Suor Loredana, Ufficio Migrantes: “Accoglienza umana per non contare più morti in mare”

Nel primo venerdì di Quaresima il momento di raccoglimento per le vittime del naufragio. Suor Loredana Pisani: «Come possiamo accogliere in modo umano, dignitoso e propositivo?»

A cura di Redazione
24 febbraio 2026 08:00
Suor Loredana, Ufficio Migrantes: “Accoglienza umana per non contare più morti in mare” - Foto Redazione
Foto Redazione
Condividi

Il primo venerdì di Quaresima, a Isola di Capo Rizzuto, si è tenuto un intenso momento di preghiera in memoria delle vittime della tragedia di Steccato di Cutro, il naufragio che ha segnato in modo indelebile la coscienza collettiva della Calabria e dell’intero Paese. Un raccoglimento carico di dolore, ma anche di domande profonde, nel segno della vicinanza ai familiari delle vittime e dell’impegno a non dimenticare.

A margine della celebrazione, la riflessione si è concentrata sul senso umano e antropologico delle migrazioni, richiamato anche da monsignor Checchinato, e sulla necessità di interrogarsi non solo sul fenomeno in sé, ma sulle responsabilità di una società che continua ad assistere a tragedie in mare. A dare voce a questo interrogativo è stata suor Loredana Pisani, dell’Ufficio Migrantes di Crotone, che ha posto al centro lo sguardo dei familiari delle vittime e delle famiglie costrette a partire.

«Dal punto di vista dei familiari delle vittime oggi l’uomo su cosa si deve interrogare? Dal punto di vista dei familiari delle vittime non si deve interrogare sulla questione che anche monsignor Checchinato ha messo in evidenza, che è quella antropologica: cioè le emigrazioni sono un fenomeno naturale», ha spiegato la religiosa, richiamando la dimensione storica e umana delle migrazioni.

«Di conseguenza una famiglia quando parte, parte perché ha bisogno di guardare il futuro con speranza. E se la speranza significa entrare in una barca, purtroppo dover pagare anche con i pochi soldi che rimangono anche coloro che li trasporteranno, questo a volte diventa l’unica soluzione», ha aggiunto, sottolineando la disperazione che spinge intere famiglie ad affidare la propria vita al mare.

Il cuore della riflessione resta la ferita aperta di Steccato di Cutro, dove famiglie intere sono state spezzate. «È questa la domanda che noi ci dobbiamo porre: com’è possibile che il fenomeno migratorio debba portare delle famiglie disperate e quindi familiari che poi devono assistere alla distruzione anche di parte della famiglia, come è stato nella tragedia di Steccato di Cutro», ha detto suor Loredana.

Da qui l’appello a un cambio di passo nelle politiche e nelle coscienze. «Com’è possibile che non possiamo regolare il fenomeno migratorio in modo umano, in modo propositivo, accogliendo – come diceva anche Papa Francesco – i migranti, però orientandoli come risorsa del nostro territorio, della nostra terra, della nostra Europa», ha rimarcato, indicando nell’accoglienza una possibilità concreta di futuro condiviso.

Una sfida complessa che non può ricadere su un solo livello della società. «Sicuramente è una domanda che ha tante risoluzioni, ma soprattutto tante problematiche. Ci vuole certamente una sinergia comune di tanti ambiti, dalle istituzioni al semplice cittadino», ha evidenziato la responsabile dell’Ufficio Migrantes. E il punto di arrivo resta uno: «Credo che questa sia la domanda: come possiamo far sì che le persone possano essere accolte nella maniera più umana, dignitosa e anche propositiva per il nostro territorio».

Il momento di preghiera a Isola di Capo Rizzuto ha così rilanciato, nel silenzio raccolto della Quaresima, una domanda che continua a interpellare coscienze, perché nessun’altra famiglia debba piangere i propri cari sulle spiagge del Mediterraneo.

Segui CalabriaOk