Petronà, successo per il primo concorso letterario nazionale dedicato a Pasquale Cavallaro

Antropos, Pro Loco e Noesis insieme per ricordare la storia dell’ex internato militare petronese deportato in Germania durante la Seconda guerra mondiale. Premiati poesia e racconto

A cura di Redazione
18 agosto 2026 11:00
Petronà, successo per il primo concorso letterario nazionale dedicato a Pasquale Cavallaro - Foto Uff. Stampa Pietro Marchio
Foto Uff. Stampa Pietro Marchio
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PETRONÀ (CZ) – Una giornata dedicata alla memoria, alla cultura e alla riscoperta di una pagina di storia che rischiava di cadere nell’oblio. Il 16 agosto 2026, a Petronà, si è svolta la cerimonia di premiazione del primo concorso letterario nazionale dedicato a Pasquale Cavallaro, ex Internato Militare Italiano (IMI) petronese che si oppose al fascismo e, dopo l’8 settembre 1943, venne deportato in Germania, dove rimase internato fino al 1945.

La data scelta per la premiazione assume un particolare significato nel percorso di memoria promosso dagli organizzatori: il 16 agosto 1924 venne infatti ritrovato il corpo dell'onorevole Giacomo Matteotti, assassinato dallo squadrismo fascista.

La vicenda di Cavallaro è tornata al centro dell’attenzione grazie al lavoro dell’associazione Antropos, al centro l’umanità, che dal 2020 porta avanti un percorso volto a preservarne la memoria e a far conoscere la sua storia alle nuove generazioni.

Una storia da non dimenticare

Cavallaro fu deportato in Germania nel 1943 e internato presso il campo di Bremervörde, struttura utilizzata anche per lo smistamento dei detenuti verso altri campi nazisti. La sua esperienza rappresenta una delle tante storie individuali che compongono la memoria degli italiani che, dopo l’armistizio, furono catturati e deportati perché rifiutarono di aderire al nazifascismo.

Il concorso ha scelto proprio la letteratura come strumento per mantenere vivo quel ricordo, trasformando la memoria individuale in una riflessione collettiva.

L’iniziativa è stata realizzata con la collaborazione della Pro Loco di Petronà e dell’associazione culturale Noesis, coinvolgendo i familiari di Cavallaro e la cittadinanza. Partner del concorso sono stati ANED Bologna, Istituto per la storia del movimento di liberazione “Egisto Cappellini”, ANPI intercomunale “Savina Bozzano”, Associazione Elba officinale e Benessererboristico.

Una giuria tra cultura, musica e ricerca storica

A valutare le opere in concorso una giuria composta da personalità provenienti da diversi ambiti culturali. Tra i giudici figurano il cantautore Mario Migliore, la professoressa Teresa Carpino e Alessio Soma, direttore scientifico dell’Istituto “Cappellini” di Urbino.

Nel corso dell’iniziativa sono stati inoltre trasmessi i videomessaggi della professoressa Marica Barbaritano, dell’antropologa Valentina Capalbo e della presidente di ANED Bologna, Giuliana Fornalè.

Una partecipazione che ha contribuito ad ampliare il significato dell’appuntamento, collegando la realtà di Petronà a una rete più ampia di associazioni, studiosi e realtà impegnate nella tutela della memoria storica.

I vincitori della sezione poesia

Per la sezione poesia, il primo premio è stato assegnato a Rosa Fuoco con Attraverso le tue parole.

Al secondo posto si è classificata Marina Lavigna con Nei campi, mentre il terzo premio è andato a Miriam Elia con Nella memoria di me bambina.

I vincitori della sezione racconti

Nella sezione racconti, primo classificato è risultato Nicola Sguera con Il vecchio e il bambino.

Secondo posto per Elisabetta Cossari, autrice di Radici e ali: la strada della memoria, mentre il terzo premio è stato assegnato a Maria Antonietta Mileto con Profumo di mare.

Il primo concorso nazionale “Pasquale Cavallaro” ha così trasformato la storia di un uomo di Petronà in un’occasione di confronto nazionale, affidando alla scrittura il compito di custodire una memoria che continua a interrogare il presente.

L’obiettivo dell’associazione Antropos, insieme alla Pro Loco, a Noesis e ai partner dell’iniziativa, è quello di proseguire questo percorso affinché la vicenda di Cavallaro e quella degli IMI non rimangano soltanto una pagina d’archivio, ma continuino a essere raccontate, studiate e trasmesse.

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