SEQUESTRO

Le Castella, sequestrato un cantiere da 43mila metri quadrati per presunta frode

I Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo su circa 43mila metri quadrati destinati al complesso turistico-residenziale. Contestata una presunta truffa aggravata ai danni del Comune di Isola Capo Rizzuto e l’ipotesi di falso

A cura di Redazione
27 ottobre 2026 13:45
Le Castella, sequestrato un cantiere da 43mila metri quadrati per presunta frode - Foto: Redazione
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ISOLA CAPO RIZZUTO - Sequestro preventivo per il cantiere del Gregory Village, il complesso turistico-residenziale in costruzione nella frazione di Le Castella, nei pressi del porticciolo turistico. Il provvedimento è stato eseguito nella mattinata di oggi, 27 ottobre, dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo del Comando provinciale di Crotone, su decreto del Gip del Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica diretta dal procuratore Domenico Guarascio.

Il sequestro riguarda un’area di circa 43mila metri quadrati, destinata alla realizzazione del complesso turistico, oltre alla documentazione finanziaria ritenuta dagli inquirenti «ideologicamente e materialmente falsa», prodotta al Comune di Isola di Capo Rizzuto.

Contestualmente, è stato notificato un avviso di garanzia al rappresentante della società che gestisce la struttura, un imprenditore e legale rappresentante, indagato per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico e per l’ipotesi di utilizzo di un atto falso.

La presunta frode sulle garanzie finanziarie

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’indagine avrebbe fatto emergere una presunta frode ai danni del Comune, legata alla convenzione urbanistica e ai titoli abilitativi edilizi necessari per la realizzazione del Gregory Village.

In particolare, gli accertamenti si sono concentrati sulle garanzie finanziarie richieste dall’ente locale come condizione indispensabile per la sottoscrizione della convenzione e per il successivo rilascio dei permessi di costruire.

La società avrebbe dovuto presentare una polizza fideiussoria a copertura degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria e dei costi di costruzione, per un importo di poco superiore a 1 milione e 250mila euro.

La ricostruzione investigativa evidenzia che nel 2020 sarebbe stato depositato un titolo svizzero non valido, poi prontamente interrotto grazie alle verifiche effettuate presso l’IVASS e la Banca d’Italia dall’allora dirigente tecnico.

Nel 2022, secondo gli inquirenti, sarebbe stata presentata una nuova polizza, apparentemente emessa da una compagnia assicurativa bulgara, che gli accertamenti avrebbero successivamente ritenuto falsa e contraffatta.

Le verifiche avrebbero coinvolto anche delegati dell’IVASS e sarebbero proseguite attraverso richieste di informazioni alle autorità bulgare. Nonostante ciò, secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato dei Carabinieri, la documentazione sarebbe riuscita a ingannare la pubblica amministrazione, consentendo la stipula della convenzione urbanistica nel maggio 2022 e il rilascio dei permessi di costruire nei mesi di agosto e settembre dello stesso anno.

Accertamenti anche sull’operato degli uffici comunali

Le indagini non riguardano soltanto la documentazione presentata dalla società. Sono infatti in corso ulteriori verifiche sulle eventuali condotte illecite di dirigenti e tecnici comunali che si sono succeduti negli anni.

Gli investigatori stanno approfondendo, in particolare, la ricezione della polizza bulgara senza ulteriori attività istruttorie o una verifica della sua effettiva genuinità presso le autorità competenti. Al vaglio anche le attestazioni inserite nei permessi di costruire circa l’avvenuto assolvimento degli obblighi di garanzia da parte del richiedente.

L’inchiesta mira inoltre a chiarire se siano stati omessi i necessari poteri di autotutela a tutela dell’ente, nonostante la presunta conoscenza del meccanismo fraudolento.

La ricostruzione patrimoniale e i lavori nel cantiere

Un ulteriore filone investigativo ha riguardato la ricostruzione storica dei beni immobili. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, nel 2008 il titolare dell’azienda proprietaria dei terreni avrebbe orchestrato una fittizia operazione di compravendita di lotti tra due società, con l’obiettivo di sottrarre il patrimonio societario all’applicazione di eventuali misure di prevenzione antimafia. Tale operazione sarebbe stata interrotta nel 2020 dalla Corte d’Appello di Catanzaro.

I rilievi fotografici e le ricostruzioni satellitari avrebbero inoltre consentito di accertare l’avvio delle opere edilizie, comprese le lavorazioni relative alla tracciatura e all’asfaltatura delle arterie stradali interne, la posa dei delineatori in cemento e dei pozzetti, nonché l’esecuzione degli scavi di fondazione a geometria variabile.

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari. Come precisato dagli stessi Carabinieri, le eventuali responsabilità delle persone coinvolte dovranno essere accertate nelle successive fasi giudiziarie, nel pieno rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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