(VIDEO) San Dionigi, il grano benedetto e l’appello degli agricoltori: «Non ci ascoltano»
Trattori in piazza Duomo, la Banda musicale Città di Crotone e i dolciumi in piazza Messinetti e Pitagora. L’arcivescovo richiama l’attenzione sulle famiglie e sul futuro di chi lavora la terra
Poco prima delle nove i trattori hanno raggiunto piazza Duomo, a Crotone, dove agricoltori e famiglie si sono ritrovati per uno dei momenti tradizionali della festa patronale di San Dionigi: la benedizione del grano e delle sementi. Il cereale, portato in piazza per la celebrazione, è stato benedetto dall’arcivescovo e successivamente distribuito ai presenti.
Quest’anno lo spazio davanti alla Cattedrale è apparso più ristretto per la presenza dei lavori in corso, ma la celebrazione ha mantenuto il suo legame con il mondo agricolo, con chi semina, coltiva e attende i frutti di una stagione di lavoro. Ad accompagnare la mattinata anche la Banda musicale Città di Crotone, mentre nelle piazze Messinetti e Pitagora hanno trovato spazio i tradizionali dolciumi della festa.
Il gesto dell’arcivescovo e l’abbraccio a un bambino
Al termine della benedizione del grano, mentre l’arcivescovo faceva ritorno, un bambino si è avvicinato a lui chiedendogli, con la spontaneità dei più piccoli, di essere preso in braccio. Il vescovo lo ha accolto, lo ha abbracciato e gli ha chiesto come si chiamasse.
Una scena semplice, avvenuta durante una giornata legata alla tradizione religiosa della città, ma capace di attirare l’attenzione. Un bambino che cerca un abbraccio e un pastore che si ferma per accoglierlo: un piccolo segno che, nel contesto della festa, assume il valore di un segno profetico, richiamando l’attenzione sulla cura dei più piccoli e sul futuro delle nuove generazioni.
«Non ci ascoltano»: le difficoltà delle aziende agricole
Dietro la benedizione del grano c’è però anche la preoccupazione di chi, ogni giorno, affronta le difficoltà del comparto agricolo. I costi di produzione, i prezzi riconosciuti ai produttori e la difficoltà di sostenere le spese aziendali sono problemi che mettono a rischio la continuità di tante attività.
«A livello politico le richieste le sappiamo tutti, però ad oggi ancora non ci ascoltano», ha raccontato un agricoltore, indicando tra le priorità la riduzione dei costi, la possibilità di vendere direttamente ai consumatori e un maggiore riconoscimento economico dei prodotti.
Il nodo, ha spiegato, è la distanza tra quanto il consumatore paga al momento dell’acquisto e quanto viene effettivamente riconosciuto a chi produce. «Vediamo dei prezzi assurdi all’utente finale, ma a noi viene riconosciuto molto, molto meno di quello che meriteremmo», ha sottolineato.
Una sproporzione che rende difficile affrontare le spese necessarie per mandare avanti le aziende. E che, in alcuni casi, porta a interrogarsi sulla possibilità stessa di continuare.
«Nel nostro caso la famiglia da molte generazioni continua a mantenere questa tradizione, a seminare, come anche i miei figli che mi seguono. Però, viste le circostanze, alcune volte ti viene voglia di staccare, di mollare e di non continuare», ha aggiunto l’agricoltore, raccontando la fatica di portare avanti un’attività tramandata nel tempo.
Nicola Fazzolari, la scelta di restare in azienda
Tra i giovani che guardano al futuro dell’agricoltura c’è Nicola Fazzolari, che studia agraria e vuole continuare a lavorare nell’azienda del padre. La sua prospettiva passa anche dall’innovazione tecnologica e dall’introduzione di strumenti capaci di rendere il lavoro più efficiente.
L’obiettivo è migliorare le attività quotidiane, dalla mungitura alla coltivazione del grano, fino alla raccolta del foraggio destinato agli animali, per ottenere produzioni di qualità migliore.
La sua scelta racconta la possibilità di coniugare tradizione e innovazione: da una parte l’esperienza familiare, dall’altra le competenze tecniche e le nuove tecnologie. Ma perché questo passaggio generazionale possa realizzarsi, servono condizioni economiche che permettano ai giovani di investire e costruire il proprio futuro nelle aziende agricole.
L’arcivescovo: «Dietro i trattori ci sono famiglie»
Sulle difficoltà degli agricoltori è intervenuto anche l’arcivescovo, richiamando l’attenzione sulle persone che si trovano dietro le rivendicazioni del settore e sulla necessità che la vicinanza si traduca in un sostegno concreto.
«Innanzitutto vicinanza e soprattutto il sostegno a chi, nelle diverse forme e diverse responsabilità, fa diventare questo aiuto, questo sostegno qualcosa di strutturale», ha affermato.
L’arcivescovo ha ricordato il significato della presenza dei mezzi agricoli in piazza: «Dietro i trattori oggi hanno rinunciato ad andare a lavorare queste persone. Poi dietro i trattori ci sono famiglie, ci sono persone, uomini e donne che si alzano la mattina e lavorano la terra».
Parole che riportano al centro il volto umano della questione agricola. Non soltanto costi, prezzi e richieste rivolte alla politica, ma la vita quotidiana di chi coltiva i campi, mantiene un’azienda e cerca di trasmettere il proprio lavoro ai figli.
L’arcivescovo ha inoltre ricordato che la diocesi si è già espressa sulla situazione legata ai carburanti e ha annunciato una presa di posizione di vicinanza da parte dell’intera Conferenza episcopale nei giorni successivi.