadito la necessità di rafforzare e ampliare il sistema industriale regionale. Nel corso dell’incontro è stata inoltre rilanciata la mobilitazione nazionale del prossimo 17 ottobre, collegata a una piattaforma di rivendicazioni che mette al centro il lavoro, la giustizia sociale e la qualità dei servizi pubblici.
Tra i punti indicati figurano l’aumento di salari e pensioni, il superamento della precarietà, il contrasto al lavoro povero e al divario retributivo tra donne e uomini. Sul fronte fiscale, la richiesta è quella di una maggiore equità, attraverso il contrasto all’evasione, la riduzione del carico fiscale su salari e pensioni e un contributo più incisivo da parte di extraprofitti, rendite e grandi ricchezze, nel rispetto del principio di progressività previsto dalla Costituzione.
La piattaforma comprende anche il rafforzamento della sanità e dell’istruzione pubbliche, con l’obiettivo di portare il finanziamento della sanità al 7,5% del Pil e quello dell’istruzione al 5%, accompagnando l’incremento delle risorse con nuove assunzioni, la riduzione delle liste d’attesa e servizi di qualità su tutto il territorio nazionale.
Tra le priorità figura inoltre il diritto alla casa, attraverso un nuovo piano abitativo che risponda alle esigenze delle fasce più deboli, ampliando l’offerta di alloggi pubblici e sociali e intervenendo sulla sicurezza e sull’efficienza energetica del patrimonio abitativo pubblico.
Particolare attenzione viene riservata al rapporto tra lavoro e ambiente. Per la Cgil, la transizione ecologica deve essere accompagnata da una vera politica industriale, capace di creare buona occupazione e di integrare industria, energia, mobilità, agricoltura e tutela del territorio in un unico progetto di sviluppo sostenibile.
Completano la piattaforma la richiesta di investire nella diplomazia, nella cooperazione e nel disarmo, contrastando l’aumento della spesa militare, e la difesa delle libertà democratiche, a partire dal diritto di manifestare e di partecipare alla vita pubblica. Al centro anche la piena attuazione della Costituzione, la tutela dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, l’uguaglianza dei diritti, l’unità del Paese e il rafforzamento della rappresentanza democratica.
Il confronto di Lamezia Terme riporta dunque al centro una questione decisiva per il futuro della Calabria: la necessità di superare l’assenza di una strategia industriale complessiva e di costruire un modello economico capace di generare valore, lavoro dignitoso e prospettive durature. Perché, come ribadito nel corso dell’iniziativa, senza industria non può esserci sviluppo e senza una programmazione condivisa non può esserci un futuro produttivo solido per la regione.