Reti territoriali e lavoro etico, la sfida lanciata da Humus Job a Crotone

Concluso il percorso formativo della Pastorale sociale. Naviglia: «La fiducia è l’unica medicina contro rassegnazione»

A cura di Redazione
10 giugno 2026 09:56
Reti territoriali e lavoro etico, la sfida lanciata da Humus Job a Crotone - Foto: Redazione
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Si è concluso nei locali della Curia Arcivescovile di Crotone il percorso di formazione promosso dalla Vicaria “Vita sociale e carità” dell’Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina, con un ultimo appuntamento dedicato al tema delle reti territoriali e dello sviluppo di comunità.

Il workshop, dal titolo “Rete, Sviluppo di Comunità e Visione Futura - Costruire e gestire reti territoriali”, è stato guidato da Claudio Naviglia di Humus Job e ha coinvolto operatori e gruppi impegnati quotidianamente nel sociale sul territorio crotonese. Al centro dell’incontro, la necessità di costruire relazioni e collaborazioni capaci di generare nuove opportunità di sviluppo e occupazione etica.

Secondo Naviglia, il concetto di “fare comunità” rappresenta una sfida fondamentale per il presente. «Oggi quel bisogno reciproco che caratterizzava le comunità del passato non esiste più. Per questo occorre ritrovare un senso condiviso, darsi obiettivi concreti e affrontare insieme problemi complessi che da soli non riusciremmo a risolvere», ha spiegato. Per il relatore, la costruzione di reti efficaci passa anche attraverso strumenti innovativi di progettazione e monitoraggio, capaci di trasformare la collaborazione in risultati tangibili.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema del lavoro etico, da sempre al centro dell’attività di Humus Job. Naviglia ha illustrato il modello dei contratti di rete tra imprese, che permette la condivisione della manodopera attraverso il distacco dei dipendenti. «Condividere i dipendenti significa consentire alle piccole imprese di sostenere in maniera condivisa i costi di un’assunzione regolare e offrire ai lavoratori opportunità occupazionali più stabili, anche in settori caratterizzati dalla precarietà», ha sottolineato.

Nel corso dell’incontro è emerso anche il ruolo strategico dei gruppi ecclesiali e parrocchiali nel promuovere processi di sviluppo locale. «Svolgono un lavoro spesso invisibile di welfare di prossimità che sostiene le persone più fragili. Hanno tutte le premesse per diventare attivatori di comunità di rete, ma necessitano di strumenti aggiornati in materia di progettazione e comunicazione per amplificare l’impatto delle loro azioni», ha affermato Naviglia.

Parlando di Crotone, il relatore ha evidenziato due aspetti che lo hanno particolarmente colpito: la capacità di accoglienza e l’attenzione verso la tutela del territorio. «Mi ha sorpreso lo spirito con cui questa terra affronta la grande sfida delle migrazioni internazionali. Allo stesso tempo ho percepito una forte sensibilità sui temi della disoccupazione e della salvaguardia ambientale. Accoglienza e territorio possono diventare importanti motori di sviluppo e occupazione se governati attraverso percorsi condivisi», ha osservato.

Infine, una riflessione sul tema della rassegnazione, spesso indicata come uno degli ostacoli principali alla crescita delle comunità. «In tutta Italia incontro realtà ricche di talenti e opportunità che hanno però perso parte del loro ottimismo. Ottenere risultati concreti insieme può aiutare a recuperare fiducia. E la fiducia è l’unica medicina contro la rassegnazione e l’individualismo», ha dichiarato.

L’incontro con Claudio Naviglia ha rappresentato l’atto conclusivo di un percorso formativo più ampio che nei mesi scorsi aveva affrontato temi come “La fede come motore dell’impegno sociale” con Walter Magnoni, “Radici storiche e cause strutturali dell’arretratezza” con Girolamo Costabile e “Metodologie di Progettazione e Intervento Pastorale” con Valerio Linarello.

A tracciare il bilancio finale è stato il vicario don Girolamo Ronzoni, che ha ricordato come il cammino formativo rappresenti soltanto il punto di partenza. Ora, ha evidenziato, spetta agli operatori impegnarsi sul territorio per trasformare in azioni concrete i contenuti e gli strumenti acquisiti, facendo germogliare nuovi percorsi di crescita sociale e comunitaria nella diocesi.

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