Call center “Chiama Roma”, i sindacati diffidano il Comune: «Ritirare il bando»

I sindacati ribadiscono che la loro iniziativa è motivata dall' interesse alla difesa dei diritti dei lavoratori

A cura di Redazione
21 gennaio 2026 14:00
Call center “Chiama Roma”, i sindacati diffidano il Comune: «Ritirare il bando» -
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Roma Le organizzazioni sindacali SLC-CGIL, FISTel-CISL e UILCOM-UIL hanno inviato una formale diffida al Comune di Roma chiedendo l’annullamento in autotutela del bando di gara per l’affidamento del servizio di Contact Center “Chiama Roma 060606”, pubblicato lo scorso 3 dicembre. Alla base della contestazione, secondo i sindacati, vi sarebbe una palese violazione dell’accordo sottoscritto il 6 novembre 2025 tra il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e le confederazioni CGIL, CISL e UIL, relativo alla tutela del lavoro negli appalti di servizi e forniture. L’intesa prevedeva infatti l’obbligo di inserire nei bandi specifiche clausole a contrasto del dumping salariale e contrattuale, garantendo l’applicazione dei CCNL maggiormente rappresentativi e coerenti con le attività oggetto dell’appalto.

Le precisazioni del sindacato

Nel caso specifico, pur essendo l’attività classificata con codice Ateco 82.20 (Call Center), nel capitolato d’oneri del bando “Chiama Roma 060606” viene indicato come contratto collettivo applicabile quello delle Cooperative Sociali, anziché il CCNL delle Telecomunicazioni, individuato come contratto di riferimento dal Ministero del Lavoro con nota del 24 aprile 2025. Un contratto, sottolineano i sindacati, che garantisce maggiori tutele economiche e normative ai lavoratori ed è firmato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative del settore.

Ulteriori criticità vengono ravvisate anche nei criteri di valutazione dell’offerta tecnica, che assegnano punteggi aggiuntivi in base alla localizzazione della sede operativa, favorendo quelle situate nel Comune o nella Provincia di Roma. Un elemento che, secondo le sigle sindacali, incide anche sul tema della territorialità e della tutela occupazionale. Alla luce di tali elementi, SLC-CGIL, FISTel-CISL e UILCOM-UIL hanno diffidato formalmente l’Amministrazione capitolina a ritirare il bando entro cinque giorni dal ricevimento della comunicazione. In caso contrario, annunciano il ricorso alle vie legali e alle sedi competenti, ritenendo il comportamento dell’Amministrazione potenzialmente configurabile anche come condotta antisindacale. I sindacati ribadiscono infine che la loro iniziativa è motivata dal preponderante interesse alla difesa dei diritti dei lavoratori, nel rispetto degli accordi sottoscritti e delle indicazioni fornite dal Ministero del Lavoro in materia di appalti pubblici nel settore dei call center.

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