Mediterraneo Festival Corto 2026, a Diamante il cinema contro la violenza

Dal 1 al 5 luglio sedicesima edizione dedicata al contrasto alla violenza di genere con focus su giovani, diritti umani e mostra “Com’eri vestita?”

A cura di Redazione
17 marzo 2026 13:00
Mediterraneo Festival Corto 2026, a Diamante il cinema contro la violenza - Foto US Cinema Mediterraneo Festival
Foto US Cinema Mediterraneo Festival
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Si terrà a Diamante, dall’1 al 5 luglio 2026, la sedicesima edizione del Mediterraneo Festival Corto, festival internazionale dedicato al cortometraggio organizzato dal CineCircolo Maurizio Grande e riconosciuto nel 2016 e nel 2025 dall’UNESCO per l’alto valore culturale promosso nel tempo.

Come da tradizione, la manifestazione sarà caratterizzata da un tema centrale: l’edizione 2026 sarà infatti dedicata al contrasto alla violenza di genere, con il titolo “No alla violenza di genere”. Un focus che punta a mettere in luce le diverse forme di violenza contro le donne, partendo da dati che confermano la gravità del fenomeno.

Secondo i dati ISTAT 2025, oltre 6 milioni di donne hanno subito almeno una forma di violenza, con un incremento preoccupante dei casi che coinvolgono le più giovani. A questi si aggiungono forme meno visibili ma altrettanto diffuse, come la violenza economica e quella psicologica. L’Osservatorio nazionale “Non una di meno” ha inoltre registrato 76 femminicidi nel 2025, circa uno ogni tre giorni.

La violenza contro le donne è riconosciuta a livello internazionale come una violazione dei diritti umani. In questo contesto si inserisce la collaborazione con Amnesty International Italia, che patrocina la sezione “diritti umani” del festival.

Durante i giorni della rassegna, presso il DAC di Diamante, sarà ospitata la mostra “What Were You Wearing” (“Com’eri vestita?”), realizzata in collaborazione con Amnesty International Italia e l’Associazione LibereSinergie. L’esposizione racconta storie di violenza sessuale attraverso gli abiti indossati dalle vittime, con l’obiettivo di smantellare il pregiudizio della cosiddetta vittimizzazione secondaria. Il titolo della mostra si ispira al poema “What I Was Wearing” di Mary Simmerling e rappresenta una denuncia diretta contro l’idea che la responsabilità della violenza possa ricadere sulle vittime.

Il festival si conferma così non solo come evento culturale, ma come spazio di riflessione e sensibilizzazione. Contrastare la violenza di genere significa infatti intervenire sulla cultura che la genera, attraverso l’educazione e strumenti espressivi come il cinema, il teatro e la musica.

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