Perugia, la cultura arbëresh entra al nido tra gioco, movimento e identità

Laboratorio educativo al nido di Perugia con Francesca Magnelli e il supporto di Fili Meridiani: danza, simboli e comunità per i bambini 0-3 anni

A cura di Redazione
06 marzo 2026 17:00
Perugia, la cultura arbëresh entra al nido tra gioco, movimento e identità - Foto US Fili Meridiani
Foto US Fili Meridiani
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Un’esperienza educativa ispirata alla cultura arbëresh ha preso forma in un nido d’infanzia di Perugia, coinvolgendo bambini tra i due e i tre anni in un’attività basata sul corpo, sul movimento e sulla relazione. L’iniziativa si inserisce in un progetto educativo volto a valorizzare il ruolo delle famiglie e delle identità culturali come risorsa pedagogica nella primissima infanzia.

L’attività è stata ideata e condotta da Francesca Magnelli, mamma di uno dei bambini e laureata all’Accademia di Belle Arti, che ha proposto un percorso ispirato alla tradizione arbëresh attraverso la vagha, il ballo tondo della cultura arbëreshe, il movimento collettivo e il gioco simbolico dell’aquila. Un’esperienza pensata per la fascia 0-3 anni, capace di stimolare attenzione, regolazione emotiva e senso di appartenenza senza ricorrere a spiegazioni verbali o a modalità didattiche frontali.

Durante l’attività i bambini si sono mossi in serpentina seguendo il ritmo della musica, accompagnati da immagini proiettate sullo sfondo che hanno contribuito a creare un ambiente immersivo. Il movimento condiviso ha permesso ai piccoli di sperimentare la sincronizzazione con il gruppo, la percezione dello spazio comune e il rispetto del tempo collettivo, ponendo le basi per lo sviluppo delle prime competenze sociali e relazionali.

Una seconda fase dell’esperienza ha introdotto un elemento educativo particolarmente significativo: il gioco simbolico dell’aquila, simbolo della bandiera albanese e delle comunità arbëreshe. I bambini sono stati invitati a “farla volare” con le mani correndo liberamente nello spazio; a un segnale preciso, l’aquila doveva tornare nel nido e tutti i bambini si fermavano.

La cultura arbëresh non è stata proposta come contenuto da apprendere, ma come esperienza da vivere. In questo modo l’identità culturale si è trasformata in un linguaggio universale, accessibile a tutti i bambini, indipendentemente dalla loro provenienza familiare o culturale.

A sostenere l’iniziativa, anche a distanza, è stata Fili Meridiani, realtà impegnata nella ricerca e nella valorizzazione delle comunità arbëresh, che ha fornito materiali visivi e contenuti culturali utilizzati durante l’attività. Un supporto che ha contribuito a costruire un ambiente immersivo e coerente, rafforzando il legame tra educazione, arte e patrimonio culturale.

«Questa esperienza dimostra come la cultura possa diventare uno strumento educativo potente già nella primissima infanzia», spiega Francesca Liuzzo, che ha seguito e sostenuto il progetto fornendo i materiali a distanza. «Anche senza essere fisicamente presenti, è possibile accompagnare percorsi educativi di qualità, mettendo in circolo immagini, simboli e contenuti che aiutano i bambini a vivere la cultura come esperienza e non come nozione».

L’iniziativa rappresenta un esempio concreto di come le culture minoritarie possano entrare nei servizi educativi urbani non come elemento folklorico da spiegare, ma come linguaggio universale da condividere. Un modello replicabile che valorizza l’alleanza tra famiglie, educatori e realtà culturali del territorio.

Per Fili Meridiani si tratta di un segnale importante: la cultura vive e si trasmette anche attraverso i gesti più semplici, soprattutto quando incontra l’infanzia e l’educazione.

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