Premio MUSA, riconoscimento al compositore crotonese Franco Eco per le sue musiche

Al Festival Mercurio d’Argento, a Massa, anche la prima presentazione pubblica della sua ricerca sulla paleoantropologia culturale

A cura di Redazione
10 settembre 2026 11:00
Premio MUSA, riconoscimento al compositore crotonese Franco Eco per le sue musiche - Foto Uff. Stampa Franco Eco
Foto Uff. Stampa Franco Eco
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Un nuovo riconoscimento per il compositore calabrese Franco Eco, che il 29 agosto, nell’ambito del Festival Mercurio d’Argento, a Massa, ha ricevuto il Premio MUSA della Critica Cinemusicale per la colonna sonora di Hadar – Il frutto di Dio, documentario diretto da Luca Brignone, prodotto da Pepito Produzioni e realizzato con il sostegno della Calabria Film Commission. Il film si è aggiudicato il riconoscimento nella categoria Miglior colonna sonora di Documentario, una delle tre sezioni previste dall’edizione 2026 del premio, insieme a Film e Serie TV.

Si tratta di un premio particolarmente significativo per Eco anche per il prestigio della giuria chiamata a valutare le colonne sonore in concorso, composta da critici, giornalisti e professionisti della musica per il cinema provenienti da importanti testate italiane e internazionali. La giuria è stata presieduta da Marco Testoni di Soundtrack City e Massimo Privitera, direttore di ColonneSonore.net. Ne hanno fatto parte, tra gli altri, Paolo Nizza di Sky TG24, Giuseppe Ceccato di TgCom24/Mediaset, Renato Marengo di Cinecorriere e Ciao 2001, Alessandro Boschi di Rai Radio 3 – Hollywood Party, Riccardo Giagni di Rai Radio 3, Alessandro De Rosa di RSI – Radio Svizzera e Rai Radio 3, Federico De Feo di Wired e Rolling Stone, Matteo Marino di Film TV, Cineforum e Filmcronache e Alberto Bazzurro di Musica Jazz. Per la componente internazionale, Jon Mansell di Movie Music International, Jonathan Broxton di Movie Music UK e Gorka Oteiza di SoundTrackFest.

Le musiche del compositore calabrese accompagnano il viaggio narrativo che attraversa la Calabria, New York, Tel Aviv e Gerusalemme per raccontare l’incontro tra la comunità ebraica e quella calabrese mediante la tradizione del cedro della Riviera dei Cedri, scelto ogni anno dai rabbini ortodossi per la celebrazione di Sukkot.

“Ringrazio la giuria per un premio che non mi aspettavo e Agostino Saccà, Mirco Da Lio e Luca Brignone per avermi dato questa possibilità – dichiara Eco –. In Hadar la musica attraversa due memorie, quella ebraica e quella calabrese: due culture mediterranee che nel rito, nella terra e nel simbolico scoprono di non essere poi così lontane. La musica non le racconta e non le accompagna: le lascia risuonare. Perché una memoria, quando ha bisogno di essere spiegata, forse ha già smesso di essere memoria. Il suono arriva prima della parola e qualche volta resta anche dopo”.

Durante il festival, inoltre, con un’attenzione particolare al rapporto tra musica, evoluzione e ricerca, Eco ha presentato anche il primo momento pubblico di un percorso di studi che sta portando avanti sulla paleoantropologia musicale, sviluppato nell’ambito della masterclass Dal flauto di Divje Babe dei Neanderthal all’intelligenza artificiale dei Sapiens.

La sua ricerca, ancora in corso e della quale a Massa è stata illustrata soltanto una prima fase, parte dall’ipotesi che la musica e l’organizzazione astratta del suono possano aver avuto un ruolo nello sviluppo del pensiero simbolico già prima della comparsa di Homo sapiens, nel mondo neandertaliano e forse in fasi precedenti all’evoluzione degli ominini.

Un approccio che riflette pienamente il modus operandi del compositore, da sempre interessato a esplorare la musica non soltanto come forma espressiva, ma come strumento di ricerca e indagine sui processi attraverso cui l’essere umano attribuisce significato ai suoni, alle immagini e alle esperienze. In questa prospettiva, il riconoscimento assume un valore che va oltre la singola colonna sonora: premia un modo di intendere la composizione come spazio di sperimentazione, relazione e conoscenza.

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