Rocca di Neto, scavi senza autorizzazioni in un sito protetto: sequestrati un terreno e i mezzi, cinque indagati

Scavi su circa 10mila metri quadrati nella Zona di Protezione Speciale “Marchesato e Fiume Neto”: sequestrati terreno, inerti e mezzi meccanici. Cinque persone denunciate

A cura di Redazione
20 ottobre 2026 20:45
Rocca di Neto, scavi senza autorizzazioni in un sito protetto: sequestrati un terreno e i mezzi, cinque indagati - Foto Redazione
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Rocca di neto - Un’area di circa 10mila metri quadrati trasformata, secondo l’ipotesi investigativa, in un sito di estrazione di materiale inerte senza le necessarie autorizzazioni. È quanto emerso dai controlli condotti dai Carabinieri Forestali nel territorio di Rocca di Neto, dove un intervento a tutela dell’ambiente ha portato al sequestro del terreno e dei mezzi utilizzati per i lavori.

L’attività ha interessato la Zona di Protezione Speciale “Marchesato e Fiume Neto”, un territorio inserito nella rete europea Natura 2000 e sottoposto a misure di tutela per il suo valore naturalistico. Un contesto nel quale gli interventi sul suolo devono rispettare specifiche prescrizioni ambientali e paesaggistiche.

A condurre gli accertamenti sono stati i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Santa Severina insieme a quelli del Nucleo Carabinieri Parco di Cotronei. Le verifiche avrebbero permesso di ricostruire una serie di operazioni di movimentazione del terreno e prelievo di inerti effettuate, secondo quanto contestato, in assenza dei necessari titoli autorizzativi.

Sotto sequestro terreno, materiale estratto e macchinari

Il provvedimento ha riguardato l’intera superficie interessata dagli scavi, pari a circa 10mila metri quadrati. I militari hanno inoltre sottoposto a sequestro il materiale già prelevato e i mezzi che sarebbero stati impiegati nelle operazioni, tra cui un escavatore meccanico e un autocarro.

Cinque le persone denunciate in stato di libertà. Si tratta, secondo le informazioni diffuse sull’operazione, di soggetti riconducibili alle imprese coinvolte nei lavori, tra titolari e operai, oltre al proprietario del terreno.

Le ipotesi di reato

Gli accertamenti hanno fatto emergere ipotesi di reato che comprendono l’esercizio abusivo dell’attività estrattiva, l’inquinamento ambientale, il danneggiamento o deterioramento di habitat protetti e il deturpamento di bellezze naturali.

La vicenda richiama l’attenzione sulla necessità di vigilare sulle trasformazioni del territorio, soprattutto quando riguardano aree riconosciute di particolare interesse ecologico. La tutela di questi luoghi passa anche dal controllo delle attività estrattive e dalla verifica del rispetto delle autorizzazioni previste dalla normativa.

Le responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle sedi competenti. Le denunce rappresentano una contestazione nell’ambito delle indagini e non equivalgono a una condanna.

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