(VIDEO) Foca monaca, spedizione di dieci giorni lungo la costa crotonese
Presentato al Club Velico il progetto di monitoraggio tra Capo Colonna e Le Castella per individuare habitat e luoghi di riproduzione della specie mediterranea
CROTONE – Dieci giorni di esplorazioni lungo la costa crotonese per individuare anfratti, grotte marine e possibili luoghi di riproduzione della foca monaca. È il cuore del campo di studio presentato questa mattina al Club Velico di Crotone, al Porto Vecchio, nel corso dell’incontro promosso dal Circolo per l’Ambiente Ibis ODV, dal Gruppo Foca Monaca APS e dal WWF Provincia di Crotone.
Il progetto di monitoraggio interesserà il tratto costiero compreso tra Capo Colonna e Le Castella, con il coinvolgimento di studenti e neolaureati provenienti da diversi atenei italiani. L’obiettivo è approfondire la conoscenza degli habitat potenzialmente idonei ad ospitare la foca monaca, specie simbolo della biodiversità del Mediterraneo che negli ultimi anni ha dato segnali concreti di ritorno lungo le coste calabresi.
L’iniziativa rientra nel progetto internazionale Life Adapts, cofinanziato dall’Unione Europea, che vede come capofila l’Università di Pisa insieme a Wwf Italia, Università di Cipro e organizzazioni greche e cipriote impegnate nella tutela della specie.
Nel corso dell’incontro sono stati illustrati gli obiettivi scientifici della spedizione, le metodologie di ricerca sul campo e le prospettive legate ad un possibile ritorno stabile della foca monaca nei mari della Calabria. Centrale anche il tema del coinvolgimento del territorio e dei cittadini nella conservazione del patrimonio marino.
«Sappiamo ancora troppo poco della foca monaca, non solo in Italia ma in tutto il Mediterraneo – ha spiegato Emanuele Coppola, presidente dell’associazione Amici della Foca Monaca –. È un animale straordinario che suscita grande interesse ogni volta che si mostra, ma la realtà è che anche chi lavora da anni per la sua tutela conosce ancora poco del suo comportamento. Lo sforzo che stiamo facendo è capire meglio il suo modo di vivere e insegnare il rispetto verso questa specie. Abbiamo compreso che trascorre gran parte della vita in mare, ma in alcuni momenti ha bisogno di avvicinarsi alla costa e di uscire dall’acqua».
A soffermarsi sull’importanza dell’area crotonese è stata Sofia Bonicalza, responsabile del progetto Life Adapts dedicato alla foca monaca. «Abbiamo scelto quest’area perché la foca si è fatta vedere proprio qui e perché sono state trovate tracce di DNA ambientale. Adesso vogliamo capire perché sceglie questa costa. La spedizione servirà proprio a cercare anfratti e luoghi che potrebbero essere utilizzati per la riproduzione».
Per Girolamo Parretta, responsabile del Circolo Ibis, si tratta di «un ritorno storico». «Già nel 1854 il marchese Lucifero catturò tre esemplari in queste zone. Oggi la foca monaca sta tornando a riconquistare spazi che aveva perduto».
Nel corso della mattinata è stato inoltre ricordato il legame storico tra Crotone e la specie, già celebrato anche attraverso la statua della “mamma foca con il suo cucciolo” presente sul territorio cittadino.
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