Crotone – Un bimbo rischia la vita per la mancanza di broncoscopio pediatrico in Calabria
La mamma racconta l'odissea per salvare il figlio, intervento immediato a Crotone e poi il trasferimento d'urgenza a Napoli
Crotone - È una sera come tante altre, ma una semplice arachide mangiata da un bambino si trasforma in un incubo per la sua famiglia. Alle 20:00, infatti, il piccolo inizia a tossire in modo insistente e a fare rumori respiratori preoccupanti, segno che qualcosa potrebbe ostruire le sue vie aeree. "Un’emergenza che può essere fatale", racconta sua madre, che non perde un attimo e si precipita con il figlio al Pronto Soccorso di Crotone.
Lì, la situazione viene presa immediatamente in carico dalla dottoressa Spinelli, che, dopo una rapida visita, decide di sottoporre il bambino a una serie di esami, tra cui esami ematici, RX torace e TAC. Il sospetto è chiaro: "inalazione di un corpo estraneo", e la broncoscopia diventa urgente. Tuttavia, a Crotone il dispositivo necessario non è disponibile. È sabato notte, ma la dottoressa non perde tempo. Inizia una lunga e difficile serie di telefonate per trasferire il bambino in un centro dotato di attrezzature adeguate.
Il primo tentativo è con Catanzaro: "Apparente disponibilità, ma poi il dietrofront. Non abbiamo il broncoscopio pediatrico", è la risposta. Non si arrendono. Si rivolgono a Cosenza, dove c’è un altro "via libera", un'altra speranza. L'ambulanza è pronta, il bambino è sulla barella, e i genitori aspettano fuori dal pronto soccorso. Ma l’attesa si trasforma presto in delusione: "Manca un pezzo del broncoscopio", è la nuova comunicazione. Il trasferimento viene annullato. Salvatore resta ricoverato a Crotone, ma la paura cresce, i genitori temono che l’oggetto ingerito possa gonfiarsi e ostruire completamente il respiro del loro bambino.
"Non posso descrivere lo stato d'animo di quelle ore", scrive la madre, visibilmente sconvolta. "Una madre e un padre non dovrebbero mai trovarsi a sperare che un ospedale non dica ‘no’ a un bambino che rischia di soffocare". La paura si mescola con l’incredulità: come è possibile che in tutta la Calabria non esista un broncoscopio pediatrico funzionante?
Nel cuore della notte, la dottoressa Zampogna, primario di Pediatria, non si ferma. Anche da casa, contatta centri fuori regione, cercando una soluzione. Finalmente, il Santobono di Napoli risponde con la tempestività e la professionalità che mancavano altrove. Ma il maltempo impedisce loro di volare, e quindi i genitori, accompagnati dal dottor Ivan Martinez, partono in ambulanza per Napoli.
Al Santobono, finalmente, il corpo estraneo viene rimosso d'urgenza da un'équipe medica che la madre definisce "straordinaria". Il bambino si salva, ma la riflessione che resta è amara. "Com’è possibile che in tutta la Calabria non esista un broncoscopio pediatrico funzionante?", si chiede la madre, ancora incredula.
Il racconto non si ferma alla denuncia della carenza di attrezzature. Quello che emerge è la questione più ampia e dolorosa di un sistema sanitario che, a livello regionale, sembra non essere in grado di garantire risposte adeguate in caso di emergenze pediatriche. "Gli ospedali non possono dire ‘non possiamo farlo’ quando si parla di un’emergenza pediatrica", sottolinea la madre, chiedendo a gran voce che vengano garantiti percorsi di emergenza efficienti e ben attrezzati.
La conclusione è chiara: "Mio figlio è stato salvato non grazie al sistema, ma nonostante il sistema", scrive la madre. "E non è così che dovrebbe funzionare una sanità che si definisce pubblica". La sua lettera non vuole essere una polemica sterile, ma una richiesta precisa: che la Regione Calabria verifichi immediatamente le dotazioni pediatriche negli ospedali e garantisca a tutti i bambini della regione lo stesso diritto alla salute dei loro coetanei in altre parti d’Italia.
Infine, un elogio al Reparto di Pediatria di Crotone, che, pur non avendo l’attrezzatura adeguata, ha dimostrato "dedizione, competenza e umanità". Ma come sottolinea la madre, non può essere l’impegno di singoli medici a colmare le lacune di un sistema che, in molte occasioni, ha fallito.
Una questione di vita o di morte, che non può essere rimandata.