Scienze Sociali In Scena entra nel progetto nazionale “Fare Sud”

Il progetto ideato da Davide Costa selezionato tra oltre 300 candidature da tutto il Mezzogiorno

A cura di Redazione
23 gennaio 2026 08:13
Scienze Sociali In Scena entra nel progetto nazionale “Fare Sud” -
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CatanzaroScienze Sociali In Scena, progetto di divulgazione scientifica in chiave teatrale ideato da Davide Costa, assegnista di ricerca presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, è stato selezionato per entrare a far parte del progetto editoriale nazionale “Fare Sud. Abitare l’Immaginario Civico nel Meridione”, promosso da Scatola di Latta, realtà culturale indipendente impegnata nella valorizzazione delle pratiche civiche, artistiche e sociali che raccontano un Sud contemporaneo, vitale e generativo.

Tra oltre 300 candidature provenienti da tutto il Sud Italia, Scienze Sociali In Scena si è distinto per coerenza con la visione del progetto editoriale, rilevanza territoriale e impatto civico, contribuendo alla costruzione di un vero e proprio atlante vivo del Meridione possibile, capace di superare stereotipi e narrazioni marginalizzanti.

Tutte le esperienze candidate sono state valutate da un gruppo di dieci lettori esperti, selezionati per competenze nel giornalismo, nella ricerca sociale e nella progettazione culturale, garantendo un processo di selezione rigoroso e approfondito. Tra i valutatori figurano Celestino Barbato, giornalista RAI, Diana Ligorio, giornalista e scrittrice, Maria Cristina Fraddosio, giornalista investigativa e videoreporter, e Valeria Nicoletti, giornalista e autrice, insieme ad altri professionisti impegnati nel racconto dei territori e delle aree interne del Paese.

Scienze Sociali In Scena è un progetto di divulgazione scientifica innovativa, che trasforma la ricerca accademica in esperienza teatrale, emotiva e partecipata. Ideato da Davide Costa, autore di oltre 90 pubblicazioni scientifiche internazionali e quattro saggi, il progetto nasce in collaborazione con Anna Rotundo, fotografa “perturbante”, la cui ricerca visiva dialoga con i temi sociali portati in scena.

L’obiettivo è rendere accessibili, coinvolgenti e comprensibili i contenuti delle scienze sociali, restituendo alla ricerca la sua funzione pubblica, critica e civile. Il teatro diventa così spazio di comunicazione, formazione e apprendimento, capace di attivare consapevolezza e partecipazione. A meno di due anni dalla sua fondazione, il progetto conta già 11 eventi teatrali e culturali, realizzati in contesti differenti e rivolti a pubblici eterogenei.

Accanto agli spettacoli dal vivo, Scienze Sociali In Scena ha sviluppato anche docufilm originali e il podcast “Scienze Sociali In Scena”, la cui prima stagione ha ottenuto un successo inatteso, diventando virale e raggiungendo un pubblico molto ampio. Da poco approdato su Spotify, il podcast rappresenta un primato assoluto: è l’unico sulla piattaforma italiana a trattare temi delle scienze sociali con un linguaggio narrativo, teatrale e critico.

Il progetto si avvale della collaborazione di diverse realtà associative e scientifiche, tra cui Vitambiente, presieduta dall’avvocato Pietro Marino, e il CIFL – Centro Interuniversitario di Flebolinfologia, diretto dal professor Raffaele Serra, ordinario all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Scienze Sociali In Scena è un progetto autonomo e autofinanziato, fondato sulla convinzione che solo la libertà creativa e intellettuale possa garantire una ricerca realmente indipendente.

Nel 2024 il progetto è stato presentato, su invito, anche al Freud Museum di Vienna, portando la divulgazione scientifica teatrale in un contesto internazionale di grande prestigio. Nel dicembre 2025 ha inoltre esordito nella produzione di due docufilm, entrambi diretti da Davide Costa: uno dedicato alla vita del professor Vittorio Emanuele Andreucci, padre della nefrologia italiana, e “Beyond the Binary”, adattamento audiovisivo dell’omonimo saggio, dedicato ai temi dell’identità e del genere nei contesti sanitari contemporanei.

L’ingresso di Scienze Sociali In Scena in Fare Sud rappresenta un riconoscimento importante non solo per il progetto, ma per una visione di divulgazione che nasce nei territori, li attraversa e torna alle comunità sotto forma di racconto, immaginario e possibilità. Perché quando il sapere diventa voce, corpo ed emozione, il Sud smette di essere periferia e torna a essere orizzonte.

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