Tre cicogne bianche nate in Calabria diventano il simbolo che unisce

Il progetto di monitoraggio della cicogna bianca in Calabria unisce ricerca scientifica e memoria

A cura di Redazione
07 luglio 2026 22:21
Tre cicogne bianche nate in Calabria diventano il simbolo che unisce  - Foto: Uff. Stampa Lipu Rende
Foto: Uff. Stampa Lipu Rende
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Simone, Carmine e Mathias non sono soltanto i nomi di tre cicogne bianche. Sono il simbolo di un progetto capace di intrecciare ricerca scientifica, coinvolgimento delle comunità e memoria, dimostrando come il monitoraggio della fauna selvatica possa trasformarsi anche in un racconto di emozioni e legami.

Le tre cicogne sono nate in Calabria nella primavera del 2024 e sono state inanellate nell’ambito del progetto di monitoraggio della cicogna bianca realizzato in collaborazione con Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra). A ciascun esemplare è stato assegnato il nome di una persona cara, scelto da chi ha voluto affidare simbolicamente un ricordo al viaggio di uno degli uccelli migratori più affascinanti d’Europa.

Un gesto semplice, ma dal forte valore simbolico, compiuto nella consapevolezza che, dopo la partenza dal nido, probabilmente non si sarebbe più avuta notizia di quelle cicogne.

Dal 2019 a oggi, in Calabria sono stati inanellati 168 pulli di cicogna bianca. Di questi, soltanto 20 sono stati successivamente osservati, pari a circa il 12% del totale. Un dato che, seppur apparentemente contenuto, rispecchia le difficoltà naturali della specie: il primo anno di vita rappresenta infatti la fase più delicata, caratterizzata da un’elevata mortalità che riduce le possibilità di ritrovare gli individui inanellati.

Le osservazioni raccolte negli anni hanno comunque fornito informazioni preziose per la ricerca. La maggior parte delle cicogne individuate è stata rilevata nelle aree di nascita e alcuni esemplari sono tornati negli stessi territori per riprodursi, dando origine a nuovi pulli che, a loro volta, sono stati inanellati. Dati fondamentali per comprendere la dinamica della popolazione e seguire l’espansione della specie in Calabria.

Il progetto “Un nome per la Cicogna” aggiunge però alla dimensione scientifica un elemento ulteriore: il valore del ricordo. Ogni nuova osservazione diventa così un momento di emozione, perché restituisce vita e movimento a un nome affidato al viaggio di un animale migratore.

Tra le storie più significative ci sono quelle di Simone (PA713) e Carmine (PA716), nate nella Valle del Crati nell’aprile 2024 e inanellate il 30 maggio dello stesso anno, e quella di Mathias (PA720), nata nella Piana di Sibari alla fine di aprile e inanellata il 5 giugno 2024. Dopo l’involo, avvenuto alla fine di giugno, dei tre esemplari si erano perse le tracce per quasi due anni.

Poi sono arrivati nuovi segnali.

Il 19 aprile di quest’anno il fotografo naturalista e socio LIPU Pierluigi Sacchetti ha immortalato Carmine mentre sorvolava il versante calabrese dello Stretto di Messina. Pochi giorni dopo, il 5 maggio, è stata osservata anche Mathias a Ferramonti di Tarsia, dove i volontari LIPU Roberto Santopaolo e Maurizio Zazzaro l’hanno identificata mentre sostava insieme a un gruppo di diciotto cicogne. Nei giorni successivi l’esemplare è stato nuovamente avvistato nella stessa area, confermandone la presenza.

La storia di Simone è forse la più sorprendente. Il 25 giugno, durante il monitoraggio di un nido in Valle del Crati, i volontari LIPU Maria Corrado ed Ernesto Napolitano hanno osservato una cicogna in volo, poi posatasi su un traliccio nelle vicinanze. Solo dopo aver analizzato le fotografie è stato possibile identificarla: sull’animale era presente un anello identificativo che ha permesso di riconoscere proprio Simone (PA713), tornata a pochi chilometri dal luogo in cui era nata.

I tre esemplari hanno già affrontato almeno una, e probabilmente due, migrazioni complete tra la Calabria e l’Africa, percorrendo migliaia di chilometri. Il fatto che un nome legato a un ricordo personale continui idealmente a viaggiare insieme a loro rende ogni nuovo avvistamento ancora più significativo.

L’esperienza dimostra come la ricerca scientifica possa diventare anche uno strumento di divulgazione e partecipazione collettiva. Le storie delle persone e quelle delle cicogne si intrecciano lungo le rotte migratorie, ricordando che la natura non custodisce soltanto biodiversità, ma anche memoria, speranza ed emozioni.

Ogni segnalazione di una cicogna inanellata rappresenta dunque un importante contributo scientifico, ma anche il ritorno di un ricordo che continua a volare. È questo il legame profondo tra uomo e natura che il progetto “Un nome per la Cicogna” intende raccontare e valorizzare.

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