Nasce a Cosenza il Comitato provinciale per il NO al referendum sulla giustizia
Alla Cgil un’assemblea partecipata lancia la mobilitazione contro una riforma giudicata inefficace e pericolosa per l’equilibrio costituzionale
Lo scorso 21 gennaio, presso la Camera del Lavoro della Cgil di Cosenza, alla presenza di una sala gremita e fortemente partecipe, si è ufficialmente costituito il Comitato Provinciale per il NO al referendum oppositivo in programma il 22 e 23 marzo.
All’iniziativa hanno aderito numerose associazioni, partiti politici e cittadini, uniti dalla volontà di impegnarsi attivamente per contrastare una riforma che, secondo i promotori, non migliora l’efficienza del sistema giudiziario e non garantisce il diritto a una giustizia rapida ed equa.
Nel corso dell’assemblea è stato ribadito come la riforma non incida sui reali problemi della giustizia italiana: non riduce i tempi dei processi, non rafforza gli organici carenti dei tribunali, non affronta il sovraffollamento carcerario né interviene sulle condizioni che rendono la giustizia realmente accessibile ai cittadini.
Secondo il Comitato, il vero obiettivo della riforma non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, già di fatto distinta da leggi ordinarie, come dimostra il dato secondo cui oggi solo lo 0,3% dei magistrati effettua il passaggio da una funzione all’altra. Il nodo centrale è invece l’indebolimento del Consiglio Superiore della Magistratura, individuato dai padri costituenti come garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza del potere giudiziario.
La proliferazione del CSM in tre organi distinti, l’aumento dei componenti di nomina politica e l’introduzione del sorteggio secco esclusivamente per i membri togati rischiano, secondo i promotori, di trasformare l’organo di autogoverno in uno spazio condizionato dalla politica, realizzando quanto Piero Calamandrei ammoniva: “la politica entra dalla porta e la giustizia esce dalla finestra”.
Quando l’indipendenza della magistratura resta formalmente sancita ma sostanzialmente compromessa, viene alterato l’equilibrio tra i poteri dello Stato, pilastro fondamentale della democrazia costituzionale. I cittadini, è stato sottolineato, hanno bisogno di magistrati che tutelino i diritti, non di giudici e pubblici ministeri condizionati dal timore di decisioni sgradite alla politica.
Se i magistrati sbagliano, devono risponderne, ma quando a giudicarli è la politica, non si parla più di responsabilità bensì di controllo. Un passaggio che apre scenari ritenuti estremamente pericolosi per la tenuta democratica del Paese.
Come Comitato per il NO e come Cgil, è stato annunciato un impegno diffuso e capillare per fermare una riforma che va contro gli interessi di lavoratori, studenti, pensionati e cittadini. In gioco, secondo i promotori, non c’è solo una modifica normativa, ma la Costituzione stessa e il futuro democratico del Paese, in un contesto segnato da un Parlamento percepito come sempre più marginalizzato, da un dissenso ostacolato, dal premierato in costruzione e da una magistratura esposta al rischio di un controllo invasivo.
La vittoria del NO, conclude il Comitato, è considerata fondamentale per fermare questa deriva e per difendere l’equilibrio costituzionale tra i poteri dello Stato.