Rende, all'Unical incontro con il cast di "Morte accidentale di un anarchico"
Un omaggio alla figura di Dario Fo nel centenario della sua nascita
Rende - All’Università della Calabria arriva un grande classico del teatro civile, una riscrittura viva e ironica del celebre testo di Dario Fo e Franca Rame, ancora oggi attuale e di lucida denuncia politica. Venerdì 13 febbraio, alle ore 20.30, al Teatro Auditorium Unicalandrà in scena “Morte accidentale di un anarchico”, regia di Giorgio Gallione, nell’ambito della Rassegna “L’Altro Teatro”, curata da Gianluigi Fabiano.
Alle ore 16.30, l’intero cast formato dagli attori Lodo Guenzi, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Matteo Gatta, Marco Ripoldi e Roberto Rustioni, incontrerà il pubblico all’interno del foyer del Teatro Auditorium Unical. L’incontro, organizzato in collaborazione con l’Università della Calabria e il CAMS (Comitato Arti Musica e Spettacolo dell’Unical), sarà moderato dal direttore artistico del TAU, Fabio Vincenzi.
Sarà l’occasione per gli studenti e il pubblico presente di addentrarsi nello spettacolo, che sta avendo enorme successo in tutta Italia. Nel centenario della nascita di Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, l’Unical rende omaggio a uno dei celebri maestri del panorama culturale italiano. Messa momentaneamente in pausa l’esperienza musicale con la band Lo Stato Sociale, Lodo Guenzi torna sul palcoscenico nei panni del Matto, figura centrale e detonatore comico-politico della vicenda. Il testo prende spunto dalla morte dell’anarchico Giuseppe Pinelli, precipitato il 15 dicembre 1969 dal quarto piano della Questura di Milano durante uno degli interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana. Un episodio archiviato come “malore attivo”, ma la genialità di Fo, evidente ancora oggi, è quella di ambientare questo avvenimento in un contesto ridicolmente grottesco, con protagonista e motore dell’azione un Matto, un moderno giullare affetto guarda caso da “istriomania” e che usa perciò il gioco comico, il travestimento, la maschera, lo sberleffo satirico come arma per smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere goffo e sfacciato (commissari, agenti e questori) che nega la verità e l’evidenza della propria degradazione.