Inizia la Quaresima: perché non si mangia carne il venerdì?
Tra simbologia e tradizione, rinunciare alla carne è un esercizio di libertà per ritrovare l’essenziale
Qualche giorno fa, il Mercoledì delle Ceneri ha dato ufficialmente inizio al periodo della Quaresima. Quaranta giorni di preparazione spirituale, domeniche escluse, che ci porteranno fino alla Pasqua. Il numero non è casuale ma, anzi, altamente simbolico e molto ricorrente nella Bibbia: quaranta sono i giorni del diluvio universale, ma anche i giorni trascorsi da Gesù nel deserto in digiuno e preghiera. La Quaresima, che li ricorda, non è da intendersi come un periodo di "tristezza", ma un percorso di riflessione, raccoglimento e carità per arrivare alla Pasqua rinnovati.
Perché il venerdì non si mangia carne?
Tra le tradizioni quaresimali più sentite dai fedeli c'è l'astinenza, in particola il diniego della carne il venerdì, che ricorda il giorno della passione e morte di Gesù. L’astinenza dalla carne è dunque un atto di rispetto e di partecipazione al lutto per il sacrificio di Cristo sulla Croce: rinunciando a qualcosa di piacevole, il fedele ricorda e celebra il dono della vita. Anticamente, infatti, la carne era considerata un alimento prelibato, associato ai banchetti e alle celebrazioni. Al contrario, il pesce era spesso il cibo dei poveri o comunque un alimento meno "ricco". Scegliere di non mangiare carne significava fare un pasto povero, sobrio, ed economizzare denaro che, idealmente, doveva essere donato ai bisognosi.
La distinzione tra carne e pesce
Spesso ci si chiede perché invece il pesce sia ammesso e comunemente consumato. La distinzione nasce dal fatto che nei secoli scorsi si faceva differenza tra la carne degli animali a sangue caldo (di terra) e quelli a sangue freddo (di acqua). I primi erano associati alla forza e alla carnalità, mentre i secondi erano visti come più "puri" e dunque adatti ai giorni di penitenza.
Il senso della Quaresima
Il significato profondo della Quaresima è dunque l'atteggiamento del cuore: la capacità di rinunciare al superfluo, non solo il cibo, per fare spazio agli altri e alla spiritualità. L’idea centrale è che, finché siamo troppo presi dalle cose, dal rumore e dagli impegni superficiali, non c’è spazio per le domande importanti. Così come nel deserto Gesù si è spogliato di tutto per confrontarsi con se stesso e con Dio, così il fedele toglie il superfluo per ritrovare l'essenziale, dimostrando a se stesso che si può vivere bene anche senza quel particolare sfizio o abitudine e riaffermando il controllo sulla propria volontà.