Il Procuratore Guarascio: «Aumentano le denunce, la violenza domestica resta priorità»

Il procuratore di Crotone: «Convincere le vittime a denunciare è la sfida più difficile. Servono fiducia, riservatezza e più risorse»

A cura di Redazione
16 marzo 2026 19:30
Il Procuratore Guarascio: «Aumentano le denunce, la violenza domestica resta priorità» - Foto: Redazione
Foto: Redazione
Condividi

Il fenomeno delle violenze domestiche e dei maltrattamenti resta una delle priorità per la Procura della Repubblica di Crotone. A dirlo è il procuratore Domenico Guarascio, intervenuto all’inaugurazione della “Stanza tutta per sé”, lo spazio protetto realizzato dalla Polizia di Stato per accogliere le denunce delle donne vittime di violenza.

Secondo il magistrato qualcosa sta cambiando, soprattutto sul piano della consapevolezza sociale. «È aumentata un po’ la consapevolezza, sono aumentate le denunce. C’è un grande lavoro che stanno facendo tutte le forze dell’ordine e soprattutto qui parliamo della Polizia di Stato. Anche l’Ufficio di Procura sta seguendo in maniera molto attenta tutte le denunce».

Un lavoro che passa anche attraverso momenti pubblici e iniziative di sensibilizzazione. «Stiamo cercando di fare un’opera di sensibilizzazione molto attiva proprio attraverso questi incontri e inaugurazioni di strutture come questa sala protetta per poter denunciare. Stiamo cercando di mettere sul tappeto tutto quello che possiamo fare affinché ogni donna che si senta minacciata possa trovare un percorso istituzionale tracciato e sentirsi più fiduciosa quando si rivolge alle forze dell’ordine».

Guarascio ricorda però che il fenomeno non riguarda soltanto le donne. «Parliamo di maltrattamenti in famiglia che hanno una pluralità di attori e anche di vittime», sottolinea.

Il quadro che emerge dagli uffici della Procura è impegnativo. «È un termometro molto alto nel senso che purtroppo rappresentano ormai una priorità. Abbiamo tantissimi interventi ogni giorno, le forze dell’ordine ci comunicano tempestivamente i casi e i miei sostituti sono costantemente impegnati a fronteggiare questo fenomeno».

Una situazione che si intreccia spesso con contesti sociali complessi. «Soprattutto in territori dove, ahimè, sussistono degradi sociali ed economici, questi reati diventano ormai pane quotidiano per tutte le procure».

Per il procuratore il nodo centrale resta sempre lo stesso: convincere le vittime a denunciare. «In questa tipologia di reati c’è solo un problema: convincere la persona offesa a denunciare. È un percorso difficile, ci vuole coraggio, perché poi si intraprende un percorso giudiziario che comporta anche un forte impatto emotivo».

Proprio per questo strutture come la nuova stanza protetta possono fare la differenza. «Sin dall’inizio bisogna offrire fiducia e garantire riservatezza, almeno nelle fasi delle indagini preliminari. Quando l’indagato resta in libertà bisogna riuscire a porre a riparo la persona offesa da condotte violente e reiterate».

Il procuratore evidenzia anche un altro elemento critico: la recidiva. «Chi compie reati di abuso, di maltrattamenti o di stalking purtroppo è spesso recidivo. È questa una delle difficoltà maggiori nella gestione di questi casi».

Da qui l’importanza di strumenti adeguati e di una rete istituzionale efficace. «La difficoltà sta nel selezionare bene le misure cautelari e comprendere le esigenze della vittima. Strutture come queste aiutano anche le forze di polizia giudiziaria specializzate a gestire meglio questi casi».

Infine un appello chiaro: servono più risorse. «Le regole sono utili e giuste, ma funzionano se abbiamo le risorse per poterle applicare. Oggi abbiamo a disposizione questa struttura ed è stato un grande impegno voluto dal questore e dalle istituzioni. Siamo sulla strada giusta, ma c’è bisogno di ulteriori investimenti»

Segui CalabriaOk