(VIDEO) Alluvione del 1996, il ricordo di Pino De Lucia: «Gli ultimi aiutarono tutti»

Il 14 ottobre 1996 l’acqua e il fango invasero Fondo Gesù e altri quartieri, provocando sei vittime. Il racconto del fondatore di Agorà Kroton ripercorre i soccorsi e la solidarietà di chi aiutò i più fragili

A cura di Redazione
14 ottobre 2026 09:00
(VIDEO) Alluvione del 1996, il ricordo di Pino De Lucia: «Gli ultimi aiutarono tutti» - Foto: Redazione
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Ci sono immagini che restano impresse per tutta la vita: le strade sommerse, il fango dentro le abitazioni, la disperazione di chi aveva perso tutto. E poi ci sono i gesti di chi, anche in mezzo alla tragedia, trova la forza di aiutare gli altri. Il 14 ottobre 1996, giorno dell’alluvione di Crotone, la città conobbe la devastazione provocata dalla piena del fiume Esaro. Sei persone persero la vita, mentre interi quartieri e la zona industriale vennero travolti dall'acqua.

A trent’anni da quella giornata, il racconto di Pino De Lucia, fondatore di Agorà Kroton, restituisce uno spaccato di quei momenti drammatici. La sua testimonianza parte dagli uffici della cooperativa, dove arrivarono le prime notizie dei problemi che stavano interessando il quartiere di Fondo Gesù.

«Quando ci fu l’alluvione eravamo negli uffici della cooperativa Agorà Kroton. Pioveva molto forte e ci dissero che c’erano problemi a Fondo Gesù, dove gestivamo un appartamento destinato ai ragazzi impegnati in percorsi di reinserimento lavorativo, ex tossicodipendenti. La struttura si trovava all’interno della parrocchia, vicino al centro per persone con disabilità».

De Lucia e i suoi collaboratori raggiunsero il quartiere, trovandosi davanti a una situazione drammatica. Così ci racconta: «Quando arrivammo era tutto allagato. C’erano soltanto fango e persone disperate. I nostri ragazzi, però, si erano già svegliati e avevano cercato di aiutare gli ospiti del centro Marianne Germol, una struttura voluta da monsignor Agostino. Cercarono di metterli al riparo su un camion per salvarli».

A prestare soccorso erano anche persone che, fino a quel momento, avevano affrontato situazioni di fragilità e percorsi difficili. «Ancora una volta, gli ultimi si sono messi a disposizione dei più deboli», osserva De Lucia.

Fondo Gesù, il fango e le prime notizie delle vittime

Nel quartiere la situazione appariva sempre più grave. Le notizie dei morti si diffondevano mentre da altre zone di Crotone arrivavano persone per dare una mano e cercare di salvare chi era rimasto intrappolato.

«A Fondo Gesù c’era tanta disperazione. Si sapeva già che c’erano state delle vittime e la gente era sconvolta. Da tutta Crotone cominciarono ad arrivare persone per soccorrere gli abitanti e aiutare chi era in difficoltà. Non era semplice, perché si trattava di un quartiere difficile».

L’alluvione, ricorda Pino De Lucia, mise in evidenza anche le disuguaglianze presenti nella comunità. «Come succede spesso quando si verificano situazioni così gravi, c’è chi cerca di approfittarne e di imporsi sugli altri. A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta le persone più deboli».

La risposta della cooperativa fu quella di mettersi al servizio della popolazione. Racconta, nella nostra intervista, che si mobilitò anche la comunità terapeutica di Sovereto, per rimuovere il fango dalle abitazioni e liberare i locali invasi dall’acqua.

«Ci mettemmo a disposizione con tutta la comunità terapeutica. Andammo a pulire le case e a sgomberare i sotterranei, compresi quelli realizzati abusivamente. C’era tantissimo lavoro da fare e le persone avevano bisogno di aiuto».

Anche i malati terminali vollero dare una mano

Tra i ricordi più forti di De Lucia c’è quello dei malati ospitati nella casa di accoglienza per persone affette da Aids in fase terminale, una realtà che aveva accompagnato persone particolarmente fragili in anni in cui le possibilità di cura erano molto limitate.

«Portammo con noi anche quei ragazzi. Erano malati, molto deboli, e purtroppo molti di loro sono morti negli anni successivi. Quel giorno, però, vollero dare il loro contributo. Con gli strumenti che avevamo a disposizione, anche seduti su una sedia, aiutarono a togliere il fango».

Un’immagine che, a distanza di trent’anni, conserva tutta la sua forza: persone che avevano bisogno di assistenza e protezione capaci, a loro volta, di mettersi al servizio degli altri. Non soltanto destinatari di solidarietà, dunque, ma protagonisti di una risposta collettiva alla tragedia.

«Gli ultimi sono quelli più sensibili»

Nel racconto di Pino De Lucia, l’alluvione del 1996 non è soltanto la memoria di una città ferita. È anche la testimonianza di una solidarietà nata dal basso, in cui chi aveva meno risorse e maggiori difficoltà personali riuscì a offrire un aiuto concreto.

«Lo dico sempre: saranno gli ultimi a salvare il mondo. Sono proprio loro, quelli che sembrano fragili o che fragili lo sono davvero, ad avere spesso una sensibilità particolare verso gli altri».

La conclusione della sua testimonianza è affidata a una convinzione maturata attraverso anni di lavoro sociale e confermata, quel giorno, dalle immagini viste a Fondo Gesù. «Quando queste persone si mettono insieme, diventano una grande forza».

Pino De Lucia - Foto Redazione
Foto: Redazione

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