Il coraggio di Rosa, il libro che rompe il silenzio sulla ’ndrangheta

Presentato al Senato il romanzo di Marisa Manzini: una storia tra realtà e fiction che richiama tutti alla responsabilità civile

A cura di Redazione
02 aprile 2026 09:00
Il coraggio di Rosa, il libro che rompe il silenzio sulla ’ndrangheta - Foto Uff. Stampa Pasquale Natrella
Foto Uff. Stampa Pasquale Natrella
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Nella cornice istituzionale di Roma, tra le sale dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro, prende forma un racconto che va oltre la semplice presentazione editoriale e diventa riflessione collettiva sul valore della legalità. Protagonista è Marisa Manzini, magistrato e autrice de Il coraggio di Rosa, già insignito del Premio IusArteLibri – Il Ponte della Legalità 2026, un’opera che intreccia narrativa e realtà per raccontare la scelta difficile e radicale di chi decide di spezzare i legami con la ’ndrangheta.

Accanto all’autrice, le studiose Letizia Golfieri e Antonella Sotira hanno guidato un confronto partecipato e profondo, mentre tra il pubblico si è distinta la presenza del giudice lametino Giuseppe Vitale, Presidente aggiunto onorario della Corte di Cassazione, a testimonianza del forte legame tra il mondo della giustizia e quello della cultura.

Durante l’incontro, Manzini ha spiegato come il personaggio di Rosa nasca sì dalla fantasia, ma affondi le radici nelle storie vere di donne che hanno trovato il coraggio di denunciare. Il silenzio è la prima forma di complicità, ha sottolineato, ribadendo come raccontare significhi anche rompere un sistema di omertà ancora troppo diffuso.

Pubblicato da Rubbettino, il romanzo costruisce un ponte tra immaginazione e cronaca, mettendo al centro anche la figura di una giudice del Nord chiamata a confrontarsi con una realtà complessa come quella calabrese. Un personaggio che, nel dibattito, è stato letto come simbolo di un dialogo possibile tra due Italie solo apparentemente distanti, unite invece dalla stessa esigenza di giustizia.

Il riconoscimento ottenuto e la presentazione in una sede così prestigiosa rafforzano il valore civile dell’opera, che si inserisce nella tradizione della letteratura impegnata, capace di raccontare e al tempo stesso interrogare. Non sorprende, quindi, che tra i presenti sia emersa con forza una convinzione condivisa: il libro non si limita a narrare una storia, ma invita ciascuno a prendere posizione.

A chiudere l’incontro, un lungo applauso che non è stato solo un tributo all’autrice, ma anche un segnale chiaro: storie come quella di Rosa continuano a parlare al presente, chiamando in causa responsabilità individuali e collettive in un Paese che non può permettersi di restare in silenzio.

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