Sanità a Catanzaro, Bruno: «Servono tecnologie, non nuovi edifici»

Il capogruppo di Tridico Presidente rilancia il tema del futuro del Pugliese e dell’assistenza territoriale: «Il Comune faccia di più»

A cura di Redazione
09 settembre 2026 11:00
Sanità a Catanzaro, Bruno: «Servono tecnologie, non nuovi edifici» - Foto Uff. Stampa Tridico Presidente
Foto Uff. Stampa Tridico Presidente
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CATANZARO – Più tecnologie, meno cemento e una rete territoriale capace di sostenere il sistema ospedaliero. È questa, in sintesi, la linea indicata da Enzo Bruno, capogruppo regionale di Tridico Presidente, nel dibattito sul futuro della sanità a Catanzaro.

Al centro della discussione resta soprattutto il destino dell'ospedale Pugliese, mentre si attende la relazione della commissione del Politecnico di Milano incaricata dalla Regione di valutare le prospettive del sistema sanitario catanzarese.

Bruno invita però a non concentrare il confronto esclusivamente sulla realizzazione di nuove strutture. Secondo il consigliere regionale, la città dispone già di importanti presidi tra Germaneto e viale Pio X, con laboratori, servizi specialistici e strutture di recente realizzazione o in fase di completamento.

Da qui la sua posizione: per garantire gli 850 posti letto previsti non sarebbe necessario puntare su una nuova stagione di grandi opere edilizie, ma soprattutto sull'ammodernamento dell'esistente.

«Catanzaro non ha bisogno di altro cemento», sostiene Bruno, indicando come priorità gli investimenti in informatica, robotica e intelligenza artificiale, insieme agli interventi strutturali ritenuti realmente necessari. Tra questi viene indicato in particolare il Pronto soccorso di Germaneto.

Nel mirino del capogruppo regionale finisce anche il dibattito sulle possibili destinazioni del Pugliese, sul quale nelle ultime settimane sono state avanzate diverse ipotesi. Bruno giudica alcune delle proposte emerse come poco aderenti alle reali esigenze della città e rivendica la posizione già espressa dal suo gruppo negli ultimi mesi.

Ma per il consigliere regionale il problema non riguarda soltanto gli ospedali. Una parte decisiva della sfida sanitaria passa infatti dall'organizzazione dei servizi sul territorio.

In questo quadro, Bruno guarda alle Case della comunità, evidenziando differenze tra le strutture previste in città. Quella di viale Crotone, a suo giudizio, potrebbe rispondere alle esigenze di aree come Lido e Santa Maria, mentre maggiori perplessità vengono espresse sulla struttura di via Acri.

Il nodo principale sarebbe rappresentato dalla sua capacità di servire un territorio molto ampio, comprendente il centro cittadino e diverse aree della zona nord e occidentale, fino a Sant'Elia, Gagliano, Mater Domini e De Filippis.

Per Bruno, in una città che si sviluppa per circa 25 chilometri, non sarebbe sufficiente ragionare soltanto sulla quantità di popolazione teoricamente servita da una struttura. Vanno considerati anche collegamenti, accessibilità e disponibilità di parcheggi.

La conclusione dell'esponente di Tridico Presidente è quindi un appello alle istituzioni cittadine: il gruppo regionale, assicura Bruno, continuerà a occuparsi del tema della sanità nel capoluogo, ma «ci saremmo aspettati di più dalle altre istituzioni, a partire dal Comune di Catanzaro».

Il confronto sul futuro della sanità catanzarese resta dunque aperto: da una parte il destino del Pugliese, dall'altra la necessità di rendere più efficiente una rete territoriale che, secondo Bruno, deve necessariamente viaggiare insieme alla qualità dell'assistenza ospedaliera.

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