(VIDEO) Monsignor Caiazzo in ospedale: «Con Maria incontriamo l’umanità sofferente»
L’arcivescovo durante la visita del Quadro Grande al San Giovanni di Dio: «Anche una carezza o un sorriso possono cambiare la vita»
«Il primo atto che questa città compie insieme a Maria è venire a visitare gli ammalati». È partito da qui il lungo e intenso intervento di monsignor Antonio Giuseppe Caiazzo davanti all’ospedale San Giovanni di Dio, durante la visita del Quadro Grande della Madonna di Capo Colonna (QUI il servizio).
L’arcivescovo di Cesena, tornato a Crotone per il settennale, ha voluto soffermarsi sul significato profondo di quella processione che, ogni anno, conduce la Madonna tra i luoghi della sofferenza umana.
«Stavo pensando durante la processione – ha detto – come probabilmente Crotone sia l’unica città che, in occasione della festa mariana, compie per prima cosa questo gesto: mettersi in cammino con Maria per venire a trovare gli ammalati. È il segno concreto di una comunità che vuole incontrare l’umanità sofferente».
Il presule ha richiamato il Vangelo della Visitazione, spiegando che chi riceve un annuncio da Dio non può restare fermo.
«Maria, dopo l’annuncio, si mette in movimento. E così deve fare ogni cristiano. Chi riceve da Dio una parola non può limitarsi a stare bene con se stesso, a guardare o meditare soltanto. Questo annuncio ti mette in cammino, ti spinge ad attraversare le strade della storia e ad andare incontro agli altri».
Per monsignor Caiazzo, quel cammino assume oggi un significato ancora più forte davanti alle difficoltà che attraversano la società.
«Qui c’è la realtà della nostra storia – ha affermato – qui tocchiamo con mano le ferite del nostro tempo. Penso ai tanti malati di tumore, penso a chi vive un disagio psicologico perché non trova lavoro, penso a chi non ha una casa, a chi si sente emarginato. Qui contempliamo ferite che spesso nascono anche dagli errori commessi nel passato».
L’arcivescovo ha poi invitato tutti a sentirsi responsabili del presente e del futuro della comunità, senza cercare colpevoli ma assumendo ciascuno il proprio compito.
«Non vogliamo lanciare accuse verso nessuno – ha spiegato – ma prendere atto che tutti siamo responsabili di ciò che sarà il nostro futuro. Senza l’impegno di tutti è impossibile cambiare le cose».
Da qui il richiamo ai piccoli gesti quotidiani, capaci però di diventare enormi quando vissuti insieme.
«Anche una semplice visita a un ammalato, una carezza, un sorriso, dedicare un po’ di tempo possono significare tantissimo. Il nostro poco, messo insieme, diventa immenso. Ognuno di noi è responsabile della vita dell’altro».
Nel suo intervento monsignor Caiazzo ha definito l’ospedale come il luogo dove si impara a servire la vita.
«Qui troviamo Cristo crocifisso, qui troviamo il Golgota, qui troviamo il sangue versato e le ferite da curare. Ma qui troviamo anche la speranza, l’attesa della risurrezione. Questo significa celebrare la Pasqua: riaccendere quella speranza che le sofferenze e le ingiustizie cercano di spegnere».
Infine il riferimento a una delle tradizioni più amate del mese mariano crotonese: i petali e i bigliettini lanciati dai balconi durante il passaggio del Quadro Grande.
«In quei biglietti ci sono preghiere – ha detto – è una pioggia di invocazioni che scende verso Maria chiedendo benedizione, protezione e speranza. È per questo che questa processione ha senso: perché queste strade diventano ancora una volta piene di preghiera e di lode».
Prima della conclusione, il saluto affettuoso all’arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, accolto anche da un applauso dei fedeli presenti davanti all’ospedale.