Il ragazzo dai pantaloni rosa, Crotone ricorda Andrea Spezzacatena su Rai 1

Teresa Manes, Rossella Brescia e i crotonesi Mikita e Luigi Federico ospiti di “Da noi… a ruota libera”. Il ricordo di Andrea Spezzacatena diventa un messaggio di vita, prevenzione e rispetto

A cura di Redazione
19 ottobre 2026 07:00
Il ragazzo dai pantaloni rosa, Crotone ricorda Andrea Spezzacatena su Rai 1 -
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La storia di Andrea Spezzacatena continua a parlare ai ragazzi e agli adulti, trasformando una vicenda dolorosa in un'occasione di sensibilizzazione contro il bullismo e il cyberbullismo. Domenica 18 ottobre, la trasmissione di Rai 1 “Da noi… a ruota libera”, condotta da Francesca Fialdini, ha dedicato uno spazio a Il ragazzo dai pantaloni rosa, il musical che nei giorni scorsi è stato in scena per due giorni al Teatro Scaramuzza di Crotone.

Ospiti della puntata Teresa Manes, madre di Andrea, Rossella Brescia, che interpreta proprio la mamma del ragazzo nello spettacolo. In video i crotonesi Mikita e Luigi Federico, amici di Andrea, che hanno condiviso i ricordi delle estati trascorse insieme a Crotone. Poi, a fare una sorpresa in studio a Roma a Teresa Manes, Mikita.

Teresa Manes: «Per me Andrea non è morto, Andrea vive»

Le parole di Teresa Manes hanno raccontato il percorso che, negli anni, ha trasformato il ricordo del figlio in un impegno pubblico. La sua battaglia attraversa il cinema, il teatro e le scuole, con l'obiettivo di aiutare i giovani a riconoscere il peso delle parole e le conseguenze dell'esclusione.

«Sono contenta perché noi siamo abituati a ragionare in termini di fisicità. Mio figlio non c'è più, è chiaro. Però è rimasta un'essenza, uno spirito e questo è diventato un film, è diventato un musical, è diventato uno strumento che può sensibilizzare una coscienza, è diventato impegno civile, quindi non posso non essere contenta di tutto questo. Per me Andrea non è morto, Andrea vive».

Andrea continua a vivere attraverso ciò che la sua storia riesce a suscitare nelle persone e attraverso le iniziative che possono contribuire a proteggere altri ragazzi.

Teresa Manes è insegnante e porta avanti un'attività di sensibilizzazione nelle scuole di tutta Italia, incontrando studenti e comunità educanti. Il suo obiettivo è fare in modo che il bullismo non venga più considerato una semplice ragazzata o una fase inevitabile della crescita, ma un fenomeno da riconoscere e contrastare.

«Le cose in 14 anni sono cambiate: di bullismo oggi se ne parla, si fa prevenzione, si fa tanto. Anche nelle scuole si è puntato un faro e quindi anche noi, come adulti e come comunità educante, vediamo il bullismo non più come la ragazzata, come il passaggio obbligato, ma come un fenomeno antisociale che deve essere contrastato», ha spiegato.

Teresa Manes ha ribadito che la prevenzione rappresenta la prima vera arma di contrasto e che ogni strumento capace di raggiungere i ragazzi può contribuire a questa battaglia. Il musical e il film diventano così occasioni per affrontare temi difficili, aprire un dialogo e stimolare una maggiore consapevolezza.

Nel suo intervento ha richiamato anche la responsabilità degli adulti: di fronte alla rabbia che attraversa una parte del mondo giovanile, genitori, insegnanti e istituzioni devono offrire esempi positivi e aiutare i ragazzi a esprimere le proprie emozioni senza trasformarle in violenza.

Mikita e Luigi Federico, i ricordi degli amici di Andrea a Crotone

Uno dei momenti più intensi della puntata è stato quello dedicato ai ricordi di Mikita e Luigi Federico, due amici di Andrea legati alla città di Crotone, dove trascorrevano insieme le vacanze estive. I loro racconti hanno restituito un'immagine diversa da quella legata esclusivamente alla tragedia: quella di un ragazzo capace di trasmettere sicurezza, di affrontare i bulli e di vivere la propria identità senza chiedere il permesso agli altri.

«Sono uno degli amici di Andrea, passavamo l'estate tre mesi a Crotone. Ricordo pomeriggi pieni di totale assenza di pensieri», ha raccontato Mikita.

Un ricordo semplice, fatto di giornate al mare e momenti spensierati, che assume oggi un significato particolare. È proprio a Crotone che Andrea aveva condiviso una parte importante della sua adolescenza, costruendo rapporti nei quali sentirsi libero di essere se stesso.

Luigi Federico ha ricordato quanto, all'interno del gruppo, la diversità rappresentasse un elemento di unione e non un motivo di esclusione. «La nostra diversità era quello che ci univa, quello che poi mi ha fatto più male scoprire che la diversità di Andrea lo ha fatto soffrire quando invece con noi era un punto di forza».

Tra gli episodi rimasti impressi nella memoria c'è quello dello smalto sulle unghie. Andrea lo aveva messo perché gli piaceva e per evitare di mangiarsi le unghie. Non sentiva il bisogno di fornire spiegazioni o giustificazioni agli amici. «Non era una persona che dava giustificazioni, era una persona sicura di sé», ha ricordato Luigi Federico.

