Steccato di Cutro, i familiari delle vittime tornano davanti al Tribunale
Martedì 24 febbraio alle 14 sit-in e conferenza stampa: “Non ci avete dato giustizia né mantenuto le promesse”
Martedì 24 febbraio alle ore 14, davanti al Tribunale di Crotone, i parenti delle vittime della strage di Steccato di Cutro torneranno a far sentire la propria voce alla vigilia della ripresa del processo. A tre anni dal naufragio del 26 febbraio 2023, i familiari e i sopravvissuti della “Summer Love” denunciano di sentirsi dimenticati e chiedono verità, giustizia e il rispetto delle promesse ricevute dalle istituzioni italiane.
In una lettera indirizzata al “nostro Paese”, resa pubblica in vista della conferenza stampa, i familiari scrivono parole dure: vivere senza giustizia è “un dolore quotidiano”, aggravato dalla sensazione che, con il passare del tempo, l’attenzione si sia affievolita. Ricordano le promesse sui ricongiungimenti familiari e sui corridoi umanitari, mai concretizzate, e annunciano che continueranno a tornare in Italia “per guardarvi negli occhi e chiedervi: perché vi siete dimenticati di noi?”.
La strage di Cutro – costata la vita a oltre novanta persone, tra cui molti bambini, in gran parte provenienti dall’Afghanistan – viene definita dai familiari “una strage annunciata”, non una fatalità del destino. Nelle dichiarazioni diffuse in occasione delle precedenti commemorazioni, alcune parenti delle vittime hanno parlato apertamente di negligenze e responsabilità istituzionali, chiedendo che il processo accerti ogni colpa e che chi ha sbagliato venga individuato e punito.
Tra le testimonianze annunciate per il 24 febbraio ci sono donne afghane che hanno perso fratelli, cognate, nipoti, mariti e figli. Storie di fughe attraverso Iran, Turchia, Grecia e Bosnia, di viaggi disperati verso l’Europa e di famiglie spezzate tra le onde davanti alle coste calabresi. C’è chi chiede un visto umanitario per poter visitare le tombe dei propri cari, chi denuncia le condizioni dei rifugiati nei Paesi di transito, chi sollecita il rispetto delle promesse fatte dal governo italiano nei giorni successivi al naufragio.
Alla mobilitazione hanno già aderito numerose associazioni italiane e internazionali, realtà impegnate sui diritti umani, parlamentari europei, missionari, medici e attivisti. L’obiettivo dichiarato è non lasciare sole le famiglie e mantenere viva l’attenzione su una delle pagine più drammatiche della storia recente del Paese.
“Queste parole sono pietre”, scrivono i familiari, sottolineando che dal 2023 ad oggi, per loro, nulla è cambiato. Martedì, davanti al Tribunale, torneranno a chiedere che la notte di Steccato di Cutro non resti solo una data da commemorare, ma diventi un punto di svolta in nome della verità e della giustizia.