Menù bambini, la pedagogista Renzo: «Pennette e cotoletta sono la scorciatoia degli adulti»

Da Corigliano-Rossano l’appello di Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia

A cura di Redazione
21 ottobre 2026 17:00
Menù bambini, la pedagogista Renzo: «Pennette e cotoletta sono la scorciatoia degli adulti» - Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
Foto: Uff. Stampa Pedagogista Teresa Pia Renzo
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Corigliano-Rossano – Pennette al pomodoro, cotoletta e gelato. Cambiano i ristoranti, le città, le tradizioni gastronomiche, ma il menù riservato ai bambini sembra rispondere quasi sempre allo stesso cliché. Una monotonia alimentare che dovrebbe interrogare soprattutto le famiglie, in un Paese nel quale, secondo l'indagine dell'Istituto Superiore di Sanità, il 19% dei bambini tra gli 8 e i 9 anni è in sovrappeso, il 9,8% presenta obesità e oltre un quarto non consuma quotidianamente frutta e verdura. Una questione che si aggiunge, senza confondersi con essa, alla povertà alimentare che limita le possibilità di scelta di tante famiglie. Perché, quando la possibilità di scegliere esiste, rinunciare a educare alla varietà del gusto significa privare i bambini di un'importante opportunità di crescita

NON SONO I RISTORANTI AD AVER INVENTATO LE ABITUDINI DEI NOSTRI FIGLI

A sollevare la questione è la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia di Corigliano-Rossano, che invita a spostare l'attenzione dalle proposte della ristorazione alle abitudini costruite tra le mura domestiche. Troppo facile prendersela con i ristoratori perché propongono sempre le stesse pietanze. In molti casi – dice - quell'offerta risponde proprio a ciò che le famiglie cercano e che i bambini sono stati abituati a mangiare. Se un bambino conosce soltanto pochi sapori, difficilmente sarà disposto a sperimentarne altri quando si trova fuori casa. Il problema, dunque, viene prima del ristorante. È educativo, prima ancora che gastronomico.

IL GUSTO NON È UN DESTINO, SI FORMA ATTRAVERSO L'ESPERIENZA

La familiarità con gli alimenti si costruisce nei primi anni di vita, quando il bambino comincia a confrontarsi con consistenze e sapori differenti. Non è un caso che le indicazioni nutrizionali del CREA richiamino l'importanza di un'esposizione ripetuta e non forzata ai nuovi cibi. È una prospettiva che trova applicazione nella proposta alimentare del Magnolia, dove anche i bambini di tre anni vengono avvicinati al farro, ai cereali e alle zuppe di legumi. Se un bambino può imparare ad apprezzare questi alimenti – osserva Renzo – significa che non esiste alcuna ragione pedagogica per relegare l'infanzia a una cucina monotona. Dobbiamo essere noi adulti a creare le occasioni per scoprire sapori diversi, senza presumere che ai piccoli possano piacere soltanto le solite pietanze.

IL RIFIUTO DI UN PIATTO NON DEVE DIVENTARE IL COMANDO DELLA TAVOLA

Uno dei passaggi più delicati riguarda la gestione del rifiuto alimentare. Se davanti a una pasta e fagioli il bambino chiede immediatamente un piatto di pasta al pomodoro e l'adulto si affretta a prepararlo, il rischio è trasformare una preferenza momentanea in un'abitudine consolidata. La risposta educativa, tuttavia, non può essere la costrizione. Occorre continuare a proporre gli alimenti con gradualità, coinvolgere i bambini nella preparazione e rispettare i loro segnali di fame e sazietà. Il genitore deve saper mantenere una direzione educativa – precisa la pedagogista che da oltre vent’anni è punto di riferimento delle famiglie per la crescita della prima infanzia – senza trasformare il pranzo in una prova di forza. Essere autorevoli significa non rinunciare alla varietà per evitare ogni piccolo conflitto, ma neppure pretendere che il bambino mangi controvoglia. La scoperta del gusto ha bisogno di tempo e di un adulto capace di accompagnarla.

STAGIONALITÀ E QUALITÀ NON POSSONO ESSERE SOSTITUITE DAGLI SLOGAN

Nella riflessione della stessa pedagogista trova spazio anche il rapporto sempre più fragile con la provenienza del cibo. Definire un prodotto genuino, casareccio o a chilometro zero non basta a garantirne automaticamente la qualità. Ciò che conta è conoscerne gli ingredienti, la provenienza e le modalità di preparazione. Allo stesso modo, non è la surgelazione in sé a rendere un alimento meno valido, quanto l'abitudine a delegare sistematicamente ai piatti pronti la costruzione del menù familiare. Educare alla stagionalità significa invece restituire ai bambini il rapporto con ciò che la terra produce nei diversi momenti dell'anno, facendo della tradizione alimentare mediterranea una risorsa quotidiana e non un semplice richiamo culturale.

NON POSSIAMO PRETENDERE BAMBINI CURIOSI SE ADULTI RINUNCIANO A EDUCARE

L'educazione alimentare – conclude Teresa Pia Renzo – è una delle espressioni più concrete della responsabilità genitoriale. Non possiamo lamentarci di bambini che rifiutano ogni novità se siamo i primi a proporre sempre le stesse cose, magari per fretta o per evitare una discussione. Comprendo le difficoltà delle famiglie e so bene che non tutti i bambini hanno lo stesso rapporto con il cibo. Ma educare significa anche avere la pazienza di non arrendersi al primo rifiuto. Vorrei che nei ristoranti i bambini potessero scegliere tra i piatti della nostra tradizione senza sentirsi destinati, per definizione, alle pennette e alla cotoletta. Perché un bambino educato a conoscere il gusto sarà un adulto più libero nelle proprie scelte alimentari.-

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