(VIDEO) Crotone - Giornata del Malato, il vescovo Torriani: “Tempo donato, presenza che resta”

Al Fondo Gesù l’omelia di Torriani sulla prossimità e la carezza ai malati. L’arcivescovo: “Accorciare le distanze”

A cura di Redazione
11 febbraio 2026 19:19
(VIDEO) Crotone - Giornata del Malato, il vescovo Torriani: “Tempo donato, presenza che resta” -
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Mani che pregano, che accompagnano, che aiutano, da buon samaritano. Crotone si è fermata nel segno della cura e della prossimità in occasione della Giornata Mondiale del Malato. Presso la Parrocchia del SS. Salvatore, nel quartiere Fondo Gesù, l’Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, monsignor Alberto Torriani, ha presieduto la Santa Messa, momento centrale delle iniziative diocesane dedicate agli ammalati, agli operatori sanitari, alle associazioni del territorio e alle loro famiglie. Tante le realtà presenti, segno concreto di una rete che ogni giorno si prende cura delle ferite, spesso nel silenzio e lontano dai riflettori.

L’11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, anche la Chiesa crotonese ha raccolto l’invito a riflettere sul valore della cura e della vicinanza a chi soffre. Un appuntamento promosso dall’Arcidiocesi attraverso l’Ufficio di Pastorale della Salute, nel solco del messaggio evangelico del Buon Samaritano: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. Presente don Claudio Pirillo dell'ufficio pastorale della salute, don Antonio Rodio parroco della Chiesa del Santissimo Fondo Gesù, don Massimo Riganello assistente dell'Unitalsi Crotone e altri sacerdoti.

Nell’omelia, l’arcivescovo ha dialogato idealmente con il messaggio di Papa Leone, richiamando il cuore del Vangelo. “Il malato e la Parola di Dio appena proclamata, insieme alla presenza di chi ogni giorno si prende cura dei sofferenti, ci conducono al cuore del Vangelo che è la prossimità”, ha esordito. E citando il Pontefice ha aggiunto: “Gesù non insegna chi è il prossimo, ma come diventare prossimo, cioè come diventare noi stessi vicini. Non è una definizione teorica, ma una trasformazione interiore. Non si tratta di stabilire i confini – i sani o i malati – ma di accorciare le distanze”.

Parole che hanno attraversato l’assemblea come un invito concreto. “Nel Vangelo Gesù non chiede chi merita il mio aiuto, ma io per chi mi fermo”, ha sottolineato Torriani. “Il malato, il fragile, chi è ferito nel corpo e nello spirito non è anzitutto un problema da risolvere, ma una presenza da incontrare. Ed è lì che si misura la verità della nostra fede”.

L’arcivescovo ha messo in guardia da una religiosità distante dalla carne viva delle persone: “Il Vangelo ci mette in guardia da un rischio sempre attuale: usare Dio come scusa per evitare l’amore concreto. È la distanza travestita da devozione, il cuore che si rifugia nei principi per non lasciarsi toccare dalla carne ferita dell’altro. Quando manca la prossimità, la fede si svuota e diventa un sistema. Quando c’è la prossimità, la fede diventa carne, tempo donato, presenza che resta”.

La malattia, ha ricordato, è uno dei luoghi dove questa verità si manifesta con più forza. “La cura comincia molto prima delle terapie: nasce da uno sguardo che non sfugge, da una mano che non si ritrae, da un tempo che si lascia interrompere”.

Monsignor Torriani ha quindi declinato le diverse forme della prossimità. “C’è una prossimità del cuore, fatta di compassione, ascolto, pazienza. È la capacità di stare accanto senza avere sempre risposte, di non avere paura delle lacrime e dei silenzi. È quella che familiari, volontari e operatori vivono ogni giorno, una presenza fedele che dice al malato: tu sei importante, tu non sei un peso, tu non sei solo”.

Infine la responsabilità sociale: “Una società è davvero umana quando non misura la vita con il criterio dell’efficienza o del profitto, ma con quello della dignità. Diventare prossimi significa costruire ambienti e servizi che custodiscono il malato, che non lo trasformano in un numero, che non lo fanno sentire scartato quando non produce più. Anche questo è Vangelo vissuto”.

Nel corso della celebrazione si è vissuto anche un momento di festa e gratitudine per il venticinquesimo anniversario di vita consacrata di suor Anna Maria Rita Marino, delle Figlie di Sant’Anna, dal 2005 in servizio presso l’ospedale di Crotone accanto ai malati. Un cammino segnato dalla discrezione e dalla fedeltà quotidiana, segno concreto di quella prossimità evocata nell’omelia.

E lasciando all’assemblea una domanda aperta, ha concluso: “Oggi il Vangelo non ci chiede di moltiplicare parole, ma di accorciare distanze. Non ci chiede di stabilire chi sia il prossimo, ma di diventarlo noi. Davanti al malato risuona questa domanda: non cosa posso dire, ma come posso farmi vicino? Come posso farmi prossimo così come Dio lo è stato per me?”.

Al termine della cerimonia, l’arcivescovo si è avvicinato uno ad uno alle persone fragili presenti, accarezzandoli e soffermandosi con ciascuno. Un gesto semplice che ha tradotto in carezza quanto annunciato con le parole: farsi prossimo, accorciare le distanze, restare accanto.

Danilo Ruberto

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