(VIDEO) Il suono dei gol al posto degli spari: "Liberi di Giocare" nel nome di Dodò

Al Centro Sportivo Macrillò la 17ª edizione del torneo. In campo ragazzi dell'età di Dodò sui prati dove venne ucciso nel 2009. Vince la Segato di Reggio Calabria

A cura di Redazione
26 giugno 2026 08:30
(VIDEO) Il suono dei gol al posto degli spari: "Liberi di Giocare" nel nome di Dodò - Foto: Redazione
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C'erano bambini con la stessa età che aveva Dodò Gabriele quando la sua vita venne spezzata dalla violenza della 'ndrangheta. Giocavano, correvano e sorridevano sugli stessi campi del Centro Sportivo Macrillò, il luogo dove il 25 giugno 2009 il piccolo Domenico, per tutti Dodò, fu colpito mortalmente durante un agguato di mafia. È questo il significato più profondo della 17ª edizione del Torneo "Liberi di Giocare", andata in scena ieri pomeriggio: trasformare un luogo di morte in uno spazio di vita, sport e memoria.

Ad aggiudicarsi il torneo è stata la Segato di Reggio Calabria, davanti all'Academy Crotone. Terzo e quarto posto per IPLAY Castrovillari e Catanzaro, in una giornata che ha avuto però un unico vero vincitore: il messaggio di legalità consegnato ai più giovani.

L'edizione 2026 è stata dedicata a Francesca, la mamma di Dodò, scomparsa pochi mesi fa. Per anni è stata, insieme al marito Giovanni Gabriele, uno dei simboli dell'antindrangheta, del civismo e dell'antimafia sociale, trasformando il dolore personale in un instancabile impegno nelle scuole e tra i giovani.

Con grande commozione, Giovanni Gabriele ha ricordato l'assenza della moglie.

"È vero, questa è la prima edizione che mi trovo qui senza Francesca, a ricordare questo evento dedicato a Dodò e dobbiamo ricordare anche Francesca. Una mamma coraggio, una mamma che ha lottato insieme a me, che ce l'ha messa tutta per arrivare alla verità e adesso ci manca tanto. Però siamo qui a ricordarla, a fare memoria perché questi nomi ritornano alla mente delle persone, perché sono nomi che hanno fatto tanto, non sono morti per niente."

Il padre di Dodò ha poi rivolto un pensiero alla città e a quanti, in questi anni, non hanno mai lasciato sola la famiglia.

"Io e mia moglie abbiamo trasferito tanto, ma il merito è vostro, è di tutta Crotone, è di tutta Italia che non ci ha mai lasciati soli. Continuiamo a fare legalità nelle scuole, a dire ai ragazzi da che parte stare e a raccontare cosa sono capaci di fare le mafie. È inutile dire che le mafie non toccano i bambini o non uccidono le donne: questo è un esempio, questa è una realtà. Hanno ucciso un bambino proprio in questo campetto."

Parole che hanno trovato eco nell'intervento di Antonio Tata, referente di Libera, che ha ribadito il valore della memoria come responsabilità collettiva.

"Noi non dovremmo essere qui dal 2009, da quell'anno in cui purtroppo dei pazzi delinquenti hanno sparato su un campetto di calcio. L'unica cosa che abbiamo potuto fare è fare in modo che un omicidio così terribile non passasse invano, continuando ogni anno, nel ricordo di Dodò, a ripetere che quello non doveva succedere e che è un impegno di tutti fare in modo che non si ripeta mai più una cosa così orribile."

Alla manifestazione hanno preso parte Libera, l'Associazione Dodò Gabriele, l'AIA e la FIGC, insieme a volontari, famiglie e società sportive, uniti dall'idea che il calcio possa essere uno strumento di educazione, inclusione e riscatto.

A diciassette anni da quella tragedia, il rumore dei palloni che rotolano sul prato ha sostituito quello degli spari.

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