Petilia Policastro, il Calvario della Santa Spina e il richiamo alla fede vera del Vescovo Torriani
Nel santuario di Petilia Policastro l’arcivescovo Alberto Torriani riflette sul Calvario della Santa Spina: la devozione non resti rito ma diventi vita
Nel centro della Quaresima, nel Santuario della Santa Spina di Petilia Policastro, la comunità si è ritrovata ieri per uno dei momenti più sentiti della tradizione religiosa del territorio: il Calvario della Santa Spina, giunto quest’anno al 194° anniversario. La celebrazione eucaristica è stata presieduta dall’arcivescovo di Crotone - Santa Severina monsignor Alberto Torriani, che nella sua omelia ha richiamato i fedeli al significato più profondo della devozione, invitando a guardare oltre il rito per cogliere il cuore del messaggio evangelico.
Il Calvario della Santa Spina è una delle espressioni più intense della pietà popolare petilina: un cammino spirituale che accompagna i fedeli nel tempo quaresimale e che ruota attorno alla reliquia custodita nel santuario, simbolo della Passione di Cristo e segno di una fede tramandata da generazioni.
Durante la sua riflessione, l’arcivescovo Torriani ha richiamato una pagina del Vangelo di Marco, soffermandosi su una frase che – ha spiegato – rappresenta quasi una promessa per ogni credente: «Non sei lontano dal Regno di Dio». Parole che riconoscono un cammino già avviato nella fede, ma che allo stesso tempo pongono una domanda decisiva: cosa serve davvero per entrare nel Regno?
Il presule ha ricordato il dialogo tra Gesù e lo scriba, che comprende il centro della fede: amare Dio con tutto il cuore e amare il prossimo. Un’intuizione così profonda da portarlo ad affermare che questo amore vale più di ogni sacrificio. Proprio questo sguardo, ha spiegato l’arcivescovo, rende lo scriba vicino al Regno di Dio.
Rivolgendosi ai fedeli presenti nel santuario, Torriani ha riconosciuto il valore delle tradizioni devozionali che caratterizzano Petilia Policastro e il santuario della Santa Spina: pellegrinaggi, preghiere e riti che custodiscono la memoria della fede di un popolo e mantengono vivo il legame con Cristo.
Allo stesso tempo ha invitato a non fermarsi alla dimensione esteriore della religiosità. Quando la fede resta solo nei gesti o nelle tradizioni, ha osservato, anche le espressioni più sincere rischiano di diventare semplicemente consuetudine o folklore religioso. La fede, invece, è chiamata a trasformare il cuore, le relazioni e le scelte quotidiane.
Proprio per questo la Santa Spina non è soltanto una reliquia da venerare, ma un segno concreto della Passione di Cristo: una spina che ha ferito il capo di Gesù e che richiama l’amore vissuto fino in fondo, l’amore che si dona completamente.
Il vero passo verso il Regno di Dio – ha spiegato il presule – è trasformare le parole in vita, l’amore proclamato in amore concreto. È questo il senso più profondo della devozione: lasciare che ciò che si contempla davanti alla Croce diventi carità e misericordia nella vita di ogni giorno.
Così il Calvario della Santa Spina diventa non solo una tradizione religiosa, ma un invito alla conversione del cuore. Un cammino che, nel tempo della Quaresima, richiama ogni credente a vivere una fede autentica, capace di andare oltre il rito e diventare vita