Riutilizzo delle acque reflue, in Calabria parte il percorso per una nuova gestione della risorsa idrica

La Quarta Commissione avvia l’esame della proposta di legge del consigliere regionale Enzo Bruno

A cura di Redazione
08 luglio 2026 22:45
Riutilizzo delle acque reflue, in Calabria parte il percorso per una nuova gestione della risorsa idrica - Foto: Uff. Stampa Enzo Bruno - Tridico Presidente
Foto: Uff. Stampa Enzo Bruno - Tridico Presidente
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Catanzaro - Apprezzamenti per l’impianto del provvedimento e un confronto proficuo che ha già consentito di recepire le indicazioni formulate dall'Area giuridica del Consiglio regionale: è questo l'esito dell’avvio dell'esame in Quarta Commissione della proposta di legge sul riutilizzo delle acque reflue urbane presentata dal consigliere regionale Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente.

Nel corso della seduta, Bruno ha espresso soddisfazione per il clima di confronto registrato, ringraziando i colleghi commissari per la disponibilità dimostrata e sottolineando come il testo sia stato ulteriormente migliorato recependo le osservazioni tecniche formulate dagli uffici legislativi, senza alterarne l'impianto originario. Un provvedimento che, come evidenziato anche nell'Analisi tecnico-normativa dell’Area giuridica, nasce per colmare un vuoto normativo che ancora caratterizza la Calabria sul riutilizzo delle acque reflue, attraverso una disciplina organica coerente con la normativa nazionale ed europea.

«Questa proposta di legge è il frutto dell'esperienza che ho maturato negli ultimi anni occupandomi, anche come funzionario regionale, del sistema della depurazione. È una battaglia che nasce dalla conoscenza diretta di questo settore e dalla convinzione che la Calabria abbia bisogno di una visione nuova nella gestione della risorsa idrica», ha spiegato Bruno.

Il consigliere regionale ha ricordato anche l'origine dell'iniziativa legislativa, nata da una riflessione condivisa con l'ex medico provinciale Luigi Lazzaro, che durante la presentazione di un volume dedicato alla depurazione osservò come «il mare può ricevere solo l'acqua meteorica», una considerazione che ha spinto a immaginare una diversa gestione della risorsa idrica.

«L'aspetto più importante emerso anche dall'Analisi tecnico-normativa dell'Area giuridica del Consiglio regionale – ha sottolineato Bruno – è il riconoscimento che questa proposta contribuisce a colmare l'assenza di una disciplina organica regionale sul riutilizzo delle acque reflue, attraverso disposizioni di carattere programmatorio coerenti con la normativa nazionale ed europea. Per me questo rappresenta un punto fondamentale».

La proposta introduce un modello ispirato ai principi dell'economia circolare e della sostenibilità, prevedendo il riutilizzo delle acque affinate per usi irrigui, industriali, civili, ambientali e antincendio, il censimento delle infrastrutture, la progressiva separazione delle reti delle acque reflue e meteoriche, il recupero dei nutrienti contenuti nei fanghi, il potenziamento dell'efficienza energetica degli impianti, la fitodepurazione nei piccoli centri e un rafforzamento dei controlli a tutela della salute pubblica.

«Troppo spesso ambiente ed economia vengono considerati interessi contrapposti. Io ritengo invece che un sistema ambientalmente corretto debba essere anche economicamente sostenibile. Solo così può produrre benefici duraturi per le comunità», ha affermato Bruno.

Nel corso dell'istruttoria è stato inoltre presentato un testo coordinato che recepisce integralmente i rilievi dell'Area legislativa del Consiglio regionale. «Le osservazioni – ha spiegato – non mettono in discussione l'impianto della proposta né la sua legittimità costituzionale, ma contribuiscono a migliorarne il coordinamento con la normativa vigente e la qualità tecnica del testo».

Bruno ha infine ribadito che la proposta non comporta nuovi oneri per il bilancio regionale e punta a creare le condizioni per utilizzare in maniera più efficace le risorse nazionali ed europee destinate al settore, auspicando che il confronto in Commissione conduca all'approvazione di una legge moderna e capace di affrontare una delle principali sfide ambientali della Calabria.

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