Mikita ha confermato il ruolo che Andrea aveva nel gruppo: «Essendo quello più grande di questo gruppo, riusciva comunque a darci una certa sicurezza». Anche di fronte ai ragazzi che li prendevano in giro al mare, Andrea non si tirava indietro. «Noi al mare avevamo dei bulletti che ci prendevano in giro e Andrea affrontava i bulli senza problemi», ha raccontato Luigi Federico.

Il contrasto tra questi ricordi e la sofferenza che Andrea ha vissuto in altri contesti è uno degli aspetti più dolorosi emersi dalla testimonianza. Una persona che nel proprio gruppo riusciva a essere un punto di riferimento può ritrovarsi fragile quando viene colpita da offese e giudizi, soprattutto quando questi si diffondono attraverso i social. «Mi è mancato e mi manca sempre perché avevo bisogno della forza che ci insegnava quando era piccolo», ha detto Mikita.
Luigi Federico ha invece parlato della rabbia per il futuro che Andrea non ha potuto vivere: «Sicuramente mi sarebbe piaciuto vedere un giovane adulto che stava entrando ad affrontare il mondo. Fa rabbia sapere che Andrea non ha potuto crescere, non ha fatto le sue esperienze. Questa è la prima volta che io parlo di Andrea in pubblico, quindi forse è il modo giusto da adulto per dirgli grazie».

Parole che hanno dato alla puntata un significato particolare: il ricordo di Andrea non è soltanto quello di una tragedia, ma anche quello di un amico che ha lasciato un segno profondo nelle vite di chi lo ha conosciuto.

Mikita: «Nelle scuole è importante far sentire tutti a casa»

Nel confronto con Francesca Fialdini, Mikita ha affrontato anche il tema della prevenzione e del linguaggio da utilizzare con i ragazzi. La sua esperienza personale gli ha permesso di raccontare quanto il bullismo possa compromettere il senso di sicurezza negli ambienti scolastici.

«È importante far sentire sempre tutti a casa, soprattutto negli ambienti scolastici. È giusto iniziare a prevenire e sensibilizzare i bambini a essere già rispettosi verso ogni altro bambino e ogni forma di diversità», ha spiegato, sottolineando l'importanza di utilizzare un linguaggio semplice e inclusivo e di promuovere attività di sensibilizzazione nelle classi.

La morte di Andrea lo ha portato a confrontarsi anche con la propria vulnerabilità. «Mi sono sentito anch'io molto vulnerabile e soprattutto mi sono sentito che avrei potuto vivere anch'io una cosa del genere, perché nelle classi il bullismo è molto frequente. Forse qualche anno fa, quando andavo io alle superiori, un po' di meno; adesso è ancora più facile il bullismo, le forme di cyberbullismo, perché si può diffondere tutto facilmente».

Mikita ha raccontato di essersi portato dietro per un periodo la sensazione che la scuola non fosse un posto sicuro, sentendosi fragile nell'affrontare gli ambienti scolastici. Una confessione che mostra come il bullismo non colpisca soltanto chi lo subisce direttamente, ma possa coinvolgere anche chi assiste a situazioni di violenza o teme di poter diventare a sua volta una vittima.

Il suo appello riguarda quindi la necessità di costruire ambienti in cui ogni ragazzo possa sentirsi accolto, senza dover nascondere la propria identità per paura del giudizio degli altri.

Rossella Brescia: «È proprio un inno alla vita»

A raccontare il musical è stata anche Rossella Brescia, che sul palco interpreta Teresa Manes. L'attrice ha spiegato come lo spettacolo riesca ad affrontare il bullismo attraverso un linguaggio vicino alle nuove generazioni, unendo musica, coreografie ed emozioni.

«Sicuramente è uno spettacolo che tutti i ragazzi dovrebbero vedere con i loro genitori, anche con i loro insegnanti, perché forse tutti insieme possiamo fare qualcosa per combattere tutto quello che c'è dietro i disagi che purtroppo tanti ragazzi ancora hanno».

Rossella Brescia ha ricordato il lavoro svolto dal regista Massimo Romeo Piparo, dallo sceneggiatore e dall'intera compagnia del Teatro Sistina, ringraziando gli interpreti per l'energia con cui portano in scena la storia ogni sera.

Tra i giovani protagonisti ha citato Samuele Carrino, Sara Ciocca e Christian Roberto, insieme agli altri componenti del cast. La musica e le coreografie, ha spiegato, consentono ai ragazzi di riconoscersi in ciò che vedono sul palco. Il teatro diventa così uno spazio in cui divertirsi, emozionarsi e, nello stesso tempo, riflettere sui problemi che possono attraversare la vita degli adolescenti.

«Tutte le persone che vanno a casa vanno a casa arricchite, c'è poco da fare, perché è proprio un inno alla vita questo spettacolo. Ti diverti, ma nello stesso tempo pensi e non sottovaluti i problemi e i disagi che ci possono essere», ha affermato Brescia.

Crotone e il messaggio che continua a vivere

La presenza di Teresa Manes, Mikita e Luigi Federico a Da noi… a ruota libera ha riportato Crotone al centro di una storia che continua a interrogare le coscienze. La città non è stata soltanto il luogo delle vacanze estive di Andrea, e luogo della madre, ma anche lo scenario di amicizie nelle quali il ragazzo poteva esprimersi liberamente e trovare comprensione.

Il passaggio del musical al Teatro Scaramuzza e la testimonianza televisiva degli amici crotonesi hanno offerto l'occasione per ricordare quanto sia importante non fermarsi alle apparenze e non sottovalutare le conseguenze delle parole, soprattutto quando diventano attacchi ripetuti e si diffondono sui social.

Danilo Ruberto

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