San Dionigi, il primo vescovo di Crotone: sulla statua la mitra appartenuta a monsignor Raimondi

Il patrono della città porta sul capo un segno della storia recente della Chiesa crotonese: la mitra del vescovo Pietro Raimondi, alla guida della diocesi dal 1946 al 1971. Sulle infule è ancora visibile il suo stemma episcopale

A cura di Redazione
03 ottobre 2026 13:00
San Dionigi, il primo vescovo di Crotone: sulla statua la mitra appartenuta a monsignor Raimondi - Foto: Redazione
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C’è un legame particolare, quasi un filo che attraversa i secoli, nella statua di San Dionigi Areopagita, patrono e primo vescovo di Crotone. Sul capo del santo, infatti, non c’è una mitra qualunque: quella che completa l’immagine del patrono della città appartenne a monsignor Pietro Raimondi, il vescovo che guidò la Chiesa crotonese per venticinque anni, dal 1946 al 1971.

Un dettaglio che potrebbe sfuggire a uno sguardo veloce, ma che racconta molto della storia religiosa della città. Sulle infule della mitra, infatti, è ancora riconoscibile lo stemma episcopale di monsignor Raimondi, rendendo immediatamente visibile la provenienza di questo prezioso oggetto liturgico. La mitra rossa posta sul capo della statua di San Dionigi è stata infatti identificata come quella indossata dal presule durante il suo episcopato.

San Dionigi, all'origine della Chiesa crotonese

La tradizione cristiana lega San Dionigi Areopagita alle origini della comunità cristiana di Crotone. Greco, membro dell'Areopago di Atene e convertito alla predicazione di San Paolo, Dionigi è venerato dalla città come colui che portò il cristianesimo sulle rive dello Ionio e divenne il primo vescovo della comunità crotonese. La diocesi di Crotone è considerata una delle più antiche sedi episcopali dell'Italia meridionale.

Quella mitra appartenuta a Pietro Raimondi

Ed è proprio osservando la mitra che la storia del patrono incontra quella di un altro vescovo, vissuto molti secoli dopo.

Pietro Raimondi fu eletto vescovo di Crotone nel 1946 e fece il suo ingresso solenne in città il 29 settembre dello stesso anno. Rimase alla guida della diocesi fino al 1971, per un episcopato lungo un quarto di secolo.

Furono gli anni della ricostruzione del dopoguerra, ma anche quelli della grande trasformazione della Chiesa cattolica con il Concilio Ecumenico Vaticano II. Raimondi accompagnò la comunità crotonese in questa fase di cambiamento, consegnando al suo successore, monsignor Giuseppe Agostino, una Chiesa chiamata a proseguire il cammino di rinnovamento avviato negli anni precedenti.

La mitra che oggi si trova sulla statua di San Dionigi porta così con sé una traccia concreta di quell'episcopato. Sul tessuto delle infule è infatti presente lo stemma episcopale di monsignor Raimondi, quasi a lasciare il nome del vescovo accanto a quello del primo pastore della Chiesa crotonese.

È un particolare che unisce due figure lontanissime nel tempo: Dionigi, alle origini della comunità cristiana, e Raimondi, uno dei vescovi che ne ha segnato la storia contemporanea.

Il ricordo del “vescovo del popolo”

La figura di Pietro Raimondi è rimasta particolarmente viva nella memoria dei fedeli. La causa di beatificazione e canonizzazione del presule è stata avviata e Raimondi è indicato come Servo di Dio. La documentazione dedicata alla causa ricorda anche gli appellativi con cui veniva ricordato dal popolo: “vescovo vicino al suo popolo”, “vescovo-parroco” e “vescovo amato dal suo popolo”.

Il suo motto episcopale era “In tenebris lucet”, “Nelle tenebre splende”. Una frase che oggi acquista una particolare forza se accostata alla statua di San Dionigi: il primo vescovo della tradizione crotonese porta sul capo proprio la mitra appartenuta a un altro vescovo che, quasi duemila anni dopo, avrebbe guidato la stessa comunità.

Non è soltanto un oggetto liturgico. Quella mitra è una piccola pagina di storia della Chiesa di Crotone, conservata sulla statua del suo patrono.

E così, quando San Dionigi viene portato davanti ai fedeli, insieme alla devozione per il santo riaffiora anche la memoria di monsignor Pietro Raimondi. Il primo vescovo e un vescovo del Novecento si ritrovano simbolicamente sulla stessa statua: uno rappresenta le origini della Chiesa crotonese, l'altro una delle sue stagioni più recenti e significative.

Danilo Ruberto

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