(VIDEO) Cosmetici tossici sequestrati, tre imprenditori rinviati a giudizio
Maxi operazione della Guardia di Finanza: sequestrati oltre 40mila prodotti contenenti il “Lilial”, sostanza vietata dal 2022 perché ritenuta cancerogena
Si è conclusa nei giorni scorsi un’articolata indagine condotta dalla Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Catanzaro contro la produzione e la commercializzazione di cosmetici pericolosi per la salute umana. L’inchiesta ha portato al rinvio a giudizio di tre rappresentanti legali di attività commerciali operanti nel settore, accusati del reato previsto dall’articolo 3 del decreto legislativo n. 204 del 2015, che punisce chi produce o commercializza prodotti cosmetici potenzialmente dannosi per la salute.
L’operazione è partita da una serie di controlli eseguiti dai finanzieri della Compagnia di Soverato all’interno di alcune attività commerciali. Durante le ispezioni sono stati sequestrati circa 1.300 prodotti cosmetici destinati alla vendita contenenti il “Lilial”, nome commerciale del Butylphenyl Methylpropional, una fragranza sintetica utilizzata in prodotti per la cura e l’igiene della persona e vietata dal 1 marzo 2022 perché considerata cancerogena.
I campioni sequestrati sono stati sottoposti a specifiche analisi chimiche che hanno confermato la presenza della sostanza vietata indicata nelle etichette dei prodotti.
Le successive attività investigative hanno consentito alle Fiamme Gialle di ricostruire la filiera di approvvigionamento attraverso l’esame della documentazione commerciale delle attività controllate. In questo modo sono state individuate cinque società produttrici e fornitrici dei cosmetici incriminati con sedi in Piemonte, Lombardia, Veneto e Campania.
Le perquisizioni effettuate contemporaneamente sul territorio nazionale presso sedi operative, depositi e magazzini delle società coinvolte hanno portato al sequestro di ulteriori 40mila confezioni tra profumi, creme e prodotti per l’igiene personale contenenti la sostanza tossica, oltre al materiale utilizzato per la produzione e il confezionamento.
Le evidenze raccolte nel corso delle indagini sono state inoltre inserite nella banca dati RAPEX, il sistema comunitario europeo di allerta rapida sui prodotti non alimentari pericolosi, che consente agli Stati membri dell’Unione Europea di condividere informazioni sui prodotti che presentano rischi per la salute e adottare misure correttive come il ritiro dal mercato.
Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: i provvedimenti adottati nella fase investigativa non implicano responsabilità definitive per gli indagati, la cui eventuale colpevolezza potrà essere accertata soltanto con sentenza irrevocabile.