Monsignor Maniago a Gimigliano: «Dio non si stanca dell’umanità, anche quando sembra prevalere la violenza»

Concluso il Giubileo Mariano nella Basilica della Madonna di Porto, l’arcivescovo richiama il valore della conversione, la responsabilità dei cristiani nella società e l’attenzione verso famiglie, giovani e persone fragili

A cura di Redazione
26 ottobre 2026 09:00
Monsignor Maniago a Gimigliano: «Dio non si stanca dell’umanità, anche quando sembra prevalere la violenza» - Foto: Redazione
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GIMIGLIANO - «Il Signore non si stanca di noi, non si stanca di questa umanità, nonostante tutto». È il messaggio di speranza affidato da monsignor Claudio Maniago alla comunità diocesana durante la celebrazione eucaristica di domenica 18 ottobre nella Basilica della Madonna di Porto, a Gimigliano, in occasione della conclusione del Giubileo Mariano per il quarto centenario delle origini del Santuario.

L’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace ha posto al centro della sua omelia le contraddizioni del mondo contemporaneo, segnato da conflitti, violenze e sopraffazioni. Uno scenario nel quale, ha osservato, sembra progressivamente ridursi lo spazio riservato al dialogo, mentre anche le parole rischiano di trasformarsi in strumenti di scontro.

Di fronte a questa realtà, il richiamo di Maniago è alla speranza e alla possibilità di ricominciare. La fede, ha sottolineato, non cancella le difficoltà, ma aiuta a guardare oltre le paure e le divisioni, ritrovando la capacità di desiderare un futuro migliore.

La storia del Santuario e il significato della conversione

La celebrazione ha rappresentato anche un momento di riflessione sulle origini del Santuario della Madonna di Porto, legate alla vicenda di Pietro Gatto, il brigante che, secondo la tradizione religiosa locale, visse una conversione in seguito a un’apparizione mariana.

Monsignor Maniago ha ripreso questo episodio per sottolinearne l’attualità: nessuna persona è definita una volta per tutte dai propri errori e ogni esistenza può aprirsi a un cambiamento.

Il significato della devozione alla Madonna, ha ricordato l’arcivescovo, non si esaurisce nel pellegrinaggio o nella preghiera. Maria conduce a Cristo e invita i fedeli a mettere in pratica la sua parola, trasformando l’esperienza religiosa in scelte concrete nella vita quotidiana.

La conclusione del Giubileo Mariano diventa così un punto di partenza, piuttosto che un semplice traguardo, per proseguire il cammino spirituale e tradurlo in comportamenti coerenti con il Vangelo.

Fede e responsabilità civile, un legame che non può essere spezzato

Un altro tema affrontato nell’omelia riguarda il rapporto tra la fede e la vita pubblica. Commentando il passo evangelico «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», Maniago ha invitato a non interpretare queste parole come una separazione netta tra religione e società.

La fede, secondo l'arcivescovo, non può restare confinata nella dimensione privata, ma deve tradursi nella capacità di assumersi responsabilità verso gli altri e verso la comunità.

Essere cristiani significa anche contribuire alla costruzione di una società più giusta, attenta alla dignità di ogni persona e capace di affrontare le proprie contraddizioni senza affidarsi alla forza o alla sopraffazione.

Da qui il richiamo alla necessità di sostenere le famiglie, accompagnare i giovani e non lasciare indietro chi attraversa momenti di difficoltà. Una società realmente giusta, ha evidenziato, si misura anche dalla capacità di prendersi cura delle persone più vulnerabili.

La dignità delle persone oltre la logica della produttività

Tra i passaggi più significativi dell’intervento, quello dedicato a una cultura che tende a valutare gli individui sulla base della loro utilità economica e della capacità di produrre.

Maniago ha messo in guardia dal rischio di considerare marginali coloro che, per l’età o per altre condizioni di fragilità, non riescono più a rispondere ai criteri imposti da una società sempre più concentrata sull’efficienza.

La dignità umana, ha ribadito, non dipende dalla produttività, dall’età o dal contributo economico che una persona può offrire. Famiglie, ragazzi, anziani e persone in difficoltà devono poter trovare attenzione, rispetto e sostegno.

È un richiamo che attribuisce alla comunità cristiana una precisa responsabilità sociale: non limitarsi a proclamare principi, ma renderli visibili attraverso la solidarietà e la cura concreta di chi ha più bisogno.

«Non siamo burattini»: la libertà e le scelte di ciascuno

Nell’omelia ha trovato spazio anche una riflessione sulla libertà individuale e sul rapporto tra Dio e l’uomo. «Il Signore non è un grande burattinaio, noi non siamo burattini», ha affermato l’arcivescovo, chiarendo che la relazione con Dio non è fondata su una sottomissione passiva.

L’immagine richiama la responsabilità personale di ogni credente, chiamato a compiere scelte consapevoli e a contribuire al bene comune nella famiglia, nella Chiesa e nella società.

La fede, in questa prospettiva, non sottrae l’uomo alle proprie responsabilità, ma lo invita a esercitare la propria libertà con maggiore consapevolezza, riconoscendo il valore degli altri e la necessità di costruire relazioni fondate sull’amore.

Il Giubileo si chiude, il messaggio resta

La celebrazione nella Basilica della Madonna di Porto ha riunito diversi momenti del percorso pastorale: il ricordo delle origini del Santuario, la Visita pastorale nella forania di Gimigliano-Taverna e la preghiera dedicata alle famiglie.

Al termine dell’omelia, monsignor Maniago ha affidato alla protezione di Maria il cammino della comunità, invitando i fedeli a rinnovare il proprio rapporto con il Signore e a portare nella vita di tutti i giorni i frutti dell’esperienza giubilare.

Il messaggio consegnato alla comunità diocesana va oltre la conclusione delle celebrazioni. In un tempo attraversato da guerre, divisioni e incertezze, l’arcivescovo richiama la necessità di non cedere alla rassegnazione e di continuare a credere nella possibilità di un cambiamento.

Al centro resta una certezza: Dio non abbandona l’umanità, ma continua a chiamarla a una vita nuova. Una speranza che, per diventare concreta, chiede a ciascuno di assumersi la propria parte di responsabilità.

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