Incidenti mortali, la Calabria non è al sicuro sul lavoro
Nel 2025 già 20 vittime in regione. Edilizia e trasporti i settori più esposti
Calabria - Il lavoro continua a uccidere. I dati relativi ai primi undici mesi del 2025 restituiscono un quadro allarmante sul fronte della sicurezza: 1.010 vittime totali sul lavoro in Italia, dieci in più rispetto allo stesso periodo del 2024. Un bilancio pesantissimo che, secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, racconta “quasi un anno di insicurezza diffusa”, come sottolinea il presidente Mauro Rossato. Il Paese appare spaccato, ma con un denominatore comune inquietante: oltre metà delle regioni italiane si colloca nelle fasce di rischio più elevate, le cosiddette zone rosse e arancioni. E il Sud, ancora una volta, paga il prezzo più alto.
Calabria in zona arancione: rischio sopra la media nazionale
Nel mese di novembre 2025 la Calabria rientra in zona arancione, con un’incidenza di mortalità sul lavoro superiore alla media nazionale, fissata a 30,7 morti ogni milione di occupati. Una collocazione che segnala una situazione critica, condivisa con regioni come Marche, Liguria, Piemonte, Veneto, Abruzzo e Trentino-Alto Adige, ma che nel Mezzogiorno assume contorni strutturali. Ancora più preoccupante lo scenario delle regioni confinanti: Campania, Puglia e Sicilia sono in zona rossa, con livelli di rischio superiori del 25% rispetto alla media italiana. Un contesto territoriale che evidenzia come la fragilità dei sistemi di prevenzione e controllo continui a colpire soprattutto il Sud.
I numeri calabresi: 20 morti in occasione di lavoro
Da gennaio a novembre 2025, in Calabria si contano 20 vittime in occasione di lavoro. Un dato che, seppur inferiore a quello delle grandi regioni industriali del Nord, pesa enormemente se rapportato alla dimensione del tessuto occupazionale regionale. A livello nazionale, le vittime in occasione di lavoro sono 735, con un incremento rispetto al 2024, mentre salgono anche i decessi in itinere, arrivati a 275. La Lombardia guida tristemente la classifica con 99 morti sul lavoro, ma il problema resta diffuso e trasversale.
Anche in Calabria, come nel resto del Paese, i settori più colpiti sono quelli tradizionalmente a maggiore esposizione al rischio. In Italia, l’edilizia si conferma il comparto più letale, con 133 decessi, seguita dalle attività manifatturiere (108) e da trasporti e magazzinaggio (98). Settori centrali anche per l’economia calabrese, dove spesso si intrecciano precarietà, lavoro irregolare e carenze nei controlli, elementi che aumentano il rischio di incidenti gravi e mortali.
L’analisi dell’Osservatorio Vega evidenzia come il rischio di morte aumenti con l’età: l’incidenza più elevata riguarda i lavoratori over 65, seguiti dalla fascia 55-64 anni. Proprio quest’ultima è anche quella che registra il maggior numero assoluto di vittime. Preoccupante anche il dato sui lavoratori stranieri: quasi una vittima su quattro non è italiana. Il rischio di morte sul lavoro per gli stranieri è più che doppio rispetto ai lavoratori italiani, segnale di una vulnerabilità che riguarda anche molte realtà produttive del Sud. Sul fronte femminile, aumentano le morti in itinere, cresciute di 15 unità rispetto al 2024, un dato che interroga sulla sicurezza dei trasporti e degli spostamenti casa-lavoro.
A rendere il quadro ancora più critico è l’aumento delle denunce di infortunio, salite del +1,5% rispetto al 2024. Oltre 550 mila le segnalazioni complessive in Italia nei primi undici mesi del 2025, con una forte concentrazione nei settori manifatturieri, nelle costruzioni e nella sanità. Numeri che, anche in Calabria, impongono una riflessione urgente.
L’incidenza degli infortuni mortali – calcolata come numero di decessi per milione di occupati – resta uno strumento fondamentale per comprendere la reale portata del fenomeno. E proprio questo indicatore colloca la Calabria in una fascia di rischio che non consente distrazioni.